La pratica del remix e i diritti del remixer:
3/5 – Dall’extended mix alla decostruzione

Articolo di Nicola Battista
Tematiche: copyright, dj culture, saggi, sampling

(segue dalla Parte 2)

Facciamo un piccolo passo indietro: per l’industria discografica degli anni ‘80, il remix è ancora inteso come modificazione/estensione di un brano ad uso delle discoteche. Alcuni artisti pop intuiscono il potenziale di questa nuova forma d’arte tecnologica, ma anche quelli che arrivano a sfiorare il concetto moderno di remix come rielaborazione anche totale di un brano, restano inizialmente limitati nello sviluppo di questa idea ed impiegano diverso tempo per arrivare all’evoluzione dei primi anni ‘90.
Pensiamo ai Pet Shop Boys (Neil Tennant e Chris Lowe), che nel 1984 realizzano un intero album di remix e tentano – tra i primi – la strada del remix su vasta scala. In un’intervista probabilmente risalente alla seconda metà degli anni ’80, dichiarano:

Abbiamo pubblicato l’album di remix “Disco”[1] e abbiamo compreso che si possono fare diverse cose in un missaggio. [2]

Disco Vol.1

Eppure, i due pur affidandosi a produttori di grido, restano legati all’idea dell’estendere ogni brano a twelve-inch mix, un missaggio lungo da pubblicare su vinile o in album che contengano qualcosa in più del brano in forma “condensata” da tre minuti o poco più.
Siamo ancora molto lontani dai lavori creativi che il duo realizzerà nelle vesti di remixer o che altri produttori eseguiranno proprio su composizioni dello stesso gruppo: nel 1989 i KLF realizzano un versione così anarchica e diversa dall’originale del brano So Hard [3] da dover richiamare Neil Tennant in studio a ricantare la propria linea vocale per adattarla alla nuova versione del brano. Il lato B del disco – It must be obvious (UFO mix) – praticamente sopprime l’originale e la sua poderosa orchestrazione, seppellendoli sotto una montagna di effetti sonori volti a simulare uno sbarco di alieni sulla Terra; solo verso la fine di questa piccola sinfonia di rumore spaziale, i KLF consentono al brano originale di riemergere gradualmente. Un altro remix di un brano dei Pet Shop Boys (Liberation) [4] ad opera di E-Smoove, irrita tremendamente Chris Lowe, il cui contributo musicale viene completamente rimosso nella versione remixata.

Un remix di Alex Paterson (The Orb) per i Nine Inch Nails (The Perfect Drug) [5] massacra il brano originale e presenta una decostruzione del tutto nuova dello stesso.

Perfect Drug

Il lavoro è incluso in un cd che raccoglie ulteriori remix di diversi autori ed è non a caso sottotitolato Versions, come a ricordare le ormai quasi rimosse origini caraibiche della pratica; a proposito di questo aspetto, è da ricordare come pure negli anni ’80 diversi produttori italiani di brani commerciali includevano sui lati B dei singoli in vinile delle versioni spesso percepite come poco più di inutili riempitivi, con una sorta di semi-strumentale in cui di tanto in tanto mentre la base ritmica scorreva entravano ed uscivano dal missaggio frammenti di voce o di strumenti. Queste versioni erano normalmente indicate come dub mix.

Un caso estremo è forse 3AM Eternal nelle versioni firmate KLF vs. Moody Boys[6] e realizzate da Tony Thorpe: quest’ultimo dilata il successo dei KLF nel moderno stile dub (non a caso) e il suo nome affianca nei credits quello degli autori originali. Addirittura, nell’ultima versione – sottotitolata Klonk Blip Every Trip – Thorpe non lascia nulla del brano originale al punto da figurare come unico autore.

KLF - 3AM Eternal - credits

Sempre Thorpe compare come coautore della versione remix di Last Train To Trancentral[7] degli stessi KLF, anche’esso del 1991 come 3AM.

KLF - Last Train To Trancentral - credits

Tra i nomi di coloro che per primi hanno fortemente contribuito a modificare il concetto di remix ci sono l’olandese Peter Slaghuis e il duo inglese Coldcut (Matt Black e Jonathan More).
Il primo, poi autore di brani propri con lo pseudonimo Hithouse (traduzione letterale del cognome Slaghuis), nel corso degli anni ’80 realizza remix memorabili come Body Rock di Maria Vidal e soprattutto I can’t wait dei Nu Shooz.

Poolside
Tagliuzza e dilata brani di ogni genere (arriva a manipolare La Isla Bonita [8] di Madonna in tempi a dir poco non sospetti) e ad un certo punto si nota nei suoi lavori l’introduzione di molto materiale originale in fase di remix.

I Coldcut ricreano Paid in full, brano hip-hop a firma Eric B & Rakim, Paid in Full [9] e lo infarciscono di un collage di frammenti altrui in cui poco rimane del pezzo originale; gli interpreti originali sembrano infastiditi da questo pesante lavoro di manipolazione (che Eric B etichetta come “girly disco music”, musica per ragazzine), ma il brano conquista il titolo di miglior remix dell’anno per il DMC (Disco Mix Club). A questo punto si verifica una situazione curiosa ed inedita; i Coldcut si sentono umiliati in più modi: il loro lavoro è stato pagato una cifra ridicola in proporzione al suo valore finale; le royalty vanno tutte agli interpreti originali (che tuttora figurano come unici autori anche del remix) e – per di più – questi ultimi asseriscono di non gradire la versione remixata.
Black e More fanno allora qualcosa di mai visto prima: si reimpadroniscono del materiale utilizzato per la versione remix e lo riciclano come un loro brano, sotto l’ironico titolo Not paid enough (”Non pagato abbastanza”)[10] . Persino l’editore del brano è diverso da quello dell’originale.

(3 – Continua)

[1] Pet Shop Boys, Disco (CD), Parlophone/EMI, 1986.
[2] Pet Shop Boys, Interview Disc (CD), Baktabak Records, Londra, 1989, trad.mia.
[3] The KLF vs. Pet Shop Boys, So Hard (12″), Parlophone, 1989.
[4] Pet Shop Boys, Liberation (CD singolo), Parlophone, 1994.
[5] Nine Inch Nails, The Perfect Drug – Versions, Nothing/Interscope, Los Angeles, 1997.
[6] The KLF present The Moody Boys Selection, 3AM Eternal (12″), KLF Communications, 1991.
[7] The KLF meets The Moody Boys Uptown, Last Train to Trancentral (12″), KLF Communications, 1991.
[8] Artisti Vari, DMC February 87 Mixes 2 (12″), DMC, Slough, 1987.
[9] Eric B & Rakim, Paid in Full (12″), Island, 1987.
[10] Ristampato di recente in quello che sembrerebbe un cd bootleg di provenienza inglese: Cold-cut-outs – A collection of deleted Coldcut classics, su etichetta A Momemt Of Your Time.

immagini dei credits di “3AM Eternal” e “Last Train To Trancentral” tratte da www.discogs.com

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3/5 – Dall’extended mix alla decostruzione”