Musica digitale per tutti, o quasi (IV): addio al CD?
Articolo di Nicola D'AgostinoTematiche: copyright, distributori digitali, download, saggi
Dai file ai CD: la strada per applicare i paletti del DRM anche ai supporti (digitali) Compact Disc è purtroppo breve. Dopo l’articolo sulle protezioni terminiamo il quadro sulla distribuzione della musica digitale con le poche gioie e i tanti dolori che hanno afflitto i CD negli ultimi anni.
Le protezioni puntano ad impedire che si possa duplicare il CD o che se ne creino file da distribuire e negli anni si sono fatte sempre più aggressive ed invasive.
Se in passato le protezione erano blande e aggirabili con trucchi o riproduzione su piattaforme e sistemi operativi meno diffusi con il tempo le tecniche sono state protagoniste di un’escalation culminata ed esplosa alla fine del 2005 nello scandalo”Rootkit Sony”. Si scoprì che migliaia di dischi erano state dotate di sistemi anticopia così invasivi da essere alla stregua di malware che infestavano i PC con sistema operativo Windows prendendone il controllo ed esponendolo ad attacchi esterni a insaputa del legittimo proprietario. Si tratta di una vicenda con strascichi legali (e non) tutt’ora in corso.
Chi paga per avere legittimamente della musica originale rischia non solo problemi di riproduzione e cioé di non fruire appieno dei suoi diritti ma di subire un danno per mezzo di supporti fuori standard. E’ infatti poco noto che i dischi con DRM in realtà esulano dalle specifiche CD Audio di Philips e a causa delle tecnologie aggiuntive anticopia non avrebbero diritto alla scritta “Compact Disc – Digital Audio”.
I problemi di riproduzione vengono proprio da questa difformità tecnologica, che dovrebbe essere sempre segnalata sulla confezione per avvisare il consumatore prima dell’acquisto e che attivisti e campagne di sensibilizzazione hanno definito, platealmente, la “corruzione” del CD spingendo per la messa al bando di questi supporti.
Indietro, però non si torna.
Risale ormai a più due anni fa la scalata delle classifiche statunutensi. Nel giugno 2004 al top delle vendite c’era il disco dei Velvet Revolver, vendutissimo nonostante fosse protetto da DRM.
Si tratta di una realtà con cui volenti o nolenti bisognerà fare i conti nell’evoluzione in corso della commercializzazione della musica, che sia online o su supporti ottici.
La speranza è che le soluzioni di protezione e limitazione adottate, se proprio ci devono essere, siano ragionevoli e il meno “ingombranti” possibile, evitando di penalizzare o criminalizzare l’utente finale e di offenderne l’intelligenza e la dignità.
(Fine)
Si ringrazia Nicola Battista per la preziosa collaborazione e consulenza.
Immagini tratte da ukcdr.org

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