James Brown is dead… :(
Articolo di Nicola BattistaTematiche: dj culture, download, news, personaggi, sampling
Vogliono le leggende che in un giorno qualsiasi del 1991 o 1992, James Brown – Padrino del Soul, Mr.Dynamite e aggiungete voi un altro epiteto o soprannome dalla lunga lista che veniva associata al suo nome – sia stato dato per morto da un notiziario televisivo o radiofonico.
La notizia, come diceva qualcuno, era un tantino esagerata: Brown era vivo e vegeto, ma questo fatto avrebbe lanciato l’idea per un ossessivo successo techno/hardcore olandese firmato L.A. Style e intitolato proprio “James Brown Is Dead“, con numerosi seguiti e imitatori tra i quali un “James Brown is Still Alive!!” degli Holy Noise.
A onor del vero, non solo Brown era vivo e vegeto, ma la stessa notizia della sua presunta morte sembra essere una leggenda urbana, forse diffusa a posteriori rispetto all’uscita del suddetto brano techno.
Sono passati quindici anni, e Mr.Dynamite stavolta se n’è andato per davvero.
Da uno come lui ci saremmo aspettati solo due possibili epiloghi: morire a scena aperta, mentre a squarciagola canta (sbraita?) “Get up!” o qualcosa del genere, magari accompagnato dai redivivi J.B.’s. Oppure andarsi a schiantare insieme ai Blues Brothers durante un catastrofico ed acrobatico inseguimento con decine di macchine della polizia alle calcagna.
Perdonatemi l’ironia forse fuori luogo, ma James Brown era un’icona per molti: un’icona della musica nera; un’icona per gliafroamericani in generale (suo lo storico slogan “Say it loud, I’m Black and I’m Proud”); l’ispirazione di tutto l’hip-hop e della prima house music fatta di collage sonori che avevano più dell’avanguardia che della musica commerciale da discoteca; e anche un esempio per chi vedeva in lui la possibilità di risorgere dalle ceneri e di rifarsi una vita anche più di una volta.
Sembra incredibile che un personaggio del genere – il predicatore dei due “Blues Brothers” cinematografici – sia scomparso in un modo così assurdo. Pare che – dopo una diagnosi di polmonite fatta in occasione di una visita dentistica – Brown sia entrato in ospedale ad Atlanta la vigilia di Natale. Per morirvi la mattina dopo.
Secondo quanto riferito da CNN, Charles Bobbit, manager dell’artista, gli era al fianco poche ore prima del decesso. “I’m going away tonight” – “stanotte me ne vado” – sarebbero state le ultime parole di Brown.
La carriera di James Brown nella seconda metà degli anni’70 era praticamente finita; eppure, neanche dieci anni dopo, incideva “Unity” con Afrika Bambaataa, brano che faceva da ponte tra due generazioni ed andava rapidamente ad aggiungersi a un ampio catalogo di lavori già storici, che avrebbero fornito materiale eccezionale come base per i lavori di chiunque, dai Public Enemy ai Coldcut. Nel 1985 ci fu anche l’episodio “Rocky IV” (la cui colonna sonora conteneva “Living in America”) e quindi una nuova – manco fosse necessaria – consacrazione.
I suoi infiniti guai con la giustizia (alcool, droga, armi, infrazioni al codice della strada tali da finire in galera), i suoi numerosi problemi personali (dipendenza da farmaci, divorzi, violente liti con la terza moglie, anche queste spesso concluse da un arresto) non hanno sminuito l’importanza della sua arte e della sua figura. Basti pensare a questo: il giorno del Natale 2006, il sito CNN.com aveva in prima pagina la notizia del decesso e una foto di James Brown. Il messaggio natalizio del Papa o i fatti più importanti da paesi come Iraq o Somalia sembravano all’improvviso essere passati – anche se di poco – in secondo piano.
A Brown sembrano essere attribuiti spesso anche praticamente tutti i lavori di coloro che gli stavano intorno, degli amici e collaboratori strettissimi che incidevano sulla sua People, etichetta che era parte del contratto con la Polydor e che la Polydor stessa decise di chiudere un brutto giorno del 1976.
“E’ una base di James Brown” – si sente dire – ma invece è “I know you got soul” eseguita da Bobby Byrd (che per esempio è alle fondamenta dell’omonimo titolo di Eric B & Rakim) oppure un pezzo di Lyn Collins. Ma in fondo non è un’espressione sbagliata: senza James Brown (che spesso comunque compariva come arrangiatore, produttore, coautore nei brani firmati dai suoi collaboratori) quei brani non sarebbero probabilmente esistiti o non avrebbero avuto la stessa importanza.
Da non dimenticare che tra i tanti nomi legati a Brown c’era anche quel William “Bootsy” Collins che fa da collegamento tra la “famiglia” di James Brown e quella di George Clinton/Funkadelic/Parliament.
Campionato in maniera spietata da chiunque: il sito SecondHandSongs, che si diverte a catalogare cover, rifacimenti e campionamenti vari – e che pur essendo ancora relativamente giovane ed incompleto è abbastanza indicativo – lo riporta come artista più campionato. Se poi al numero di brani a lui attribuiti si sommano quelli degli artisti del suo “giro” come Bobby Byrd, The J.B.’s, Fred Wesley e Lyn Collins, il già ampio distacco dai nomi successivi in questa particolare classifica diventa ancora più grande.
Il “suo” “Funky Drummer” (il batterista era Clyde Stubblefield, pagato come session man; Brown era il proprietario di tutta la baracca e l’autore della composizione) appare in contesti diversissimi tra loro, talvolta utilizzato in maniera irriverente o insolita: suonato un’ottava più sotto è la ritmica della cover di “Straberry Fields Forever” dei Candy Flip; abbinato a “I wanna be like you” dal disneyano “Libro della Giungla” appare tra la miriade di frammenti usati in uno dei primi brani dei Coldcut (che anni dopo ripagheranno il maestro con il perfetto collage di successi “The Payback Mix”). Nella irriverente “Not Now, James, We’re Busy” (1988) dei Pop Will Eat Itself, un sample di Brown annuncia “I wanna do a song now”, per sentirsi rispondere appunto “Non ora James, abbiamo da fare…” dai membri del folle gruppo britannico. Il tutto in un contesto di parodia che parte dai guai con la giustizia avuti da Brown quello stesso anno ma in realtà può essere visto come una critica alla poca fantasia di coloro che continuavano ad usare e abusare degli stessi frammenti del Padrino del Soul. Ovviamente il sample di cui sopra arriva da “Funky Drummer”.
In Italia si scade nel trash e il break più campionato del mondo diventa persino la base di una tremenda cover della sigla di “Lady Oscar” in una collezione di sigle di cartoon rivedute e (s)corrette in chiave techno e dance. Sempre in Italia, Jovanotti dialoga con campioni di James Brown in “Funklab” nell’album “For President” (1988) e ancora nello stesso album mette il nome di Brown in cima alla lista contenuta in “The Rappers” (in quanto precursore e ispiratore del movimento hip-hop).
Potremmo andare avanti per ore elencando centinaia di dischi e artisti che devono qualcosa a James Brown. Meglio fermarci qui.
Per una biografia di James Brown non chiedete a noi: c’è già Wikipedia, che è completa ed esauriente.
Per tutto il resto, a chi un domani chiederà chi era James Brown si potrà rispondere appropriatamente con le parole che usò Carlos Sampayo per definire Lester “Prez” Young in un fumetto dedicato a Billie Holiday: “uno grande, molto grande, ai suoi tempi il migliore”.



![Rocky IV [Bonus Track]](http://ec2.images-amazon.com/images/P/B000E6FSPW.01._SCMZZZZZZZ_V62370739_.jpg)


Carlo
Davvero una grossa perdita per la musica diciamo “contemporanea”. Un maestro hip-hop e un dinamico della house/afro music. Dalle tue parole si evince che la sua scomparsa ti ha proprio segnato e ne sei realmente dispiaciuto. Complimenti per tutto l’articolo.
Volevo inoltre informarti che stiamo cercando blogger, scrittori, freelance e gornalisti improvvisati per un nuovo sito di Editoria Sociale, Made in Italy dal nome NotizieFLASH.com… ci piacciono le notizie di tutti, specialmente quelle sui miti della musica e le loro biografie, raccontante con il cuore come questa, ti aspettiamo, sarai il benvenuto!!!
4th Jan 2007
Commenti a “James Brown is dead… :(”