I’ll Be Black: dalle radici al futuro, il dub secondo gli Orb
Articolo di Nicola BattistaTematiche: dj culture, personaggi, recensioni
Alex (LX) Paterson colpisce ancora: mentre continua a sfornare progetti a firma The Orb (la cui attuale formazione include Youth e Tim Bran e altri collaboratori a rotazione in studio e dal vivo, mentre sembra invece aver preso altre strade Thomas Fehlmann che finora deteneva una sorta di “record di presenze” sugli album degli Orb) e a partecipare a situazioni parallele come i Transit Kings (con Jimmy “KLF” Cauty e Guy Pratt, ex Pink Floyd), dal suo MySpace arriva un bollettino contenente solo una tracklist e una data di uscita nei negozi: 15 ottobre 2007.

Nel blog (sempre su MySpace) c’è per fortuna qualche ulteriore informazione.
“I’ll Be Black 1967-2007” non è un nuovo album degli Orb né una raccolta o session qualsiasi: vuole essere un atto d’amore nei confronti del dub e le radici giamaicane del genere.
Il doppio album, che qualche sito come Juno Records già presenta come disponibile e – battendo sul tempo anche Amazon – ne mostra anche la copertina, è una raccolta di superclassici del leggendario catalogo Trojan (etichetta che compie quest’anno quarant’anni) selezionati da Paterson: da Clancy Eccles a Gregory Isaacs, da Dave & Ansel Collins a Rupie Edwards, fino agli inevitabili Lee “Scratch” Perry e King Tubby.
Sorpresa: in chiusura un pezzo degli Orb (”Tower Twenty Three”) e tre inediti sempre di Paterson con Mad Professor, sotto la sigla MadOrb (”Beyond The Realms Of The Orb”, “Hole In The Sky” e “9.27 To Norbury”).
Come dire: questo è il passato del nostro dub, eccovi anche un assaggio del futuro.
Immagine tratta da http://www.juno.co.uk/products/284491-01.htm.

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