La morte (online) dei Grateful Dead

Articolo di Nicola Battista
Tematiche: distributori digitali, download, news, personaggi

Incominciarono a morire nel 1995, con lo shock per la prematura scomparsa del leader Jerry Garcia, a soli 53 anni, dopo trent’anni di esplorazioni musicali a 360° e un folto numero di devoti “deadheads” al seguito.

Jerry Garcia (With Guitar) Music Poster Print - 11\

Eppure sopravvissero, non solo grazie alla loro immensa eredità musicale che va ben oltre il “rock” o quella “psichedelia” che pure li aveva visti in prima fila. Sopravvissero i side project, come il gruppo The Other Ones, formato dai membri superstiti; o Phil Lesh and Friends, giusto per citare un paio dei principali “spin-off” dei Grateful
Dead
.

There and Back Again

Sopravvisse l’immensa discografia; soprattutto, lo spirito del gruppo rimase vivo grazie a ciò che li aveva sostenuti lungo tutto l’arco della loro esistenza: un gran numero di estimatori e le loro registrazioni amatoriali; l’usanza del “tape trading”, lo scambio delle registrazioni su cassetta che è stato l’antesignano dell’odierno filesharing, è praticamente nato con loro.

Quando la Rete prese piede, i Grateful Dead ne abbracciarono in pieno la filosofia: mentre i legali del gruppo combattevano bootleg commerciali apparsi su siti come Ebay, allo stesso tempo una apposita “policy” consentiva lo scambio dei file MP3 dei concerti dal vivo, senza fini di lucro.

Altro che Napster e copyright a tutti i costi; altro che licenze Creative Commons, che erano ancora di là da venire.

Di tutto ciò, purtroppo, resta poco.

Lo scorso anno la seconda “morte” dei Dead: un accordo decennale di licenza con la Rhino (etichetta del gruppo Warner) cedeva il controllo di 13.000 registrazioni ma anche dell’archivio fisico del gruppo e – addirittura – del sito web www.dead.net.

Three from the Vault

I membri superstiti – ormai tutti attorno alla sessantina – erano liberi di proseguire la propria vita e la propria carriera senza il pensiero di dover gestire una macchina complicata e ormai arrugginita.

Così, nell’estate del 2006 un grosso camion lasciò Marin County per Burbank, California.
L’eredità fisica dei Dead lasciava il luogo a cui era stata associata per decenni. Una separazione tragica, che però sembrava avere risvolti positivi.
Anche l’archivista della band, David Lemieux, se da un lato appariva triste, dall’altro affermava che il materiale “non avrebbe potuto trovarsi in mani migliori”.

Invece, prima fu vietato ad Archive.org di continuare a distribuire gratuitamente gli MP3 dei Dead, molti dei quali divenivano disponibili solo per l’ascolto ma non per il download.

Poi, dal 20 agosto del 2007, Dead.net ha rimosso del tutto i download gratuiti”>anche Dead.net ha rimosso del tutto i download gratuiti per rimpiazzarli con brani in streaming, inutilizzabili alla maggior parte dei fan che li ascoltavano su lettori portatili, scatenando le ire e la delusione di molti, che si sono sentiti offesi, oltre che definitivamente privati dei propri idoli.

Patetica anche la spiegazione data dallo stesso Lemieux, forse “suggerita” dalle alte sfere: il materiale sul sito ufficiale era inteso fin dall’inizio per l’ascolto e non per lo scaricamento. I fan rispondono che la cosa è poco credibile: scegliere MP3 come formato e poi notare “oh, qualcuno li scarica e li salva, anziché ascoltarli solamente” significa rendersi ridicoli o quantomeno capire molto poco di siti web e tecnologie collegate.

Se lo streaming è aggirabile, ed esistono molti software in grado di salvare comunque i flussi audio, questa mossa è parte della nuova, scellerata politica di Edgar Bronfman (ex Seagram/Universal, oggi a capo di Warner Music) che pensa che rendere la “sua” musica più “difficile” da reperire – Bronfman ha usato la parola “scarcity” – e quindi meno presente anche sui siti legali (meno accordi, più esclusive, nel tentativo di attirare in pochi selezionati posti gli “avidi” fan) risolverà tutti i problemi della major da lui controllata.

Per ora è riuscito solo a rendersi ridicolo, inimicandosi orde di fedelissimi Deadheads (delusi peraltro anche dalla lentezza con cui la Rhino sta lavorando alle ristampe) e lasciando interdetti gli appassionati di musica online, oltre ad aprire le porte a una possibile ondata di pirateria.

Lo spirito dei Grateful Dead – per non parlare di quello di Jerry Garcia – di certo non deve essere affatto “grato” di questa manovra scorretta verso chi il peer to peer l’aveva inventato quarant’anni fa, su nastro…

Si ringrazia Nicola D’Agostino per l’ispirazione ;)

  1. thanx per aver brillantemente ricapitolato il tutto, non avevo seguito i recenti sviluppi — pur ascoltando da sempre GD

    brutta storia, ahime’, e vedo i commenti acidi proseguono su dead.net, e’ bene far sentire la nostra voce contro queste assurde restrizioni

    thanks,ciao,

    –b.

Commenti a “La morte (online) dei Grateful Dead”