Vera Hall Project: sulle tracce del blues perduto
Era il 1999 quando Moby uscì con Play [1], disco che ha fatto storia: il più grande successo commerciale dell’eclettico artista newyorkese, dal punto di vista musicale una geniale accozzaglia di generi musicali e stili diversi, sui quali preponderava l’utilizzo di una serie di campionamenti da vecchi pezzi blues utilizzati all’interno di brani house/dance o breakbeat, da Honey a Find My Baby, passando per Natural Blues.
Nel booklet allegato al cd, Moby figurava come unico autore dei brani, anche se erano menzionati diversi campioni autorizzati, inclusi tra cui due blues di Boy Blue e Bessie Jones e un rap di Spoony G in “Bodyrock”.
Curiosamente non c’era alcun riferimento ai campionamenti di Vera Hall in “Natural Blues”.
Non ci sono aneddoti esotici relativi al ritrovamento di quei campionamenti: Moby aveva prelevato le sue voci in un cofanetto di cd acquistabile in negozio, Sounds of the South [2], che ristampava una ricca raccolta di registrazioni folk e blues effettuate da Alan Lomax.
Sulla scia del successo di Play, l’anno successivo l’etichetta Wrasse pubblicò una raccolta dal titolo Natural Blues [3], contenente tre brani originali campionati da Moby insieme a diversi altri pezzi fondamentali della storia del blues. Oltre al titolo anche la grafica – per non parlare di un adesivo-strillo di copertina – era un evidente richiamo ai dischi del dj newyorkese.
Non ne ricordo il motivo, ma un giorno mi trovai a curiosare negli archivi della BMI, una delle varie “SIAE” americane. Nella scheda di Moby c’era ovviamente “Natural Blues” e il brano era attribuito a Richard Melville Hall, alias Moby, e a Vera Hall (in quanto autrice di “Trouble So Hard”; il cognome è una mera coincidenza). Vicino a questo nome, al posto del numero CAE/IPI, che indica un autore o altra parte interessata come un editore musicale, compariva la dicitura “NA”. Non amministrato. Una sigla che compare anche quando si richiede un bollino SIAE per un disco contenente un brano il cui autore non è iscritto ad una società di autori, ma che in questo caso indicava anche tristemente che forse nessuno avrebbe raccolto i frutti – ricchissimi – di una quota di quel successo di Moby.
Questo avveniva qualche anno fa.
Oggi, provando ad effettuare la stessa ricerca, non solo a Vera Hall è attribuito un numero di codice, ma questo numero porta a una lunga serie di brani, tutti depositati di recente e presumibilmente in contemporanea, visto che la loro numerazione è praticamente progressiva, salvo rare eccezioni. Il publisher – l’editore musicale – è quasi sempre lo stesso: Mighty River Music Company LLC. Associato a questa casa editrice, nel sito BMI compare anche il nome di tale Patrick LeBlanc.
La composizione n.5158623 – ossia “Natural Blues” – è attribuita a Richard Melville Hall, Vera Hall e Alan Lomax (!).
Che cosa è successo?
In questo lasso di tempo relativamente breve è accaduto quello che non accadeva da quarant’anni: qualcuno – folgorato dalla misteriosa voce ascoltata nel brano di Moby – aveva deciso di rintracciarne la “proprietaria” e ricostruire la sua storia. Qualcun altro, forse onestamente votato a recuperare diritti per conto di eventuali eredi, o forse spinto dalla possibilità di ricche percentuali su un brano di successo, aveva deciso di seguire la stessa strada.
Il primo tizio era Gabriel Greenberg che nel 2002, colpito dalla performance della Hall mentre ascoltava la radio in automobile, iniziò un viaggio della memoria per il quale ottenne anche una borsa di studio e che portò alla scrittura di una completa biografia della cantante e alla realizzazione di un documentatissimo sito web denominato The Vera Hall Project.
La storia di Greenberg è stata ben riassunta da un articolo di Tuscaloosa News datato 28 settembre 2003. Lo stesso articolo narra di alcune conseguenze di questa ricerca che tra l’altro ha toccato la Library of Congress di Washington (dal cui sito si possono recuperare legalmente e gratuitamente ben 20 brani di Vera Hall in formato mp3, da registrazioni effettuate da John Lomax nel 1939), la collezione Alan Lomax a New Work e la cittadina di Tuscaloosa, in Alabama. Dove Vera Hall aveva trascorso i suoi ultimi giorni, morendo in povertà nel 1964 senza neppure una lapide per la propria tomba.
Questo particolare sembra echeggiare in maniera inquietante la storia di un altro nome leggendario della musica nera: Solomon Linda, autore di Mbube, alias Wimoweh, poi divenuta The Lion Sleeps Tonight.
Linda, povero zulu, guadagnò una cifra irrisoria da un brano del 1939 su cui a cavallo di due secoli autori, editori, artisti, pubblicitari e corporazioni come la Disney hanno costruito un business spaventoso, valutato oltre 15 milioni di dollari.
La storia di Linda – narrata qualche anno fa in un bellissimo articolo di Rian Malan, oggi disponibile come eBook in formato PDF – è emblematica; è la storia stessa dell’Africa e dello sfruttamento dei neri da parte dei bianchi.
Non scendiamo nei particolari: l’articolo di Malan, reperibile in rete in versione originale e pubblicato almeno tre volte in lingua italiana in diversi testi (l’ultima delle quali nel volume Anche Mozart copiava di Michele Bovi), cita ad un certo punto uno spregiudicato editore musicale americano, TRO (The Richmond Organisation) che per primo sfruttò negli Stati Uniti il brano di Solomon Linda.
Oggi, i diritti di Vera Hall sono gestiti da Patrick LeBlanc, che scopriamo essere un legale di Jackson, Mississippi (località non lontana da Tuscaloosa). Anche LeBlanc, dopo l’uscita del disco di Moby, si è dedicato a ricostruire la storia di Vera Hall ma da un punto di vista del legale esperto di copyright, non nuovo a recuperi di diritti per conto di eredi di artisti semidimenticati.
Un episodo poco noto, che non sembra essere citato da Greenberg: nel 2001 i Technotronic – senza troppo successo, a dire il vero – avevano realizzato un singolo alla maniera di Moby, Runaway Blues, utilizzando anch’essi sample di Vera Hall. Il pezzo era firmato Jo Bogaert, da sempre la mente del progetto techno belga.
La composizione utilizzata era Another Man Done Gone, citata sulla copertina del singolo ma non sembra esserci menzione degli autori; secondo la BMI la canzone è attribuita a Johnny Cash (?), Vera Hall, Alan Lomax, John A.Lomax Sr., Ruby Pickens Tartt. Vicino a quest’ultimo nome figura tuttora la sigla “NA”. La differenza con Vera Hall? Ruby Tartt era bianca e lei una pietra tombale ce l’ha. E’ questa pietra che indica anche il possibile luogo di sepoltura di Vera Hall, che non dovrebbe essere molto lontano, anche se oltre la rete che divide il cimitero dei bianchi da quello dei neri.
Piccola precisazione: in Allmusic.com il brano è attribuito a Vera Hall, Ruby Tartt e ai due Lomax.
Questa attribuzione appare decisamente più corretta: dopotutto, Johnny Cash incise il brano nel 1963 ed aveva solo 8 anni quando, nel 1940, la voce di Vera Hall poi riciclata da Bogaert fu catturata su nastro.
Tralasciamo di dilungarci (ce ne sarebbe anche motivo…) sulla questione se a chi raccoglie e recupera canzoni del repertorio popolare come hanno fatto i Lomax e la stessa Tartt spettino quote di un brano, visto che non si tratta di arrangiamenti da loro effettuati, mentre almeno un esecutore come Vera Hall avrebbe potuto essere considerata “arrangiatrice” del materiale eventualmente di pubblico dominio non da lei composto.
Soffermiamoci solo un attimo su un dettaglio; l’editore musicale di questo brano, di qualche altro titolo di Vera Hall e pure di “Sometimes” di Bessie Jones (utilizzata da Moby in “Honey”) è Ludlow Music Inc.
Forse è solo un caso.
Proprietaria di questa società è The Richmond Organisation. Direttore, Larry Richmond.
La stessa TRO del caso Solomon Linda.
La vita terrena si Vera Hall si è conclusa nel 1964; l’eredità artistica e culturale dell’artista è innegabile e il lavoro di Ruby Pickens Tartt, John e Alan Lomax ma anche Moby e Gabriel Greenberg ha reso possibile il salvataggio di tale eredità.
La storia della battaglia per la titolarità delle sue opere e delle relative royalties – proventi da cui al momento sembrano esclusi gli unici parenti rimasti in vita – resta cosa a parte e, purtroppo, appare ancora ben lontana dalla parola fine.
[1] Moby, Play, Mute, 1999.
[2] Artisti Vari, Sounds of the South: A Musical Journey From The Georgia Sea Islands To The Mississippi Delta – Recorded in the field by Alan Lomax, Atlantic, 1993.
[3] Artisti Vari, Natural Blues, Wrasse, 2000.
[4] Michele Bovi, Anche Mozart Copiava, Auditorium Edizioni, 2004.










Le protezioni puntano ad impedire che si possa duplicare il CD o che se ne creino file da distribuire e negli anni si sono fatte sempre più aggressive ed invasive.
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Il testo viene reso disponibile non a caso in questi giorni in occasione dei 40 anni dall’uscita del disco, nel 1966. Seppure l’autore affermi di non essere uno scrittore professionista nè di aver mai fatto il giornalista nelle ben 103 pagine del saggio fornisce un quadro sorprendentemente dettagliato e coinvolgente sull’album, la sua genesi e la rilevanza musicale e culturale nella storia del quartetto di Liverpool. 
