(continua dalla Parte 1)
“Judicta” era uscito nel 1988. L’anno dopo (errare è umano, perseverare…!) esce “Judicta II – Che sorcino ‘sto d.j.”, che introduce un’altra nota voce del Nostro: Renato Zero.
Tralasciando il fintissimo Papa Wojtyla che apre il pezzo, il povero Renato, che dell’ambiguità aveva fatto una bandiera ma sempre con una certa raffinatezza, si ritrova (clonato) a parodiare la canzone di Salvi (“Bagnino, c’è da spostare una barca!” gli dice l’altro se stesso-Benigni in un delirante sdoppiamento di personalità) e – su una base piena di pezzi e pezzettini (toh, ancora piccoli campioni prelevati da Hithouse…) – gli viene messo in bocca “Che sorcino ‘sto digei, che fico… e la mano di qua devi metterla là”… e poi giù due righe vagamente critiche con le mode e le produzioni dance del periodo: “Senti sorcì, prima ci stava l’house, poi l’acid, mò ce sta la garage… e dopo che famo, la musica rimessa?!?”. Da notare che una delle versioni è chiamata “Mouse Version” (giochino tra “house” e … sorcino?!)
Fenomenale anche il momento in cui subito dopo un frammento a tradimento di “New York, New York“, il disco si interrompe all’improvviso e il fastidioso Benigni ricompare con una citazione di stampo trash-pubblicitario: “Silenzio! Parla AGNESE…!”
La parte migliore del disco è senza dubbio un nuovo falso di Vasco Rossi, questa volta impegnato in “Bollicine” (18 anni prima dell’uscita del remix ufficiale del brano originale…).
Questa parte era abbastanza credibile e veniva tranquillamente digerita dal alcuni fan del Blasco come fosse autentica.
![Bollicine [French Import]](http://ecx.images-amazon.com/images/I/31S6XC881SL.jpg)
Di seguito torna Renato Zero, con un rifacimento della parte iniziale di “Sesso O Esse” (“Sesso / Mi dispiace niente sesso / Sono l’ombra di me stesso / Sono ormai ridotto all’osso”; il brano originale compariva in “Zerolandia“).
Questi due frammenti (Rossi e Zero in un brano house? Per di più con riferimenti al sesso?) avevano un effetto sconcertante, quasi anarchico in un contesto da discoteca per giovanissimi.

Degna di nota la memorabile copertina: un falso Benigni abbraccia un falsissimo Renato Zero. Sul retro, un tizio toglie la parrucca a Renato rivelando quella che dovrebbe essere una delle prime immagini pubbliche del giovane Panariello. Il tizio che toglie la parrucca dovrebbe essere Bresciani, mentre Benigni – come conferma un ringraziamento nei credits – è un falso di lusso, prelevato dal cinema italiano di serie B della stagione 1982/83: Mireno Scali, visto in titoli come “La Gorilla” (con Lory Del Santo). A proposito di Scali, ricorda Michele Giordano nel volume “La commedia erotica italiana” (Gremese, 2000): “Il sosia, in quel simpatico sottobosco che è l’ambiente cinematografico romano di serie Z, ha avuto l’onore, sfruttando la popolarità della matrice, di interpretare altri film tra cui il delirante Massimamente Folle (1983) di Marcello Troiani, in cui il clone assurge a ruolo di protagonista” (!).
Il che ci porta al terrificante tassello successivo: “Il Panettone”, a firma “Santa House”.
Il lavoro non è firmato dal solito “Modello numero quattro” (e dietro al disco non c’è il solito team Bresciani-Falcus ma lo stesso Robyx di “The Party” che firma anche la composizione oltre a essere autore del “concept” assieme a Severo Lombardoni, titolare della Discomagic) ma gli ingredienti sembrano esserci tutti.
Ci sono anche campionamenti già usati in “Judicta” inclusa la voce “Jack to the sound of the underground” (Hithouse in casa Discomagic doveva essere piaciuto proprio parecchio…). Il sottoscritto ricorda una radio locale abruzzese che apertamente spacciava questo inquietante lavoro come “il nuovo singolo del Blasco”.
Nel testo, la voce di un Babbo Natale un po’ alterato e con accento anglofono urla “Vi ho portato Jovanotti, lo volete?” e subito un coro di “Noooo!!!” e continua: “E la Faccia da Pirla, lo volete?” (il riferimento è al singolo di Charlie “Faccia da Pirla“, altro capolavoro del genere in quel periodo) e giù ancora un secco no. Dopo aver proposto anche un “E la macchina qua devi metterla là” solo per ottenere la stessa risposta (una evidente risposta di Robyx a chi gli aveva plagiato “The Party (Italian Version)”), Babbo Natale offre “E il Panettone, lo volete??” – “Sì!!!” risponde il coro, dando il via al falso Vasco Rossi che si scatena subito con il tormentone “Te lo dò io il Panettone!” talvolta sottolineato anche da un “Ce l’ho qua”. Più che Vasco Rossi sembra il Commissario Zuzzurro, solo che sotto c’è un sampler e il tutto è su un vinile da 12 pollici, non in una puntata di “Drive In”.
E’ l’anno dell’invasione acid house: mentre in Gran Bretagna gli avventori di serate come Shoom e Spectrum cominciano a danzare imbottiti di pasticche, il massimo che riescono a produrre i nostri amici italici è una “Acidone Version” in cui il “Babbo Natale Acido” di Panariello sulla stessa base musicale della prima versione del brano si esibisce in una versione più triviale e delirante di se stesso (“Chi è che tocca il culo? Chi è che gli taglio le mani!!”).
Tralasciando l’agghiacciante versione “Pomata Version” in cui a Vasco Rossi che ti dà “un bel Panettone” si sostituisce “Gustavo il Pompiere” che propone “Te la metto la pomata, tutta bella profumata” sempre per restare in tema di allusioni “appena accennate”, va segnalata anche qui la presenza di un acappella, anzi di una versione “Acapocchia” (?!).
Come dire: noi abbiamo fatto danno rubacchiando quelli altrui, adesso spargete anche voi un po’ della nostra roba in giro, possibilmente per continuare il trend dei pezzi di dischi che dialogano tra loro (nella “Sex Version” di “The Party” la musica si interrompe e una sensuale voce femminile dichiara: “Voglio fare l’amore”; lo stesso deejay che all’inizio della nostra storia suonava “Judicta”, si divertì a uccidere la carica erotica del momento facendo bruscamente seguire questo sensuale frammento da un sample acappella di Francesco Salvi che esclamava “Basta, vado a casa, va’”).
“Sanremouse” eseguito da “La Banda Housiris” (ancora Bresciani e lo pseudonimo Falcus che fa capolino…) non è al livello dei capolavori precedenti. Panariello interpreta un’accozzaglia di frammenti di vecchie canzoni italiane (da “Papaveri e Papere” a “Pippo Non Lo Sa”) di cui la Discomagic omette casualmente di pagare i diritti, che vanno invece al solito Falcus.
Il personaggio che introduce i vari plagi è un simil-Jovanotti che sembra la voce peggio riuscita e meno incisiva del nostro. Presente una versione “internazionale” senza i plagi italici ma solo con campioni dance, ad uso di dj e potenziali licenziatari esteri.

Il pezzo forte della collezione (raggiunge il n.22 delle classifiche in Italia nel corso del 1989, come ricorda hitparadeitalia.it), pericolosamente in bilico tra l’apologia di fascismo e il cattivo gusto puro e semplice è “Mussolini Disco Dance”. Ora, di Mussolini come icona pop – soprattutto fuori dall’Italia – se ne era già visto non poco.
Come autore figura ancora Falcus.
A parte le due foto del Duce sui due lati della cover, il ritmo vagamente marziale e l’incredibile “Post Scriptum” che è una ennesima traccia Acappella in cui Panariello si abbandona all’imitazione di Giorgio Bracardi che esordisce con “Duce Duce Duce tu sei la luce” e altre perle del genere, il brano dance – infarcito come sempre di frammenti vari e vagamente tendente alla new beat belga che in quei mesi infuriava nell’undergound danzereccio anche italiano – presenta una voce effettata che incita gli italiani “di terra e di mare” e quindi i paninari (!), metallari, rockettari e – facendo il verso a Madonna, Full Metal Jacket nonché Al Bano & Romina Power – proclama una “dichiarazione di festa”.
Ovviamente la folla che osanna il “duce” Panariello è quella di una discoteca. Sconcertante.
Da segnalare la dicitura sul retro di copertina: “Ogni riferimento politico è puramente casuale”.
Diciamo che sopravvive comunque l’aspetto parodistico: Panariello-Benito scambia surreali battute con se stesso-Benigni e roba del genere; l’ondata di techno politicizzata di ispirazione fascista (“Skin 1938″ sempre su Discomagic campiona pesantemente “Faccetta Nera“, per non parlare delle varie compilation “Technobalilla”…) è almeno un paio d’anni di là da venire.
Altro lavoro di “Modello Numero Quattro” è una cover di “Zobi La Mouche” dei francesi Les Négresses Vertes, prodotta da Bresciani e Zanetti, ancora con la voce di Panariello e realizzata, come era d’uso all’epoca in casa Discomagic e non solo, praticamente in contemporanea all’uscita della versione originale.

Un ennesimo titolo degli stessi artisti è un remake de “Il Ballo di Simone“. Discogs.com lo riporta segnalando la dicitura di copertina che annuncia l’uscita di un album “Judicta e altre storie” (di cui però non sappiamo nulla, neppure siamo in grado di confermare l’avvenuta uscita).
I capolavori di Mod. N.4, Panariello e soci vengono anche raccolti nelle celebri compilation mixate della stessa etichetta come Summer House Mix, Mussolini Compilation, Marina Compilation o This is The Megamix.
Tutto questo materiale circola a tutt’oggi nel sottobosco di Ebay, Musicstack e soprattutto GEMM.com.
Una nota finale per “svelare” l’identità dietro uno pseudonimo che avevamo lasciato in sospeso: secondo il database ACE della società americana ASCAP, “Falcus” è Giuliano Crivellente, anche se alcuni brani originariamente firmati solo con questo pseudonimo in realtà portano ora i nomi di diversi coautori: per esempio, “Judicta n.2″ e “Sanremouse” sono firmati “Bresciani Marco, Cirelli Donatella, Crivellente Giuliano, Farino [sic] Mauro, Gioco Annamaria”. Potrebbe essere anche un errore del database ASCAP, però…
“Judicta”, secondo la società tedesca GEMA è attribuito allo stesso gruppo di autori, escluso però Bresciani.
Crivellente, Mauro Farina (non “Farino”!) e Bresciani sono tutti nomi legati a un vecchio progetto “italo disco” di successo: Radiorama. Crivellente dal 1992 ha abbandonato le produzioni dance (era socio di Farina nella SAIFAM sin dal 1982 e con lui ha prodotto centinaia di brani dance di grande successo sui mercati di Europa e Asia) e si è dedicato a musica e didattica per bambini (con Mela Music).
E’ ragionevole pensare che Bresciani – di cui non siamo riusciti a reperire un’e-mail – non fosse all’epoca iscritto alla SIAE e che i pezzi venissero depositati al suo posto da qualcuno regolarmente iscritto, come è avvenuto per decenni, prima che la SIAE decidesse di abolire i fastidiosi “esami”. (Se qualcuno dei diretti interessati avesse voglia di fornire informazioni, conferme o smentite in merito, il form dei commenti su questa pagina è a disposizione). Dalla SIAE (Ufficio Pitagora) si riesce solo ad avere conferma dell’esistenza dello pseudonimo tutelato Falcus. Va bene la privacy, ma troppa riservatezza appare risibile se poi i database delle società estere – pubblici e liberamente accessibili – rivelano i nomi dietro lo pseudonimo…
Peccato non ci risulti comunque che nessuno abbia mai riconosciuto il contributo di Peter Slaghuis in “Judicta”.

Nel 1993 su 21st Century Records (gruppo SAIFAM) esce “Ahi Maria” di Mod N.4. L’addio alla Discomagic si è compiuto e l’epoca dell’Italian House dal campionamento selvaggio spesso associato a comicità demenziale si è conclusa. Questo sembra un lavoro quasi “postumo” da questo punto di vista. Altra novità: in copertina viene chiaramente indicato “Giorgio Panariello e Marco Bresciani presentano”.
Non possediamo questo disco quindi non possiamo dire di più sui contenuti (avvistato però su Ebay…) anche se la tracklist presente in Discogs promette bene (o male, decidete voi). ;-)
Nel tentativo di avere alcune informazioni in più, abbiamo sentito per e-mail Robyx, in particolare per chiarire una curiosità su “Inno del corpo sciolto”, versione dance dell’incredibile brano di Roberto Benigni firmata “Toilet Paper”.
Robyx che ha ricordato così l’”era” dell’house demenziale:
Era un periodo “buio” per la dance italiana, era scoppiato il fenomeno house e per noi italiani che producevamo dance non c’era più spazio. Un giorno mi è venuta l’idea di fare una versione “demenziale” di The Party e così è nata “…e non toccarmi il culo dai…”
Poi è arrivato Salvi che mi ha copiato e da lì tutto il filone.
I vari Judicta, Panettone, Inno del corpo sciolto, etc. sono nati tutti nel mio studio e non me ne vergogno assolutamente dato che era un divertimento realizzarli e il pubblico ne diventava matto.
In discoteca suonavano un’ora ininterrotta di pezzi miei …. era pazzesco !!!!
Quanto ai Toilet Paper (!), sul relativo vinile Discomagic non sono presenti credits relativi a produttore e voci, ma il sospetto che la produzione fosse di Robyx c’era, visti i campionamenti di vocal acappella da “The Party” versione italiana e un sample in comune con “Il Panettone” (“Quisiera gritar de la montaña mas alta“).
C’entra per caso qualcosa Panariello con i cori che appaiono sul disco (o con il sample all’inizio in cui una voce che sembra Benigni che introduce la canzone al pubblico chiamando i fan “sorcini”…)?
Robyx ha molto cortesemente precisato:
Giorgio Panariello era (ed è) un amico e veniva spesso in studio a fare delle imitazioni per i miei dischi, ma anche un certo Maurizio e un altro ragazzo ancora di cui non ricordo il nome.
Nel pezzo dei Toilet Paper non c’è la voce di Panariello ma quella di quel ragazzo lì …. mi ricordo solo che abitava a Empoli in Toscana.
Potrebbe forse trattarsi di Graziano Salvatori, vocalist responsabile (colpevole?) per il falso Massimo Boldi di “Tragica Serata di uno Yuppie in Discoteca” (vedere Parte 1)? Al momento, non è dato saperlo.
Chiudiamo questa carrellata con un inquietante interrogativo: esistono altri capolavori con la voce di Panariello, nello stesso filone? Chi ne avesse notizia può aggiungere un commento a questa pagina. Noi, per il resto, speriamo di non aver risvegliato troppi incubi in ex frequentatori di discoteche di fine anni ’80 e terminiamo segnalando l’onestà intellettuale di Panariello, che nei credits del proprio sito scrive: “Un ringraziamento particolare a colui che mi ha sopportato e perdonato…: RENATO ZERO”.
Speriamo perciò ci sopportino e perdonino anche coloro le cui “malefatte” abbiamo cercato di narrare in questa sede… ;-)
(2 – FINE)
Si ringrazia Roberto (Robyx) Zanetti.