Lock-in? Quale lock-in?

Articolo di Nicola D'Agostino
Tematiche: distributori digitali, hardware, news

L’attuale posizione di Apple nel campo musicale secondo molti è basata sul “lock-in” provocato da iTunes ed iPod.

Steve Jobs con iPodL’azienda di Cupertino cioé sfrutterebbe indebitamente la vendita di musica protetta riproducibile solo con il bianco erede del walkman come effetto di dissuasione sugli utenti (acquirenti): cambiando marca di riprodutttore perderebbero la possibilità di ascoltare la loro (tanta?) musica che ormai hanno nel formato AAC con il DRM Fairplay.

Steve Jobs nella sua recente “lettera aperta” ha cercato di smontare queste tesi sottolineando la (bassa) media di soli dieci brani acquistati per iPod, cifre che però sono contestate e considerate tendenziose dal giovane genio della sprotezione Jon Lech Johansen.

Negli scorsi giorni sono però emerse alcune ipotesi parlano sempre di “lock-in” ma al tempo stesso danno ragione a Jobs.

iPod DrmUna di queste appartiene a Leander Kahney che in Cult Of Mac ipotizza che il “lock-in” non sia costituito più di tanto dall’investimento in brani acquistati ma del mondo di accessori ormai disponibili per l’iPod. Sarebbe proprio questo ecosistema di aggiunte, adattatori e gadget a rendere notevolmente più costoso e improbabile lo switch. E non solo degli utenti ma ache delle aziende che vivono di prodotti “made for iPod”.

Un’altra ipotesi interessante è quella che per l’utente finale il lock-in non sia causato dal Drm, ma piuttosto nella facile ed efficace sincronizzazione del PC con il walkman digitale di Cupertino.
È l’opinione di Brent Schlender su CNN Money che , seppure inciampa sul contesto della lettera di Jobs e rende la questione americanocentrica, fa notare un dettaglio rilevante: che il vecchio mantra degli utenti di iTunes, “Rip, Mix, Burn” con l’arrivo e l’imposizione globale dell’iPod si sia ormai trasformato in un “Rip, Mix, Sync.”

Immagini tratte da www.coolest-gadgets.com e da www.defectivebydesign.org

  1. Si parla sempre e tanto di DRM, della lora scarsa portabilità e delle paure che stanno pervadendo Jobs, da un lato, e le Major dall’altro. Ma che senso ha che le case vendano CD facilmente rippabili e mettano invece i DRM a protezione dei supporti immateriali? Si stanno forse preparando alla vendita dei supporti immateriali, a sostituzione dei cari e ormai obsoleti CD, nelle catene della distribuzione classica?

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