Dichiarazioni compromettenti: Bono e la difesa della creatività
Articolo di Nicola D'AgostinoTematiche: copyright, download, personaggi
Questa che segue è un’aggiunta alla lista di MusicBlob di dichiarazioni potenzialmente imbarazzanti da parte di noti musicisti ed autori nonché operatori del “business” discografico.
La lunghezza e la veemenza delle affermazioni, che vengono dal cantante e leader degli U2 Bono Vox, merita un intervento a sè stante. All’inizio di gennaio Bono si è calato nel ruolo di editorialista ospite del New York Times e ha deciso di condividere le sue “10 idee che potrebbero rendere i prossimi 10 anni più interessanti, sani o civili”. Sono tutte idee che infiammano e coinvolgono il musicista irlandese perché, a suo parere, hanno il “potenziale di cambiare il nostro mondo”.
Dal punto di vista di MusicBlob l’affermazione più interessante è quella che troviamo al secondo posto del suo elenco, in cui chiede di difendere il settore degli audiovisivi e combattere il filesharing.
Quando: 02/01/2010
Bono Vox (Paul David Hewson): un decennio di file-sharing e furto di musica ha reso evidente che a perderci sono i creatori
Dettagli:
“Attenzione! L’unica cosa che evita a TV e film di fare la stessa fine del settore musicale e dell’editoria è la dimensione dei file. Le leggi immutabili dell’ampiezza di banda ci dicono che mancano pochi anni prima che sia possibile scaricare un’intera stagione di “24″ in 24 secondi. Molti si aspettano che sia possibile farlo gratuitamente.
Un decennio di file-sharing e furto di musica ha reso evidente che a perderci sono i creatori -in questo caso gli autori giovani e inesperti che non possono sopravvivere tramite introiti di concerti o vendita di t-shirt come i meno afflitti (?) tra noi- e che a guadagnarci da questo comportamento finto-Robin Hood sono i ricchi provider, le cui gonfie entrate rispecchiano perfettamente le mancate vendite del music business.
Siamo gli uffici postali, protestano: come facciamo a sapere cosa c’è nei pacchetti? Sappiamo però dai nobili sforzi dell’America per fermare la pornografia infantile, senza parlare degli sforzi ignobili della Cina di soffocare il dissenso online, che è assolutamente possibile tenere traccia dei contenuti. Forse i magnati del cinema riusciranno là dove i musicisti ed i loro magnati hanno sinora fallito e sproneranno l’America perché difenda l’economia più creativa al mondo, in cui musica, film, televisione e videogame insieme rappresentano quasi il 4% del prodotto interno lordo. Nota per il sottoscritto: evitare di mettere sul pulpito qualche rockstar ultrapremiata o attori famosi; bisogna trovare il nuovo Cole Porter, sperando che lui -o lei- non si sia già arreso e messo a scrivere jingle.”
Fonte: New York Times
Nota: la traduzione dall’inglese è del sottoscritto. Sono benvenute correzioni e migliorie.

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