Provaci ancora, CD!
Articolo di Nicola D'AgostinoTematiche: distributori digitali, news
Il Compact Disc è morto. O quasi.
Ma non c’è da preoccuparsi.
E’ quanto ha affermato in maniera altisonante qualche giorno fa il CEO della EMI Alain Levy alla London Business School con successiva grande eco sui media online.
Secondo Levy “il CD nella forma in cui è ora è morto” e ha citato dati che vedono il 60% degli acquirenti inserire subito il dischetto argentato nel proprio PC per trasformare le tracce in file da mettere sui riproduttori digitali.
A giungere alle stesse conclusioni di Levy non ci voleva molto, a dire il vero.
I segnali in seno al mercato anche per osservatori poco attenti sono inequivocabili e vedono nei primi sei mesi del 2006 il giro dei download digitali salito del 106% e in generale quote di crescita notevoli ovunque: 51% in Corea del Sud, 18M negli USA, 11% in Giappone e dei rispettabili 9% e 8% in Italia e nel Regno Unito.
Intanto la vendita di supporti fisici è in calo globale del 10%. Ma probabilmente il campanello d’allarme più vigoroso sugli effetti della distribuzione online sui CD è stato il fallimento e la chiusura della catena nordamericana Tower Records.
Tuttavia secondo il dirigente di EMI ci sarebbe “ancora spazio per i supporti fisici” a patto di essere “molto più innovativi”. E’ la stessa conclusione a cui sembra essere giunta la Universal Music già lo scorso luglio.
L’innovazione? Nulla di davvero nuovo, coraggioso o radicale dato che Universal prima e EMI ora hanno deciso che la salvezza del CD è in un connubio di packaging e marketing e contentini di facciata.
Per Universal infatti la salvezza del CD è in una forma una e trina. Si parte da una versione “basic” del disco a “soli” 9.99 dollari semplicemente infilato in una busta di cartoncino. Chi vuole il jewelbox, anzi il rivisto e migliorato SuperJewelbox e il lusso di un booklet deve invece optare per lo “Standard” e pagare i soliti 14.99 dollari, cifra che Universal sottolinea essere immutata, “senza alcun aumento”. Per chi ama il lusso infine a poco meno di 20 dollari abbiamo il CD “DeLuxe” in “edizione limitata esclusiva” (sic!) con un CD o DVD “bonus” contenente materiale audio o video dell’artista.
E quest’ultima è la strada scelta anche da EMI che a partire dal prossimo anno annuncia che includerà in tutte le uscite “materiale addizionale” di cui però non precisa tipo, provenienza nè altri dettagli.
La conclusione che al momento possiamo trarre è che non sono nuovi formati audio hifi, sinergie con i file online o semplicemente prezzi più accessibili che le etichette intendono fronteggiare pirateria, filesharing, incalzare dei download digitali (legali e non), richiesta di qualità audio maggiore.
La risposta delle major sarà di rispolverare e riproporre il buon vecchio CD a prezzo immutato scimmiottando la pratica in atto nel settore dei DVD e aggiungendo fantomatici “bonus”, magari prodotti a costo zero o quasi. Nella speranza -aggiungiamo noi- che sul supporto ci sia ancora spazio dopo l’inserimento delle ormai irrinunciabili tecnologie di protezione…
Immagini tratte da www.chinadaily.com.cn e da encore.celebrityaccess.com

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