Materiale inutile e dannoso: Patrizia D’Addario – “All I Want”

Mentre la diretta interessata si trova in quel di Sanremo per promuovere il suo presunto nuovo singolo (?), MusicBlob è in grado di anticipare che è già online su Amazon.com dal 10 febbraio 2010 “All I want”, inutile brano eseguito da Patrizia D’Addario, la escort coinvolta nelle note vicende politico-scandalistiche che affliggono il nostro paese.

Il pezzo, disponibile (perché?) per il pubblico americano a 89 centesimi di dollaro è pubblicato dalla oscura G Records, etichetta italiana che sembrerebbe specializzata in materiale dance e canzoncine per bambini e distribuito dall’altrettanto inutile aggregatore digitale Believe Digital.

Riportiamo qui l’embedding del materiale presentato da Believe aggiungendo che non è stato possibile accedere al brano sul Nokia Music Store, mentre per quanto riguarda Apple iTunes, nonostante il widget di Believe presenti un link, il brano non sembra esistere nel popolare store di Cupertino.

Il brano, che presenta una bassline che somiglia pericolosamente a mezzo giro del basso di “Stand by me” di Ben E.King, potrebbe essere tranquillamente un pezzo di Tila Tequila e non sappiamo se ciò possa essere considerato un complimento. ;)

Di sicuro suona comunque molto meglio del karaoke recentemente esibito in rete dalla signorina Noemi Letizia, di cui si è parlato in precedenza in questa sede.

Noemi Letizia e la spazzatura MIDI

Lo so, sto contravvenendo a ogni regola. Parlare male di una persona significa comunque parlarne. Quindi finirò per fare indirettamente pubblicità a una persona che meriterebbe solo l’oblio.
In ogni caso, diciamo che quanto qui riportato – di cui mi assumo la responsabilità – è solo ai fini della corretta informazione, più che per parlare (bene o male) di un personaggio.

Dunque, diversi siti web e testate cartacee hanno titolato cose come “Sorpresa, Noemi Letizia canta sul web un brano di Mariah Carey” (titolo presente sulla homepage di Repubblica).

Adesso, già “canta” è una parola grossa.
E l’inglese maccheronico del tipo “ol ai uont for crìsmas” e “meik mai uìs cam tru” sarebbe già stato abbastanza; ma incensare una simile performance su una base MIDI presumibilmente scaricata dalla Rete e per di più eseguita malamente con suoni indegni di un PC portatile di media qualità, appare davvero un filo eccessivo.

Al pubblico delle testate non specializzate diciamo solo: Noemi Letizia non ha inciso nessun disco, ha solo fatto un po’ di karaoke su una base (suonata male) probabilmente sul computer di un amico. Materiale impubblicabile e indegno della media di certi reality show, come vi potrà confermare qualsiasi professionista del settore. A livello qualitativo c’è di meglio su almeno metà delle pagine musicali amatoriali di MySpace.

A Noemi Letizia invece diciamo: se non fosse come sopra, ma lei avesse magari anche sborsato del denaro per ottenere quel risultato, le auguro di non aver pagato più di 50 Euro. Per il futuro, ho un amico che per il quadruplo di quella somma le potrà fornire un risultato infinitamente migliore. In alternativa, sul sito Karaoke Version è disponibile una base che – al costo di 1 Euro e 99 centesimi – suona meglio di quella da lei utilizzata e presenta dei backing vocals decisamente più professionali.

Buone Feste (fatte e da fare),
Nicola Battista.

Hey, there’s pirate music in my Qtrax…! A Musicblob exclusive

The last find about that improbable digital distributor called Qtrax happened here at Musicblob this morning: there’s apparently pirate music in Qtrax (!).

Pirate what? Qtrax theorically should be the legalization of peer-to-peer legalizzato, meaning that if someday they ever allow downloading of a Madonna album (everbody is wondering if they ever will be able to do that…) the copyright owners involved would be compensated with the supposed advertising money.

But there seems to be a problem when somenthing that shouldn’t exist at all appears on the market among official releases.
By entering “KLF” in Qtrax, one can find several tracks from the British duo formed in late 1980s – early 1990s by Bill Drummond and Jimmy Cauty.

White Room

Most of this material comes out of compilations and “The White Room” album which, probably for some contractual reasons, remained available in USA despite the whole record catalogue of this group has been deleted and withdrawn from the market several years ago by the artists themselves.

But, incredibily, “Ultra Rare Trax” can be seen listed as if it was an official release; this is a compilation of rare and alternated versions circulated on cd in 1993. Examining band discography, one can see that it is a bootleg, and it is even part of a larger series with the same title. Even if these cds were professionally printed, the tracks were often ripped off vinyls.
This material may be loved and sought by hardcore fans, but entirely illegal. Finding it in Qtrax – even if not currently downloadable for the known troubles with this service – surely seems weird and rises more doubts on the genuineness of the project.
Looking for “Ultra Rare Trax” more similarly unofficial publications appear about Orb, Kraftwerk, Duran Duran, Frankie Goes To Hollywood, Erasure, OMD.

Not mentioning royalty payments (we doubt that Qtrax went back to the real copyright owners of the tracks included in these pirate collections) one might wonder: where did they find the master recordings, did they buy them off some market stall?

Pictures take from the Qtrax software, freely downloadable at www.qtrax.com.

Toh, c’è musica pirata in Qtrax…!

L’ultima scoperta sull’improbabile distributore digitale denominato Qtrax è capitata per caso a noi di Musicblob stamattina: c’è musica pirata in Qtrax (!).

Pirata in che senso, direte voi? Qtrax in teoria dovrebbe essere peer-to-peer legalizzato, quindi se mai un domani dovesse concedere di scaricare un album di Madonna (e chissà se mai ci arriveranno…) i titolari dei relativi diritti verrebbero compensati dai fantomatici introiti pubblicitari.

Il problema però si pone quando qualcosa che proprio non dovrebbe esistere viene a trovarsi sul mercato tra le uscite ufficiali.
Digitando “KLF” in Qtrax si trovano diversi brani del duo britannico formato a fine anni ‘80-inizio anni ‘90 da Bill Drummond e Jimmy Cauty.

White Room

Per la maggior parte materiale che arriva da compilation e dall’album “The White Room” che, probabilmente per qualche motivo contrattuale, in America da sempre è rimasto reperibile nonostante nel paese d’origine l’intero catalogo discografico della formazione sia stato ritirato dal mercato diversi anni fa per volere degli artisti stessi.

Se non che, incredibilmente, viene listato come fosse un disco ufficiale “Ultra Rare Trax”, compilation di brani rari e versioni alternative circolata su cd nel 1993. Come si può rilevare consultando una discografia del gruppo, è un bootleg, peraltro parte di una corposa serie con lo stesso titolo. Anche se questi dischi erano stampati professionalmente, i brani erano spesso masterizzati da vinile.
Materiale amato e ricercatissimo dai fan più accaniti, ma del tutto illegale. Trovarselo davanti su Qtrax – anche se non scaricabile al momento per i noti problemi del sito – fa un certo effetto e solleva ulteriori dubbi sulla genuinità del progetto.
Cercando “Ultra Rare Trax” vengono fuori analoghe pubblicazioni non ufficiali dedicate a Orb, Kraftwerk, Duran Duran, Frankie Goes To Hollywood, Erasure, OMD.

A parte il pagamento delle royalties (dubitiamo che Qtrax sia risalito ai reali aventi diritto dei brani contenuti in queste raccolte pirata) viene anche da chiedersi: ma i master dove li avranno recuperati, sulle bancarelle?

Immagini tratte dal software Qtrax, scaricabile gratuitamente da www.qtrax.com.

Esclusiva di MusicBlob: Quanto vale Amazon Mp3?

94 dollari e poco più. Una cifra non eclatante. In Euro, di questi tempi, davvero pochino, a causa del cambio altamente sfavorevole. Eppure possono essere una cifra interessante e rivelatrice di molte cose, se questa somma sono il vostro primo introito dalla vendita di musica digitale su Amazon, tramite, detratta la percentuale di un noto aggregatore/distributore.

Risposta alla domanda che ci siamo posti nel titolo di questo articolo: forse un quinto di Apple iTunes e tanto quanto (forse più?) di eMusic.

Senza voler scendere in dettagli (alcuni dei quali peraltro riservati per motivi contrattuali), i dati sono frutto di una elaborazione personale di schede relative a un gruppo di release distribuite nei maggiori negozi di musica digitale del mondo ed in particolare del mercato statunitense, che continua a essere quello più importante. I generi musicali considerati sono il jazz e l’elettronica (con materiale indipendente e poco conosciuto dell’ultimo decennio). Ma questo rileva poco.

Se quel gruppo di dischi ha incassato circa 500 dollari in un mese da Apple iTunes, e poco meno di cento da Amazon, sembra abbastanza agevole raffrontare le due cifre.
Il raffronto con eMusic è un po’ più difficile, perché lo stesso gruppo di dischi non appare in maniera omogenea su questo “store” ed è anche – nel caso preso in esame – diverso il processo distributivo (in altre parole: a parte chi scrive, non c’è un altro intermediario di mezzo, quindi c’è un 9% di differenza sulla percentuale al distributore).

Detto questo, eMusic è il n.2 del mercato di musica digitale, subito dietro Apple; se tali cifre si confermeranno nei prossimi mesi (e il gruppo di dischi preso in esame in passato ha mostrato un andamento abbastanza in linea con quello che poi era il mercato globale, vendendo molto su Apple e molto meno su altri siti e servizi, ma più o meno rispecchiando con alcune variazioni quello che è l’andamento generale), Amazon che pure resta lontano da Apple, pareggia o addirittura scalza eMusic dalla sua seconda posizione.

Un piccolo dato di pubblico dominio per fare qualche raffronto: nel settembre 2007, Derek Sivers del distributore CD Baby ha diffuso dati relativi alla distribuzione digitale a tutto il luglio 2007 (CD Baby era partito circa 3 anni prima). Con l’unica differenza di eMusic (che però ha una relazione non proprio felicissima con CD Baby e non pubblica più l’enorme repertorio di esordienti distribuiti da Sivers e soci), è forse l’unica tabella in grado di dire quanto valgono molti strombazzatissimi servizi di distribuzione digitale in giro per il mondo.

Sconcertanti i dati di MSN Music (che fanno riferimento al solo mercato USA, per il resto del mondo era uno store gestito da OD2/Loudeye) e Sony Connect (di cui era stata annunciata la chiusura, di fatto poi non avvenuta), entrambi sotto l’1%. E anche Liquid, che pure fornisce la grande catena Wal-Mart, non è che se la passi meglio.
Le sole vendite di Apple iTunes negli Stati Uniti valgono il 67%; sommando gli altri negozi Apple si sale oltre l’82%. Poi ci sono Rhapsody, Napster e Musicnet. Con l’arrivo di Amazon, saranno questi nomi a subire il primo scossone, a meno che manovre come la rimozione del DRM da parte di Napster non portino benefici di qualche tipo.

Torniamo un attimo ai nostri 94 dollari e al nostro gruppetto di dischi: quello che fa spavento è che in un mese il campione preso in esame ha incassato su Amazon quasi il triplo di tutto quanto ricavato da MSN Music o Sony Connect dall’inizio. Anche Liquid/Wal-Mart viene superata anche se di poco, come pure OD2/Loudeye (già fatto in Amazon quasi il doppio delle vendite accumulate in alcuni anni su OD2). Il che appare assurdo: questo distributore fornisce moltissimi nomi prestigiosi in diversi paesi: MTV, AT&T, Media World, Tiscali, Nokia… E diversi altri ha fornito in passato (Coca-Cola, per dirne uno). A quanto pare, per vendere qualcosa, non basta essere presenti per alcuni anni in una marea di store-fotocopia associati a marchi noti.

Nella tabella complessiva di CD Baby, OD2 (indicato in maniera un po’ imprecisa come “Nokia/OD2″, anche se in realtà i brani appaiono anche negli altri negozi riforniti dal distributore un tempo di proprietà di Peter Gabriel) ha in effetti una percentuale irrisoria (0,2%).

Riassunto: Amazon non è e non sarà un servizio improvvisato e senza futuro come molte cose in circolazione; è ancora da vedere se le vendite generate sono una quota di mercato aggiuntiva o se la società di Jeff Bezos sfilerà un po’ di clienti ad Apple e un po’ ad eMusic (che non ha il repertorio major). C’e’ da dire che però eMusic ed Amazon sono complementari (i due repertori non sono sovrapponibili; inoltre il primo – leader indiscusso per il repertorio indipedente di qualità – ha prezzi decisamente più bassi).
Per farla breve, non è detto che eMusic vada fuori mercato per questo o che vengano erose quote importanti ad Apple.

Di certo è in ballo il posto n.2 del mercato (Amazon potrebbe eguagliare o superare di poco eMusic in breve tempo); per il resto di sicuro è arrivato un terzo incomodo notevole, in un momento di debolezza di Rhapsody e Napster, che appaiono statici, vecchi e incerti sul futuro: se osserviamo ancora le tabelle di CD Baby, Amazon potrebbe in un anno raggiungere quanto fatto da Rhapsody in quattro anni; e in altri sei mesi eguagliare anche il totale delle vendite su Napster.

In poche parole, dai primissimi dati, Amazon “is here to stay”.

Il regalo di Natale di CD Baby

Fa sempre piacere sapere che la musica che stai vendendo in Rete ha registrato un qualche riscontro in termini di vendite; fa ancora più piacere apprendere che questa settimana si riceveranno un centinaio di dollari per quelle vendite, anche se non è un importo che ti cambia la vita.
Ma l’aggregatore/distributore CD Baby e il suo fondatore Derek Sivers hanno superato se stessi: non paghi di aver distribuito negli anni una somma enorme ad artisti ed etichette spesso sconosciuti, avendo da tempo stabilito il martedì come “giorno di paga” settimanale per le royalties, hanno rispettato la scadenza anche se… il martedì era il giorno di Natale.
Così, se ieri mattina dal sito si poteva vedere come già partito un pagamento per chi ne aveva diritto (ma spesso l’effettivo accredito su conto Paypal viene differito di alcuni giorni) la sorpresa clamorosa e inedita è trovare l’accredito su Paypal la sera stessa con il subject “CD Baby sales payment … on Christmas!” e all’interno del messaggio la citazione “… and to all a good night!” (”…E a tutti una buona notte!”) che poi è il finale di “Twas the night before Christmas“, classico letterario natalizio attribuito a Clement Clarke Moore.
Un “regalo di Natale” inaspettato da uno che alla musica e agli artisti ci tiene davvero: Derek “Babbo Natale” Sivers.

Vorrei plagiare come Biagio Antonacci (?)

Non siamo i primi a parlarne e non saremo gli ultimi: in Rete già circolano parecchi commenti sul videoclip de “L’Impossibile” di Biagio Antonacci e sul presunto plagio di un video dei Santo Niente.

Una volta dato uno sguardo al video di Antonacci (diretto dallo stesso interprete e relativo a un brano incluso nell’album “Vicky Love“, uscito a marzo 2007 con la major Universal), soprattutto alla parte iniziale, confrontate ora con quello del brano “Luna Viola” dei Santo Niente (diretto da Leone Balduzzi e realizzato nell’autunno di due anni prima, come testimonia il blog dell’epoca del frontman/leader del progetto, Umberto Palazzo e incluso nell’album “Il Fiore dell’Agave”, uscito per l’indipendente Black Candy).

Commentano i Santo Niente in un messaggio inviato ai loro contatti: “Non che ce ne freghi particolarmente, ma quando qualcuno si espone al ridicolo con tale voluttà è quasi un peccato non accontentarlo (l’uomo si vanta pure di essere l’autore del video)”.

Che dire? Il mito del “plagio inconscio” può riguardare anche i grandi; ci sarebbe cascato anche George Harrison per una composizione musicale, come è noto: solo che poi Harrison per chiudere elegantemente la storia finì per comprare l’originale…

Grateful Dead: problemi sul sito e “auto-boicottaggio” in casa Rhino?

Grateful Dead: Skull & Roses

Nella “notte delle streghe” c’è uno spirito che sembra non avere pace: è quello dei Grateful Dead.
Un messaggio nei forum di Archive.org ha per subject “Non c’è bisogno di boicottare la Rhino, a quanto pare lo stanno già facendo da soli”. Rhino è la succursale del gruppo Warner Music che da circa un anno ha in mano sito e (immenso) back catalogue del gruppo. Nessuno dei due gestito in maniera particolarmente brillante, finora: www.dead.net è andato offline nel corso del 2006 e – sarà un caso – di nuovo pareva avere problemi durante l’appena trascorsa notte di Halloween 2007 (veniva visualizzata una pagina bianca con un messaggio d’errore).

Live/Dead: Remastered

Per non parlare della controversia sugli MP3 live del gruppo – un tempo liberamente distribuibili – e della gestione delle ristampe che va quantomeno a rilento.
Su Archive.org, l’utente “elbow1126″ fa notare che non solo al momento non è possibile acquistare nulla di stampato relativamente al concerto del Fillmore West del 1969, ma se ci si reca su iTunes sono disponibili trenta album: apparentemente circa un terzo di quelli che dovrebbero essercene.
Se questo è ciò che accade con il materiale disponibile fino a poco fa, che sarà dei tanti brani mai pubblicati ufficialmente o da lungo tempo in attesa di ristampa?

Da un controllo effettuato il 1 novembre, ci risultano però ben 98 titoli dei Dead su iTunes disponibili per lo “store” americano (per l’Italia, si scende a soli 20: prendetevela con i competenti uffici licensing…).
Che è successo dunque? Solo un fan che ha avuto qualche abbaglio? (Ma di Dead.net offline fino a un attimo fa siamo stati testimoni oculari… e lo store non è al momento accessibile)

Sarà ovviamente un caso; ci piace comunque pensare che il “down” della notte di Halloween su Dead.net e i “trucchetti” con gli album che appaiono e scompaiono siano “messaggi” non del tutto casuali… ;)

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