ESCLUSIVA DI MUSICBLOB: Cosa è successo a Tila Tequila?

Articolo di Nicola Battista
Tematiche: indiscrezioni, news, personaggi

Che le fortune di Thien Thanh Thi Nguyen, in arte Tila Tequila, si stiano finalmente esaurendo?

La domanda è d’obbligo, viste le ultime vicende legate alla modella/performer/star di MySpace.

“Big month for Tila Tequila” recita un comunicato stampa dai toni trionfali datato 12 luglio 2007 e diffuso dalla Gran Bretagna in concomitanza con il (ri)lancio di un paio di siti di gaming online – erano stati in realtà annunciati lo scorso gennaio – che hanno Tila come testimonial ed hanno sede ad Alderney, piccolo paradiso fiscale situato nel Canale della Manica e fuori (come le consorelle Jersey e Guernsey) sia dalla giurisdizione britannica che dalle severe norme dell’Unione Europea.

Come se non bastasse, Tila è contemporaneamente anche sulla copertina di Penthouse e al n.2 della classifica di Apple iTunes.

Sembrerebbe davvero una consacrazione per la presunta star di MySpace. Il comunicato, però, a qualcuno potrebbe apparire come fumo negli occhi. Che fine hanno fatto i promessi sviluppi della carriera musicale di Tila, che solo un anno fa sembrava vicina all’uscita con la succursale di una major?

Il prossimo passo di Tila, dopo i fasti – per così dire – di MySpace, era l’approdo a una grande casa discografica e la successiva uscita di un lavoro musicale completo: un singolo o meglio ancora un album. Nel 2006 era stato annunciato dallo stesso will.i.am dei Black Eyed Peas che Tila era sotto contratto con l’etichetta personale di tale artista, legata alla major Universal.

I mesi passano e di questo lavoro si perdono le tracce. A febbraio 2007 Tila annuncia che il suo singolo è pronto: esce su iTunes con un discreto successo.
Vende rapidamente 13.000 copie digitali (alla data di luglio 2007 sono diventate 14.000 secondo Wikipedia, ma il pezzo non ce l’ha fatta ad entrare nella classifica ufficiale di Billboard) e, poiché – in maniera molto furba – a chi scarica il brano viene data la possibilità di scaricare gratis il relativo videoclip, Tila entra nella Top 100 musicale di iTunes e addirittura al n.1 della classifica video.

Il brano, I Love U, realizzato dal produttore hip-hop
Lil Jon, è disponibile in due versioni, una “pulita” e l’altra “per un pubblico adulto”.

Ma il pezzo non porta il copyright di alcuna major: Tila è uscita senza etichetta.

Almeno così dice lei, visto che in alcuni siti compare il nome StratArt: una ditta di sua proprietà, un’agenzia di consulenza o il vero nome di chi ha creato e gestisce il personaggio Tila?

Sulla sua pagina MySpace Tila indica una e-mail che porta al domain samanagement.com, che è intestato a Strategic Artist Management, con sede a Westwood, California. Ma le diciture di copyright pubblicate da certi siti musicali non sempre sono significative: a volte viene indicato un distributore anziché la label vera e propria, per cui niente di strano se il management (che magari ha inviato il materiale) venisse indicato al posto di un’artista senza contratto discografico.

Intorno a metà marzo compare, in sordina, un CD EP nei listini delle uscite discografiche; una piccola etichetta di Washington, The Saturday Team, annuncia trionfante la pubblicazione: “The Sex EP” – il primo vero disco di Tila Tequila – è stato registrato in Svezia e prodotto da Daniel “Supergrass” Johansen. Testi e melodie sono firmati dalla stessa Tila, come riferisce il sito dell’etichetta.

Il sito parla in poche righe di una controversia legale per bloccare l’uscita dell’EP e della successiva vittoria in tribunale, che ha dato il via libera alla pubblicazione (dopo qualche mese, questa informazione sembra scomparsa dal sito di Saturday Team). Chi siano le parti in causa e perché, è il secondo mistero di questa vicenda.

Vengono forniti link ad Amazon e al semisconosciuto Merchster, ma mentre il secondo dispone del disco, il link ad Amazon sembra essere stato rimosso.
La filiale inglese lista il cd ma non mostra la copertina. Intanto, l’EP compare anche in alcuni servizi di distribuzione digitale come Sony Connect e l’inglese Juno (che ha anche il cd fisico e sembra l’unico sito a mostrarne le copertine a grandezza naturale; il cd esiste, anzi c’è in allegato un secondo disco “sampler” delle altre produzioni dell’etichetta: mossa furba anche questa).

Tila sembrerebbe aver scelto di rimanere indipendente.

Lo ha scelto davvero? O dopo essere stata scaricata dalla major? Anzi, dalle major: pare ci fosse una seconda offerta, oltre quella di Universal (Tila stessa in più occasioni ha riferito di aver rifiutato ben due contratti discografici)…

O magari, stufa di attendere i tempi della grande struttura, la signorina Nguyen ha pensato di fare altro e questo le è costato il contratto?

Questi potrebbero essere un paio di possibili scenari.

Se non fosse che MusicBlob è venuto in possesso di un documento legale inedito e a dir poco curioso.

Si tratta di una citazione presentata in California da The Saturday Team e Icon Music Entertainment Services contro Tila e ignoti (la parola “Does” accanto al nome di Tila altro non è che il plurale di “John Doe”, il classico nome affibbiato a una parte ignota in un procedimento legale).

Oggetto della causa? Secondo il documento, Tila avrebbe firmato un contratto con Saturday Team nel 2005 per incidere il disco e autorizzarne la pubblicazione. Tempo dopo, Saturday Team ha concluso un accordo distributivo con Icon. Tila a questo punto “rivela” (?) ai suoi fan (presumibilmente tramite un bollettino in MySpace di cui però non abbiamo trovato traccia) che il disco è “fake”, un “falso”.

Quelli di Saturday Team si arrabbiano e ritengono che Tila abbia violato un contratto.

Copia del documento di cui sopra è reperibile nell’Archivio Documenti di MusicBlob.

Per il resto che dire: né Saturday Team né Tila sembrano reperibili per ulteriori dettagli sulla vicenda. Tila si è forse prestata – almeno inizialmente – a contribuire a creare un “falso” da smerciare grazie alla propria popolarità su Internet e alle proprie doti extra-artistiche, è stata vittima di qualcuno che intende sfruttare in maniera poco corretta la sua fama, o ha violato in maniera decisamente poco professionale un accordo con degli onesti produttori discografici?

Un curriculum del genere potrebbe non invogliare altri professionisti del settore a lavorare con lei.

L’assenza dell’EP da siti e servizi come Amazon e Apple iTunes è facile da spiegare: come dicono i legali del Saturday Team, la stessa Tila avrebbe contattato i vari siti diffidandoli dal vendere il disco “incriminato”. Alcuni negozi e servizi (oltre a Juno, Merchster e Amazon UK anche Rhapsody e Best Buy, per esempio) dispongono comunque dei brani o del cd.

Un elemento che sembrerebbe deporre a favore di the Saturday Team è un video postato su YouTube: in esso si vede Tila durante la lavorazione di The Sex EP e in particolare si sentono frammenti del brano “Little Brat”.

Qualcuno potrà dire che oggi come oggi con l’editing digitale in un videoclip si può fare davvero di tutto. Quella però sembra proprio Tila e non sembra affatto a disagio con la produzione del materiale che poi finirà nel discusso EP. Anzi, lei asserisce di essere l’autrice dei testi.

Nei registri dell’ASCAP (una delle consociate statunitensi della nostrana SIAE) compare il nome completo di Tila e il suo CAE/IPI, il numero che identifica un autore/compositore a livello internazionale. Quindi Tila adesso sembrerebbe anche coperta da questo punto di vista. Non siamo però riusciti a localizzare traccia dei brani del “Sex EP” né di altri lavori da lei composti. Ma questo vuol dire poco: brani musicali depositati anche parecchi anni fa e regolarmente tutelati possono essere assenti dagli archivi accessibili online.

Comunque vada, per Tila Tequila e per la sua (rigorosamente discinta) immagine sembra forse iniziare una fase decisamente più difficile quantomento per la parte musicale della propria “carriera”: stavolta, per riuscire a tirare avanti non basteranno neppure gli “amici” di MySpace, che pur essendo ormai quasi due milioni, come fanno notare alcuni, non hanno poi contribuito in maniera così eclatante alle vendite su iTunes. Potrebbe essere l’inizio della parabola discendente per Tila, nel momento in cui lo stesso MySpace con cui si è praticamente identificata finora la sua carriera comincia a soffrire la concorrenza di Facebook.

  1. Upeer

    Negli USA il nome John Doe è usato per una vittima o un imputato sconosciuto o che si intende mantenere anonimo in un caso legale. È inoltre il nome che viene attribuito d’ufficio ai cadaveri di sconosciuti. La variante femminile è Jane Doe.

  2. Upeer: giusta precisazione; ovviamente qui facevamo solo riferimento – come detto nell’articolo a “una parte ignota in un procedimento legale”.

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