libri: Juke Box! Suoni vissuti, diffuse emozioni

Articolo di Nicola Battista
Tematiche: recensioni


Questo volume, edito da Postmedia Books (154 pp., prezzo € 12,00) e realizzato con la collaborazione di SCF Consorzio Fonografici, documenta la mostra dal titolo omonimo presentata a Milano nell’aprile 2009.

Scritti, appunti, idee, immagini vecchie e nuove, foto d’artista e scatti prelevati da Flickr (materiale pubblicato con licenza Creative Commons) illustrano una sorta di affresco-tributo a un mito del passato recente che non muore: il Juke Box. Macchina meravigliosa del nostro immaginario musicale, oggi solo parzialmente rimpiazzato da applicazioni Internet. Parzialmente, perché si parla tanto di “juke box celestiale”, da cui prelevare tutta la musica che si desidera. Ma questo di fatto non c’è, neppure coi nostri mezzi.

Forse la combinazione di Spotify, iTunes e iPod ci si avvicina.
Ma la smaterializzazione della musica, l’mp3 che scorre nel lettore contro il 45 giri prelevato da un aggeggio meccanico, messo a girare sul piatto e suonato dalla puntina senza dubbio toglie un bel po’ di calore all’ascolto. Tra juke box e player per computer o portatili c’è lo stesso abisso che passa tra vinile e mp3.

Intendiamoci: senza dubbio meglio un lettore pocket di un gigantesco Wurlitzer se stiamo parlando di quantità di brani e di “trasportabilità” della nostra musica.
Ma la fisicità di una di queste luminose “torri” che accompagnavano sogni adolescenziali e riempivano di musica l’estate (il Festivalbar oggi defunto era originariamente legato a filo doppio con la musica passata in queste macchinette) e non solo, è cosa ben diversa dalla freddezza della sequenza immateriale di zero e di uno dentro la quale ora si trovano, codificate, le onde sonore.

La mostra e il libro guardano con molta nostalgia al mito juke box, ma allo stesso tempo guardano al presente e al futuro. Dice Steve Piccolo: “Mi chiedo se, con qualche sforzo in più, non sia possibile salvare certi caratteri positivi dei vecchi sistemi, senza cadere nel peccato mortale della nostalgia. Forse è giunto il momento di fare un giro da Spotify e ascoltare Crazy di Patsy Cline (che si dice sia la canzone più gettonata di tutta la storia dei jukebox)”.

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