Di Bono Vox non ne possiamo più

Articolo di Nicola Battista
Tematiche: news, personaggi

E’ uno sfogo personale, ma anche qualcosa che qualcuno avrebbe dovuto fare da diverso tempo: di Paul David Hewson alias Bono Vox o semplicemente Bono, leader degli U2, non ne possiamo veramente più.

Non fraintendeteci(mi?): non stiamo parlando di canzoni, di abilità come compositore o esecutore delle stesse.

Bono al WEF 2008

Non ne possiamo più di questo signore, che pure una volta doveva essere stato simpatico, se non altro per il nome d’arte preso da un negozio dublinese di apparecchi acustici.

Questo dubbio elemento con milioni di euro in tasca si permette di pontificare su tutto, dal debito dell’Africa all’AIDS (eccolo ritratto nel 2008 al World Economic Forum di Davos, uno di quei consessi internazionali dove Bono conta più di diversi presidenti), quando la sua carriera nell’ultimo decennio più che alla musica è stata votata all’alta finanza del settore dell’entertainment.

L’ultima affermazione-capolavoro riguarda il “fair performance right” per le radio AM e FM, di cui leggiamo su Mi2n.com e musicFIRST. Scusate un attimo. Performance? Radio AM? Che pianeta è questo? In che anno siamo?

No, perché mi permetto anche io di lavorare umilmente e a un livello molto, molto, molto più basso del signor Hewson nello stesso settore. E – forse mi sbaglio – credevo che il tipo di royalty per cui il nostro sta lanciando una nuova crociata (ma attenzione, ovviamente non a favore suo, a beneficio di noi, poveri, sconosciuti, magari giovani e giovanissimi) fosse già cosa assodata da decenni.

A che servono la PPL inglese, l’IMAIE italiana, e via dicendo? Non c’è un apposito ente che si occupa di cose del genere anche nella dannata Irlanda dove – ci piace ricordarlo – esiste una cosa che si chiama Shannon Free Zone, dove le tasse si evadono legalmente (o quasi) e hanno sede casualmente i Cranberries (quando uno ha la fortuna di nascere lì vicino…)? No, perché io credevo ci fosse (lo so con certezza, ma davanti a uno come Bono che evidentemente ne sa di più, le certezze di certo vacillano).

Ok, siamo onesti: Bono parla degli Stati Uniti, dove – pare – la situazione non sia così limpida come in Europa. Però… siamo certi che la radio FM (e AM?!?) sia il problema prioritario del moderno mercato musicale? Una campagna educativa e non terroristica su filesharing e musica digitale no? Neanche tra una sulla fame nel mondo e uno spot pro-cannabis?
E le onde corte? Attento, Bono, stai dimenticando le ONDE CORTE! Qualcuno le usa ancora! E magari sta evadendo quanto dovuto, come fai tu con le tasse da quando ti sei affidato alla Promogroup in Olanda, proprio come gli amici Rolling Stones! :-D

Dannazione, altro che Pirate Bay, il mondo è un posto davvero pieno di pirati. E Paul McGunness, manager del gruppo, è un vero genio (del male). Lo spostamento in Olanda fu fatto nel 2006, dopo che l’Irlanda si era resa conto che 20 anni di esenzione fiscale per gli U2 forse erano abbastanza e aveva cominciato a fissare regole vagamente più serie.

Un sottile filo di ipocrisia sembra aver percorso la carriera degli U2 sin dalla squallida vicenda del caso Negativland risalente al 1991. All’epoca, dopo l’uscita di un controverso disco-parodia del gruppo americano dedito al cut-up, David Evans alias The Edge fu intervistato dalla testata “Mondo 2000″. E giù affermazioni sugli U2 liberamente dediti al riciclaggio culturale e al campionamento audio e video come contorno per uno dei loro celebri tour. Solo per scoprire in un momento di notevole imbarazzo che gli intervistatori erano membri del gruppo sotto attacco solo per aver fatto agli U2 quello che gli U2 stavano già facendo a tutti gli altri. Bene avrebbero fatto invece gli U2 a prendersela con il tristo personaggio del panorama radiofonico americano Casey Kasem le cui affermazioni (campionate dai Negativland nel disco “U2″) suonavano certo più offensive di qualsiasi parodia.

Al signor Hewson – dallo scorso anno titolare di un contratto di 12 anni con Live Nation, che oltre a un centinaio di milioni di dollari ha portato il gruppo a diventare azionista della major emergente della musica, cosa che non è riuscita nemmeno alla più grande businesswoman del pianeta musica, Madonna Ciccone – vorremmo segnalare che se per caso gli dovesse mancare ancora del denaro, può lamentarsi con l’apposito ente irlandese che si chiama RAAP, del quale riportiamo per sua comodità il link.

Un momento, come dite? Su Raap.ie c’è già il nome degli U2 come “featured members”? E questa pagina parla di svariati milioni di Euro incassati dall’ente tra il 2003 e il 2005 per i propri membri? (Toh, c’è pure il nome dei Cranberries)

Siamo dunque noi a esserci persi qualcosa?

Il sottoscritto si sente confuso.

E a generare ulteriore confusione, sempre sulla home di RAAP ci sono proclami a favore dell’estensione di copyright in Europa (scordateveli i 95 anni sul modello americano, al massimo ne avrete 70) e – soprattutto – un link nell’angolo in alto a destra che sa non di presa per i fondelli, ma proprio di presa per il culo: makepovertyhistory.org. Tutto torna.

A questo punto sorge un dubbio. Sarà un caso, ma anche Charlie McCreevy, il commissario europeo che sta dietro la discussa proposta di estensione di copyright oltre i 50 anni per i master discografici, volta a privare ancora una volta gli artisti dei loro diritti e i cittadini della possibilità di accedere in tempi ragionevoli a materiale che dovrebbe essere ormai lecito riutilizzare in altre forme, è irlandese. Alla RAAP si dicono orgogliosi di avere un concittadino così (io personalmente gli toglierei il passaporto). :)

E io ingenuo, che credevo che la porcata (sì, perché in altro modo non si può definire) dell’estensione di copyright avesse sotto lobby soprattutto britanniche e francesi (è in questi due paesi che fanno base EMI e Universal, e dalla Gran Bretagna originano alcuni dei master discografici più preziosi, tra tutti quelli dei Beatles).

Chissà che il signor Hewson dopotutto non si sta occupando anche di questo, e se al buon McCreevy (che onestamente non sembra proprio una cima) qualche pulce nell’orecchio non l’abbia messa proprio lui.

Scusate lo sfogo.
Ovviamente, stiamo solo fantasticando. Farneticando, forse.
Chissà.

L’immagine di Bono è tratta da Wikimedia Commons.
Copyright World Economic Forum (www.weforum.org) swiss-image.ch/Photo by Remy Steinegger.
Distribuita con licenza Creative Commons Attribution ShareAlike 2.0.

  1. Frog

    Come si suol dire…

    il più pulito ha la rogna!! ;-)))

  2. Giordano

    Su Bono, confermo. Sono fan degli U2 e mi fa veramente penare questo suo impegnarsi.
    Sui diritti, invece, ha ragione. Te lo dico perchè ci son dentro. Lui è probabilmente full member RAAP. Il problema è che mentre RAAP, PPL, SENA e consorelle in Europa raccolgono diritti dalle radio ‘terrestri’ (AM e FM), questo negli USA non accade, per un buco legislativo che stanno ora tentando di colmare [puoi immaginare quanti dollari siano quindi rimasti sul campo per questo problema normativo americano]. Questo perchè, con il forte calo delle vendite, quello che prima era ‘una riserva di denaro’, ora diventa una fonte importante per sopravvivere (per le etichette). Motivo per cui presso il congresso USA cominciano ad esserci discussioni per introdurre questo tipo di fee. E’ uno scontro tra le lobby della discografia e quelle della radio-TV. Ma questo esula dalla normativa Europea.
    Negli USA SoundExchange raccoglie solo dalle radio web e quelle Satellitari (XM).
    Mi sfugge di capire perchè la legge di estensione del copyright sarebbe “volta a privare ancora una volta gli artisti dei loro diritti”.
    Son gli artisti stessi insieme alle discografiche che hanno pesanti interessi ad estenderla.

  3. salve Giordano… “ci sei dentro”… performer? :)
    Vorrei specificare una cosa: sul buco legislativo hai ragione; la mia era un po’ una provocazione (in tempi in cui discutiamo su internet passiamo buona parte delle nostre vite e e dopo oltre un decennio non ancora ci si riesce a capire tra label, utenti e via dicendo, parlare di royalty per le radio AM mi era sembrato paradossale, se non folle) :)

    Pesanti interessi: io sono tra le altre cose artista e titolare di una label. Io credo personalmente che cinquant’anni siano più che sufficienti. Non sono il solo a pensarlo, e poi penso anche a tutte le etichette, grandi e piccole, che si sostengono ristampando master i cui diritti discografici sono scaduti (esempio: in Italia le uscite “budget” di jazz, blues, musica latina e via dicendo, pubblicate da etichette come Saar, Replay e altre ancora; ma anche la Disky/EMI con Elvis Presley…).
    “Privare gli artisti dei loro diritti”; purtroppo da studi e ricerche effettuati anche da enti autorevoli e precedentemente alla proposta McCreevy per l’estensione di copyright in Europa, era emerso quanto segue: alla fine a beneficiarne non sarebbero stati gli artisti, ma le grandi label. Gli artisti sono nel frattempo defunti, irreperibili, avevano ceduto il 100% dei propri diritti e via dicendo. Quella di una “pensione” per i vecchi artisti sarebbe stata anche una buona idea, ma a quanto pare pochi ne avrebbero beneficiato, e per importi abbastanza contenuti, se non proprio irrisori, salvo rari casi.
    In altre parole: l’artista Pinco Pallino, interprete di un paio di dischi nel 1958 o giù di lì, si sarebbe trovato qualche centinaio di euro l’anno in tasca (o anche molto meno). Le grandi label che hanno in catalogo migliaia di titoli avrebbero invece continuato ad arricchirsi…

  4. Gianluca

    sig. nicola, io non ne posso più della gente come lei che critica chi si impegna per migliorere il mondo solo perchè è pieno di soldi… c’è chi non farebbe neppure questo. Stimo bono vox, stimo chi si schiera e ci mette la faccia come lui, in tutto e per tutto, sempre e, a parer mio, u
    in buona fede. seguo gli U2 da 25 anni, ho letto biografie di tutti i mebri, testi, riflessioni e impegni nel sociale del sig. Heawson. Da parte mia stima totale, e massimo appoggio. Bono è “pesante” è vero, ma mi pare comunque il male minore. non entro nei dettagli della critica, dico solo che non merita troppe critiche a meno che prima non si clebrino le sue lodi…

  5. Giordano

    Non performer… collector! Raccolgo per conto di artisti.
    Resta il fatto che questa legge, se passa, non PRIVA l’artista di un diritto, al limite il cittadino, ma non l’artista. So anch’io che gli importi diventano esigui dopo un certo periodo, ma ciò non toglie che per alcuni (Bono ad esempio, o le mega star) sono una molto sostanziosa pensione.

  6. Gianluca, che dire: è ovvio che il “de gustibus” è sottinteso. E come dicevo all’inizio: non stiamo parlando di canzoni. :) Quanto al celebrare le lodi ci sono già tantissimi che lo fanno e magari con più passione e competenza di me. Mi sembrava invece il caso di far risaltare altri aspetti a volte poco noti.

  7. Giordano, quello che intendevo è che alla fine gli artisti non guadagneranno grandi somme. Molti non avranno la famosa pensione o sarà irrisoria. E invece saranno loro (e altri artisti) privati della possibilità di fare altro. Per esempio, se i diritti scadessero, Paul McCartney sarebbe libero di ristampare i Beatles in proprio senza la EMI (o la Universal per le prime registrazioni). Certo, chiunque altro potrebbe farlo, ma la sua sarebbe un’edizione “ufficiale”.
    I dj sarebbero liberi di fare dei remix di quel materiale. Alcuni magari sarebbero anche decenti ;) E via dicendo.
    Ci sono poi artisti hanno comunque ceduto il 100% dei diritti: quindi chi si arricchirà in tutti quei casi (non pochi) saranno solo le grandi corporazioni. Se hai ceduto tutto nel 1958, continuerai a non vedere nulla come “pensione”…

  8. manuek

    anche io stima totale per bono in fondo fa sensibilizazzione a problemi molto grandi.e da ammirare quando con tutti i soldi che ha potrebbe star tranquillamente a farsi i fatti suoi.

  9. materia

    complimenti,finalmente qualcuno che ha il coraggio di parlare di questo tema….non se ne puo veramente piu di tanta falsità e ipocrisia.
    non critico gli u2 musicisti perchè i gusti sono cose personali ma personalmente li ritengo i piu sopravvalutati e meno virtuosi del panorama rock di ALTO livello.
    per quello che rigarda bono ci tengo a sottolineare una cosa, guarda caso quelli che appoggiano l operato di bono sono tutti suoi fan …gente che lo difenderebbe a prescindere.PREVENUTI per dirla in parole brevi.
    Io voglio dire solo una cosa chi sponsorizza ad alta voce la sua beneficenza non mi piace…mi fermo qui…….potrei parlare di un bono che chiede soldi per l africa poi evade il fisco….sputa sull operato di nazioni dove vende gadget a prezzi altissimi….costruisce skyline da 300mln di euro che salverebbero stati interi……..scorrazzza su yot in mare con ragazzine mezze nude…si fa spedire cappelli dimenticati in tour su voli di prima classe………cioè vi basta……

    non entro nei particolari e non mi interessa ma a chi ha scritto qesto articolo va un mio applauso ed un invito a insistere nel cercare di far vedere la verità a tutti…..meno quelli che non la vogliono vedere……saluti

  10. Ancilla Artusi

    Sì, gli si fanno le pulci, insomma.
    Qualche precisazione è d’obbligo.
    Può darsi che abbia cercato di evadere il fisco ma mi pare che questo sia un vizietto di tutti i granosi (o sbaglio?).
    Sponsorizza la beneficienza ad alta voce perchè è importante ciò che fa e sarebbe bello se tutti seguissero il suo esempio.
    Non credo che il prezzo dei gadget debba essere fissato in base al prodotto interno lordo di ogni singola nazione, altrimenti addio…
    Le ragazzine mezze nude sono le sue figlie, al mare non mi pare che un miliardario ci debba andare in guscio di noce con la famiglia intabarrata dalla testa ai piedi.
    Stessa cosa per il cappello dimenticato, coi soldi che ha dovrebbero mandargli un piccione viaggiatore?
    Un ricco deve vivere da ricco, non ha senso volerlo vestito di sacco e sandali. Ognuno deve vivere la sua vita, parole di sua moglie che condivido.
    E’ importante quello che dice, il messaggio che dà, attaccare la sua immagine “di ricco” o prendendo spunto da futilità per screditarlo non ha senso.
    Io dico che tutti ci comporteremmo come lui (previo esserne capaci, avere voglia di impegnarci ed esporci come fa lui che non è poco): magari con qualche contraddizione intendo (specialmente noi italiani….), non è un santo, è un uomo famoso che sfrutta la sua posizione per operare a favore degli ideali in cui crede.
    Io non trovo il suo stile assolutamente ipocrita nè incoerente.

Commenti a “Di Bono Vox non ne possiamo più”