28/05/2008
Sia benedetta la Marina Records e la sua riscoperta della musica tedesca dimenticata: questo terzo – ed ultimo – episodio della serie “The In-Kraut” (sottotitolo: “Hip Shaking Grooves made in Germany 1967-1974″) offre ancora uno squarcio nell’incredibile, psichedelico mondo della musica “esotica” di produzione tedesca.

Beat, colonne sonore, mod, soul e altro ancora, incluso materiale di difficile classificazione.
Se noi italiani abbiamo venduto per anni il sogno americano all’America (con gli Spaghetti Western) e l’America sognava una Polinesia di plastica possibilmente sonorizzata da Martin Denny o Juan García Esquivel, perché non allora Inga che manomette Sonny & Cher, o Dieter Zimmermann che fa di “Whole Lotta Love” un pezzo orchestrale? O la delirante versione di “A Hard Day’s Night” che anticipa di anni il periodo psichedelico dei Beatles, a opera di Katja Ebstein? O l’erotismo soft di “Playmate”, firmata dal jazzista Rolf Kühn?
Uscito il 26 maggio 2008 (ma noi ce l’abbiamo per le mani da quasi un mese… ahem ;)) in formato CD, doppio vinile e download digitale in posti come eMusic ed iTunes (
) così da non scontentare nessuno… anche questo lavoro è compilato dai “soliti noti” Stefan Kassel e Frank Jastfelder, responsabili dei due volumi precedenti e di molte altre interessantissime raccolte dedicate alla musica – non solo tedesca – di quegli anni.
Interpreti e produttori di questi lavori erano decisamente eclettici e versatili; pronti davvero a tutto: anche alla fine del mondo cantata in “The World is gone” della Peter Thomas Sound Orchestra; un’apocalisse da attendere assaporando un Mai Tai…
Si ringrazia Marina Records per la collaborazione.
23/04/2008
Questa non è una recensione, così come “Mia figlia vuole sposare uno dei Lùnapop (non importa quale)” di Roberto “Freak” Antoni non è un instant book o tantomeno un libro comico.
Il testo, scoperto grazie ad una illuminata biblioteca, è piuttosto un’analisi della poetica e della produzione della band bolognese dei Lùnapop e del loro successo commerciale in una prospettiva squisitamente diacronica.
“Mia figlia vuole sposare uno dei Lùnapop” offre al lettore un menù ricco e variegato che va ben al di là dei prevedibili aspetti umoristici o di lieve polemica con quello che è stato il fenomeno pop a cavallo del 2000.
Il leader degli Skiantos sfrutta infatti la scusa dei Lùnapop e di una figlia adolescente e fan della band per dipingere un quadro a tutto tondo sì del gruppo capitanato da Cesare Cremonini con atteggiamento estremamente aperto e smaliziato: nelle 170 pagine si trova una disamina a tutto tondo di musica, parole, immagine, strategie del gruppo e accenni anche all’humus cittadino e culturale da cui proviene senza disdegnare persino parallelismi (nemmeno troppo azzardati) della rivelazione commerciale in oggetto con le “boy band” degli anni ‘60, Beatles e Stones e degli anni ‘80, Duran Duran e Spandau Ballet.
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19/11/2007
Quella che segue è una lista semiragionata con note di missaggio di selezioni musicali a tema “spaziale” che viene viene dal passato del sottoscritto come occasionale DJ. La ripubblico e condivido qui come proposta e guida all’ascolto ai lettori di MuiscBlob.it
I brani elencati derivano da una serata a tema chiamata “In2ORBIT” e spaziano tra ambient, elettronica, rock, techno, trip-hop toccando e tingendosi in più punti di dub. È particolarmente degno di nota che la letteratura di fantascienza CyberPunk negli anni ‘80 abbia presentato proprio il dub, un genere “vecchio” come la musica dei piloti spaziali. La scelta si giustifica apparentemente con il fatto che i piloti descritti nei romanzi sono afroamericani di origine giamaicana, figure sospese tra nuovo e vecchio e presentate come “camionisti a gravità zero”. Ma sotto questa giustificazione di superficie si scopre l’atmosfera evocativa e sopratutto l’estrema attualità del dub che viene sì da lontano ma che con i suoi echi, riverberi e pause è la base riconosciuta del remix, del sampling e dell’hip-hop. Un genere ed una lezione che non a caso si possono ritrovare nelle produzioni musicali più contaminate ed innovative degli ultimi venti anni, in particolare quelle di area britannica di cui nella playlist a seguire trovate alcuni esempi.
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14/10/2007
Alex (LX) Paterson colpisce ancora: mentre continua a sfornare progetti a firma The Orb (la cui attuale formazione include Youth e Tim Bran e altri collaboratori a rotazione in studio e dal vivo, mentre sembra invece aver preso altre strade Thomas Fehlmann che finora deteneva una sorta di “record di presenze” sugli album degli Orb) e a partecipare a situazioni parallele come i Transit Kings (con Jimmy “KLF” Cauty e Guy Pratt, ex Pink Floyd), dal suo MySpace arriva un bollettino contenente solo una tracklist e una data di uscita nei negozi: 15 ottobre 2007.

Nel blog (sempre su MySpace) c’è per fortuna qualche ulteriore informazione.
“I’ll Be Black 1967-2007” non è un nuovo album degli Orb né una raccolta o session qualsiasi: vuole essere un atto d’amore nei confronti del dub e le radici giamaicane del genere.
Il doppio album, che qualche sito come Juno Records già presenta come disponibile e – battendo sul tempo anche Amazon – ne mostra anche la copertina, è una raccolta di superclassici del leggendario catalogo Trojan (etichetta che compie quest’anno quarant’anni) selezionati da Paterson: da Clancy Eccles a Gregory Isaacs, da Dave & Ansel Collins a Rupie Edwards, fino agli inevitabili Lee “Scratch” Perry e King Tubby.
Sorpresa: in chiusura un pezzo degli Orb (”Tower Twenty Three”) e tre inediti sempre di Paterson con Mad Professor, sotto la sigla MadOrb (”Beyond The Realms Of The Orb”, “Hole In The Sky” e “9.27 To Norbury”).
Come dire: questo è il passato del nostro dub, eccovi anche un assaggio del futuro.
Immagine tratta da http://www.juno.co.uk/products/284491-01.htm.
3/08/2006
Scrittore di fumetti prolifico e di culto, Alan Moore non è nuovo al mondo della musica: sono piuttosto note le sue collaborazioni nel corso degli anni ‘80 e ‘90 con David J. dei Bauhaus (citato anche in “V For Vendetta”), le sue performance magico-teatrali e anche i suoi testi per canzoni trasposti da autori spagnoli in forma fumettistica.
Un po’ meno noti -e sopratutto meno visti- sono gli inizi come autore completo (testi e disegni) per il settimanale musicale britannico “Sounds”. Sulle pagine di questa testata, tra il 1979 e il 1983 e con lo pseudonimo di Curt Vile, Moore ha firmato la striscia musical-investigativa “Roscoe Moscow” e la satira sci-fi “The Stars My Degradation”.
Si tratta di materiale che sinora non è mai stato raccolto o ristampato e giunge quindi estremamente benvenuta l’iniziativa amatoriale resa nota in questi giorni sulla community dedicata a Moore su LiveJournal.
Un appassionato ha recuperato su eBay copie del giornale, provveduto alla scansione e ripubblicato online una quarantina delle strip realizzate da Moore. Queste si vanno ad aggiungere ad un archivio di lavori Moore su sito 4 color heroes che ha raggiunto già quota 69 strip e intende proseguire la raccolta e diffusione dei fumetti apparsi su “Sounds”. Si tratta di un’iniziativa che, nonostante o forse proprio per la sua dimensione amatoriale e estremamente dubbia a livello di diritti, troviamo lodevole e da pubblicizzare per il suo contributo culturale oltre che storico sul connubio fumetto e musica.
9/06/2006
Ogni quattro anni la storia si ripete: i Mondiali di calcio invadono gli schermi televisivi, la radio, le vite degli italiani e di tutti quei popoli devoti al rito del dio pallone… milioni di persone passeranno settimane incollate agli schermi o quando ne saranno lontani si ritroveranno a consultare siti web, gazzette dello sport, a gironzolare con addosso magliette della squadra del cuore e – come avviene da tempo – a comprare dischi più o meno di qualità assemblati per l’occasione.

In Inghilterra l’inno ufficiale è World at Your Feet a firma Embrace, per il quale si annuncia che è anche stato scomodato un remixer di lusso, nientemeno che Paul Oakenfold.
L’Italia avrà invece Cuore Azzurro, interpretata dai Pooh e da vari calciatori della Nazionale, disponibile dal 9 giugno in cd (anche in edicola) nonché nei migliori (?) music store digitali (è già scaricabile da Apple iTunes).
Ci sono poi gli inni ufficiali di tutta la manifestazione, anch’essi già presenti in iTunes e raccolti nell’album “Voices from the Fifa World Cup“.

Ma tra brani più o meno di qualità, ne vogliamo segnalare uno davvero atipico, folle e per certi versi geniale.
Si tratta del pazzesco inno “non ufficiale” composto dai McGovern, gruppo inglese già noto per il suo alias The Who Boys, autore di una lunga serie di allegre violazioni di copyright (ed in particolare di un intero album di mash-up tra brani di Who e Beach Boys…).
Li abbiamo pescati su Myspace; i loro brani sono perlopiù MP3 gratuiti; la label è la fantomatica Normal Records e la loro manager Sallie Fellowes (ex moglie di Bill Drummond dei KLF).
Con un curriculum del genere, la canzoncina con un coretto orecchiabile “Na na na na na” è piena di espressioni piuttosto pesantine per non dire volgari, cori da stadio, sample radiofonici che inneggiano a Ronaldo e Rivaldo e nel complesso è una allegra nonché inedita celebrazione… delle gesta degli hooligan (!).
Il ritornello si conclude con “International world class hooligans… you’re going home in a fuckin’ ambulance!!”.
Talmente scorretto da risultare divertente e persino geniale: in tempi di politically correct, una vera boccata d’aria fresca… che aspettano le major a metterli sotto contratto?