Cuffie AKG K551 White: “prova su strada”


Escono da una confezione rigida e massiccia che sembra voler trasmettere da subito l’idea di “solidità” del contenuto: e se dovessimo indicare al volo un pregio per cui scegliere le cuffie AKG K551 White, certamente la prima cosa che si nota è la struttura in metallo che è tanto comoda e ben regolabile quanto solida e indistruttibile.

La prova dell’ascolto è ben superata, anche se ovviamente utilizzare una cuffia del genere per sentire mp3 non di qualità eccelsa potrebbe farvi storcere il naso. Ma in quel caso diremmo che no, non è colpa dell’accessorio, ma del file eccessivamente compresso.

Tra i “contro”, il cavo troppo corto (1,2 metri; ma attenzione: la cosa è intenzionale).

Perché se è vero che un cavo del genere va benissimo per ascoltare musica da smartphone e lettori, delle cuffie non esattamente di fascia economica come questa dovrebbero avere un cavo anche pensato per chi, come il sottoscritto, vorrebbe utilizzarle al computer e/o nel “music studio” casalingo; e a volta la posizione del PC – tower piazzato sotto un tavolo e cose del genere – potrebbe essere tale da trovarvi un po’ al limite, con un cavo del genere.

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Lock-in? Quale lock-in?

L’attuale posizione di Apple nel campo musicale secondo molti è basata sul “lock-in” provocato da iTunes ed iPod.

Steve Jobs con iPodL’azienda di Cupertino cioé sfrutterebbe indebitamente la vendita di musica protetta riproducibile solo con il bianco erede del walkman come effetto di dissuasione sugli utenti (acquirenti): cambiando marca di riprodutttore perderebbero la possibilità di ascoltare la loro (tanta?) musica che ormai hanno nel formato AAC con il DRM Fairplay.

Steve Jobs nella sua recente “lettera aperta” ha cercato di smontare queste tesi sottolineando la (bassa) media di soli dieci brani acquistati per iPod, cifre che però sono contestate e considerate tendenziose dal giovane genio della sprotezione Jon Lech Johansen.

Negli scorsi giorni sono però emerse alcune ipotesi parlano sempre di “lock-in” ma al tempo stesso danno ragione a Jobs.

iPod DrmUna di queste appartiene a Leander Kahney che in Cult Of Mac ipotizza che il “lock-in” non sia costituito più di tanto dall’investimento in brani acquistati ma del mondo di accessori ormai disponibili per l’iPod. Sarebbe proprio questo ecosistema di aggiunte, adattatori e gadget a rendere notevolmente più costoso e improbabile lo switch. E non solo degli utenti ma ache delle aziende che vivono di prodotti “made for iPod”.

Un’altra ipotesi interessante è quella che per l’utente finale il lock-in non sia causato dal Drm, ma piuttosto nella facile ed efficace sincronizzazione del PC con il walkman digitale di Cupertino.
È l’opinione di Brent Schlender su CNN Money che , seppure inciampa sul contesto della lettera di Jobs e rende la questione americanocentrica, fa notare un dettaglio rilevante: che il vecchio mantra degli utenti di iTunes, “Rip, Mix, Burn” con l’arrivo e l’imposizione globale dell’iPod si sia ormai trasformato in un “Rip, Mix, Sync.”

Immagini tratte da www.coolest-gadgets.com e da www.defectivebydesign.org

Sex and Drm and Rock n Roll

La situazione del lettore digitale di Microsoft assomiglia sempre di più al titolo di un noto brano del cantante Ian Dury.
logo ZuneSostituendo le droghe con il DRM, la gestione dei diritti tramite protezioni sui file, abbiamo “Sex and DRM and Rock n Roll”: una descrizione ironica e sommaria ma anche veritiera e rivelatrice delle ultime mosse di Redmond nella sua sfida ad Apple.

Cominciamo dalla fine, dal Rock N Roll.
Secondo le ultime notizie pare che la quota minima sindacale di contenuto musicale sarà garantita dal NME, il New Musical Express. Lo storico giornale musicale britannico fornirà infatti editoriali “rock” per lo Zune Marketplace, il servizio di musica e informazioni che Microsoft ha attrezzato per i possessori di Zune: un simil-iTunes Music Store con cui spera di ripetere o addirittura superare la sinergia dispositivo/servizio.

Per il DRM non possiamo fare di meglio che suggerire la lettura dell’articolo “Tutti contro Zune” apparso su MusicBlob a metà ottobre. Aggiungiamo solo che nel frattempo c’è già chi -tra i più smaliziati- ha trovato il modo di aggirare le contormisure anticondivisione “Made in Redmond”.

Zune... socialE il sesso?
Se si considera che nell’immaginario promozionale dello Zune ci sono almeno due immagini molto equivoche e il nome del dispositivo in ebraico sia una parola interdetta sinonimo di copula, non pare azzardato affermare che il sesso c’è.

Se poi le allusioni aiuteranno davvero a contrastare l’iPod o perlomeno a far vendere qualche Zune in più è tutto da dimostrare.

Tutti contro Zune

Non è stato ancora messo in commercio ma ha già raccolto una notevole dose di critiche.

riproduttori ZuneE’ il traguardo in negativo che sta conquistando il nuovo player digitale Zune di Microsoft che dopo le perplessità sul sistema virale di DRM alla base della condivisione wireless di contenuti si è ritrovato stato oggetto di considerazioni tutt’altro che positive da parte di due personaggi importanti della musica digitale.

Il primo è Michael Robertson che agli inizi di ottobre ha coniato il termine “zuned” come sinonimo per la perdita dei diritti del consumatore sulla propria musica. Robertson non è nuovo a filippiche contro le protezioni e Microsoft pare avergli suggerito una splendida metafora nonché un altro eccellente esempio di come lucchetti e limitazioni assurde come quelle dello Zune pongano il manico del coltello in mano saldamente alle corporazioni lasciando il consumatore con un nulla di fatto.

Ai dubbi di Robertson su Zune in questi giorni si sono aggiunti quelli di Steve Jobs di Apple, al momento l’antagonista da battere per chiunque si lanci nella vendita di walkman digitali e nella distribuzione di musica digitale online come sta facendo Microsoft, di cui è da sempre in un rapporto di amore e odio.

logo ZuneIn un’intervista con Steven Levy in cui si parla di iTunes e dell’iPod alla vigilia del suo quinto anniversario, Jobs ha liquidato il riproduttore di Redmond dal punto di vista tecnico e di usabilità affermando che non rappresenta una minaccia seria per i prodotti made in Cupertino.
Il confondatore di Apple ha fatto notare che la ricerca di altri utenti e condivisione dei brani con lo Zune è lenta e macchinosa e che francamente un ragazzo interessato ad agganciare una ragazza farebbe molto prima e meglio a passarle un auricolare.
Magari quello di un iPod?

Immagini tratte da www.microsoft.com

MP3 Player: Dell si ritira

Qualche mese fa avevamo annunciato il ritiro parziale di Dell dal mercato dei produttori di walkman digitali. In questi giorni il ritiro commerciale dal settore diventa totale.

Logo DellDa The Digital Music Weblog (che a sua volta riporta una news di Red Herring) arriva infatti la notizia che il colosso dell’elettronica sta archiviando anche il Ditty, ultimo dispositivo superstite della sua linea di lettori di MP3.

Secondo il portavoce Venancio Figueroa il player verrà venduto fino ad esaurimento scorte e non sarà seguito da altri modelli. Il Ditty era stato lanciato nel settembre dello scorso anno, lo stesso mese dell’iPod Nano e come quest’ultimo aveva al suo interno una memoria Flash.

Come nel caso del DJ anche qui gli occhi sono puntati su Apple, che avrebbe calamitato su di sè l’intero mercato dei riproduttori digitali, ma la colpa delle minuscole percentuali di mercato raggiunte sarebbe sopratutto dovuta alla strategia inadeguata e ingenua da parte di Dell di proporre il Ditty nello stesso modo dei suoi PC, solo ed esclusivamente online.

Immagine tratta dal sito www1.us.dell.com

iPod U2 Special Edition: giallo risolto!

il coupon per il download del video presente nella confezioneGiovedì scorso su MusicBlob abbiamo riferito del giallo sorto sui 30 minuti di video in omaggio con l’edizione speciale dell’iPod per i fan degli U2.

A distanza di qualche giorno arrivano fortunatamente diversi segnali che chiariscono definitivamente la situazione.

Abbiamo infatti avuto una duplice conferma: sia una comunicazione dell’addetta di Apple Italia (che ringraziamo) che un acquirente sul sito tevac.com diradano le incertezze: gli utenti italiani possono effettivamente fruire del servizio e scaricare il filmato dal vivo della band irlandese utilizzando il coupon incluso nella confezione.

Immagine tratta da www.tevac.com

L’iPod U2 Special Edition ed il giallo dei 30 minuti di video

L’annuncio da parte di Apple della disponibilità di un rinnovato iPod U2 Special Edition porta con sè un piccolo giallo.

La prima versione dell’iPod griffato dalla band irlandese verso la fine del 2004 controbilanciava il sovraprezzo anche con uno sconto sull’acquisto di un “Digital Box Set” [sic] un “cofanetto virtuale” di brani (“The Complete U2″) sullo Store dell’azienda di Cupertino.

La versione attuale dell’iPod U2, resa un po’ meno esclusiva dato che l’iPod da alcuni mesi è già disponibile in colorazione nera, ripropone un prezzo maggiorato rispetto al modello “comune” da 30Gb ma questa volta offre in cambio “30 minuti di video esclusivi degli U2 scaricabili da iTunes Music Store”.

Nel comunicato stampa si specifica però che il materiale video non è disponibile in tutte le nazioni.
A questo punto vengono spontanee alcune domande: quali paesi?
E l’Italia è inclusa o esclusa nell’offerta?

Il comunicato in italiano non chiarisce il dubbio e interpellata in merito la risposta dell’addetta alle relazioni pubbliche di Apple -ufficiosa e a caldo- è che gli acquirenti italiani parrebbero esclusi. E’ bastato però aspettare la giornata seguente perché il nuovo iPod comparisse sul sito italiano di Apple (e sullo store) per rimescolare le carte in tavola. Si è innanzitutto capito che i 30 minuti non sono di videoclip ma costituiscono un live esclusivo (di cui sul sito c’è un’anteprima) ma sopratutto nella pagina dell’iPod U2 si specifica che “il video è disponibile per il download solo nei Paesi in cui è attivo iTunes Music Store.”
Visto che gli italiani hanno un loro Music Store nazionale logica vuole che il video sia scaricabile e che il diritto all’omaggio ci sia. O almeno si spera.

Immagine tratta da www.apple.com

DELL: stop ai Jukebox MP3

Apprendiamo da Daily Tech che Dell ha annunciato di voler cessare la produzione e la vendita al pubblico della linea di riproduttori MP3 Jukebox.

Le ragioni addotte dall’azienda sono il basso volume di vendite e una concorrenza agguerrita da parte degli altri produttori. Dell parla di “impossibilità a competere ad armi pari con un’offerta altrettanto completa che oltre al riproduttore includa anche software e servizi”, con evidente riferimento ad Apple, al momento leader del mercato.

La decisione è limitata esclusivamente ai Jukebox e non affligge altri MP3 player come i più ridotti il DJ, tuttora disponibile sul sito web di Dell.

Immagine tratta da www.bestfreegift.com

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