Decompilare l’opera: un dialogo informale su musica, spartiti e sorgenti

Articolo di Nicola Battista e Nicola D'Agostino
Tematiche: copyright, domande & risposte

Nota: quanto segue è la trascrizione quasi integrale di uno scambio avuto in forma privata. Lo divulghiamo per rendere pubblici alcuni spunti emersi e per stimolare ulteriori commenti e riflessioni in materia

Nicola Battista:
Da un incontro con una fonte del tutto attendibile con legami sia nel mondo imprenditoriale che in quello accademico sono venuti fuori alcuni elementi interessanti. In particolare – si chiacchierava di possibili riforme del diritto d’autore – mi ha colpito che il personaggio in questione, che pure è di formazione molto classica, sia in pratica contrario al divieto di decompilare il software (!).

xipIn realtà poi è proprio la formazione classica che lo porta a fare questo ragionamento: se gli è chiaro che il codice protetto e non aperto è il modo principale per continuare a mantenere in piedi il segreto e quindi una posizione di vantaggio nel mercato, lui diceva una cosa notevole: il decompilare si è sempre fatto nel diritto d’autore; se prendi uno spartito musicale lo smonti, lo rielabori come vuoi; se prendi un testo letterario lo puoi fare a pezzi, contare – anche con l’aiuto di una macchina – quante volte ricorre una certa parola, e così via.

La conclusione era: “è stato il software a crearci un sacco di problemi”; secondo lui nell’eterna lotta se tutelare il sw con il brevetto o con il diritto d’autore, andava invece inventata una tutela a parte, perché nessuna delle due è adatta. A tutt’oggi esiste nelle leggi e convenzioni internazionali la tutela del software come OPERA LETTERARIA (il listato del codice!!!).
Il che non solo – questa la aggiungo io – non tutela potenzialmente certi tipi di sw che potrebbero non essere fatti di codice stampabile, ma crea anche un problema: basta riscrivere un codice diverso che a video dia lo stesso risultato e siamo a posto (è quello che fanno per certi aspetti Linux, i programmi open che imitano le applicazioni proprietarie Microsoft o almeno certe funzioni ecc.ecc.).

Nicola D’Agostino:

In merito a quanto scrivi che


il decompilare si è sempre fatto nel diritto d’autore; se prendi uno spartito musicale lo smonti, lo rielabori come vuoi; se prendi un testo letterario lo puoi fare a pezzi, contare – anche con l’aiuto di una macchina – quante volte ricorre una certa parola, e cosi’ via.

Allegri - Miserere; Lotti - Crucifixus; Palestrina - Stabat Mater Dolorosa

vale la pena ricordare l’aneddoto di Mozart giovane a Roma che

“[...] dà una straordinaria prova del suo genio: ascolta nella Cappella Sistina il Miserere di Gregorio Allegri e riesce nell’impresa di trascriverlo interamente a memoria dopo solo due ascolti. Si tratta di una composizione a nove voci, apprezzata a tal punto da essere proprietà esclusiva della Cappella pontificia, tanto da essere intimata la scomunica a chi se ne fosse impossessato al di fuori delle mura vaticane.”

Il che però mi porta a fare una obiezione alla definizione che dai di ‘decompilare’. Quanto scrivi è più destrutturare, rielaborare. Il decompilare invece, nel software come nella musica (secondo me un buon parallelo) parte da un prodotto finito di cui non si hanno i materiali di ‘costruzione’ (tutti o parte).
Si può dire che Mozart avesse un suo particolare disassembler in testa. ;-)

NB:

Penso che quello che ha detto la nostra fonte potrebbe comprendere tutte e due le cose, sia il rielaborare/modificare/destrutturare che il disassemblare alla Mozart a cui fai riferimento.

Wolfgang Amadeus Mozart, ritratto postumo di Barbara Krafft, 1819. Pubblico Dominio.

Perché il lavoro che fai su un brano musicale può essere di manipolazione – arrangiamento ma anche di disassemblaggio – ricostruzione.
Penso ai brani tradizionali recuperati da musicisti filologi o presunti tali e depositati non come “trad. arr. Pinco Pallino” ma “trad. trascriz. Pinco Pallino”… perche’ il tizio magari è andato sul posto a sentire che so i contadini che fanno canti popolari e a catturarne musica e parole con la testa e un pezzo di carta alla Mozart (e/o magari con un registratore alla Lomax) per poter poi disporre del brano in una forma agevolmente utilizzabile (spartito, testo, nastro ecc.).
È sulla base di questa roba che Lomax si impossessò dei diritti di molta roba di pubblico dominio, ma questo è un altro discorso. ;)

NDA:

Secondo me è però cruciale distinguere se ci sia o meno il ’sorgente’.
La rielaborazione quando si l’originale è una scelta consapevole ed informata. Nel caso di un disassemblaggio – ed a maggior ragione nella trascrizione coatta – bisogna mettere in conto una certa percentuale di rielaborazione inconscia dovuta all’impossibilità materiale di cogliere e trascirivere esattamente tutto. Il grado di fedeltà poi dipende da tanti fattori: dalla complessità armonica e melodica alla capacità del trascrittore all’acustica del posto in cui il pezzo è stato memorizzato/registrato.

Questo discorso, almeno per la musica, potrebbe avere una vita ancora breve alla luce di nuovi strumenti (software) per analizzare e ricostruire la musica, come ad esempio un prodotto della Celemony. È uno strumento che secondo Music Thing è sostanzialmente una nuova variante dello strumento di correzione della tonalità, dell’autotune; solo che pare funzionare anche con la polifonia. Questo strumento (software) può prendere un accordo, scomporlo e riaccordare le singole note. Come si legge nell’articolo “il potenziale di questo tipo di trascrizione polifonica è enorme – permetterebbe di campionare una performance” e cioé non la registrazione ma l’esecuzione, e di decostruirla e manipolarla.

NB:

Scott Joplin - Immagine di autore ignoto. Pubblico Dominio.

Questo però mi fa anche pensare ad alcuni discorsi in materia di diritti connessi in cui sono stati tirati in ballo i “piano scroll” e la pianola intesa come “player piano” e la vicenda di un pezzo perduto di Scott Joplin.

In pratica, a parte il discorso se il piano scroll sia un master o meno, è da notare che un tipo di pianola era in grado non solo di registrare le note che poi venivano riprodotte rimettendo il rullo ma anche varie sfumature della performance.
Per cui non era più un MIDI file programmato nota per nota in modo “freddo” ma un catturavano almeno in parte il “calore” della performance dal vivo. Si può dire che ascoltare l’mp3 tratto dal pezzo perduto di Joplin ricreato oggi puo’ essere come sentire un MIDI file suonato dal vivo da un tizio morto novant’anni fa.

Ovviamente ci sono delle distinzioni: qui c’è il rullo come “sorgente”; nel caso di quel sw di cui parlavi l’unico “sorgente” è il disco che però non presenta tracce separate ma solo il risultato finale.

Anni fa ci chiedevamo cosa fosse il sorgente in campo musicale (a parte lo spartito ovviamente)… nel senso che per es. per le cose che faccio io il sorgente può essere un file .acd di Acid con una serie di campionamenti. Per un altro il sorgente è un file MIDI; per un multitracciato mixato i sorgenti sono le singole tracce audio (singoli file wav, aiff ecc. oppure tracce separate su nastro o altro supporto) per un altro ancora un altro tipo di cosa.

Ghosts I-IV

Questo discorso nasceva dal confronto con il sw dove cos’è il sorgente è relativamente chiaro, e dal voler cercare un formato “aperto”; quindi cos’è l’opensource in musica? Potrebbe essere Trent Reznor che in una delle edizioni (il)limitate ;) dei suoi dischi regala tutte le tracce separate per permettere di manipolarle o chiunque metta a disposizione i pattern originali .MOD, il file MIDI, i singoli campioni o tracce, tutti gli elementi costitutivi utilizzati.

Però il sw citato elimina questo problema dicendosi in grado di ricreare il sorgente dal disco finito. Si crea un unico altro problema: ma il risultato finale sarà riconoscibile? E se sì sarà equiparato ad interpolazione o campionamento, qualora il risultato finale finisse per diventare per es. la base di un pezzo hip-hop?
Come sanno certi rapper, la differenza tra queste due parole può significare anche un milione di dollari in più o in meno nella produzione di un disco…;)

Poi – tanto per confondersi le idee ulteriormente – ci sono le cose inquietanti tipo Salvatore Sciarrino “Noms des airs”, “per qualsiasi evento sonoro e live electronics”, il che vuol dire che i sorgenti sono (escludendo le manipolazioni elettroniche dal vivo…) almeno due: il canovaccio che ti dice cosa fare e perchè (se c’è ;))) e l’”evento sonoro” che però cambia ogni volta e può essere un’intera orchestra, un quartetto d’archi, un disco di Jovanotti o io che faccio le scorregge…

Si ringrazia Vincenzo De Sanctis per il contributo dato alla discussione.

Immagine di Wolfgang Amadeus Mozart: ritratto postumo di Barbara Krafft (1819), tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Wolfgang_Amadeus_Mozart. Pubblico Dominio.
Immagine di Scott Joplin di autore ignoto, tratta da http://en.wikipedia.org/wiki/Scott_Joplin. Pubblico Dominio.

  1. Sulla molteplicità e difficile definizione del ’sorgente’ ci sarebbe molto ancora da dire: è probabilmente uno degli aspetti più entusiasmanti e frustranti dell’avvento della tecnologia.

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