Da zero a più di quattro miliardi: cinque anni di iTunes (Music) Store

Il quinto anniversario del lancio dell’iTunes Store vede l’azienda di Cupertino ancora saldamente in vetta per quanto riguarda la vendita musica.
iTunes Store 2007Alla data del 28 aprile non sono stati rilasciati dati aggiornati ma quelli nel comunicato di fine febbraio 2008 parlano di Apple ormai “oltre quattro miliardi” di brani di cui venti milioni di canzoni piazzate nella giornata di Natale 2007.

Il superamento dei quattro miliardi di brani è stato menzionato ufficiosamente già a metà gennaio e si inserisce in una progressione* che dopo gli exploit del 2004 e 2005 (in cui si è passati dai 25 milioni di metà dicembre 2003 al milione del febbraio 2006) sembra tendere ora al raddoppio annuale:

23/02/2006    1,000,000,000
09/01/2007    2,000,000,000
26/02/2008    4,000,000,000

La leadership di Apple emerge infine anche dal confronto delle quote di mercato, non più solo esclusivamente online. Oltre a milioni di clienti e miliardi di file distribuiti in questi cinque anni, secondo le rilevazioni di NPD, Apple ha scalato anche la classifica dei rivenditori a di musica negli Stati Uniti.

Distanziata la vociante concorrenza del digitale su Internet che vede Amazon MP3 e Emusic litigarsi un comunque appetibile secondo posto, Apple ai primi di aprile è riuscita a superare i CD spediti da Amazon.com ma anche le storiche catene di rivenditori Wal-Mart, Best Buy, Target e altri a seguire: una scalata che per molti versi riassume la crescita del download in digitale e il lento declino dei supporti e dei negozi.

* tutti i dati sulle vendite dell’iTunes Store sono a disposizione in un foglio di calcolo scaricabile in vari formati nell’archivio dei documenti di Storie di Apple.

Immagine di iTunes tratta da www.apple.com/itunes/download/

Hey, there’s pirate music in my Qtrax…! A Musicblob exclusive

The last find about that improbable digital distributor called Qtrax happened here at Musicblob this morning: there’s apparently pirate music in Qtrax (!).

Pirate what? Qtrax theorically should be the legalization of peer-to-peer legalizzato, meaning that if someday they ever allow downloading of a Madonna album (everbody is wondering if they ever will be able to do that…) the copyright owners involved would be compensated with the supposed advertising money.

But there seems to be a problem when somenthing that shouldn’t exist at all appears on the market among official releases.
By entering “KLF” in Qtrax, one can find several tracks from the British duo formed in late 1980s – early 1990s by Bill Drummond and Jimmy Cauty.

White Room

Most of this material comes out of compilations and “The White Room” album which, probably for some contractual reasons, remained available in USA despite the whole record catalogue of this group has been deleted and withdrawn from the market several years ago by the artists themselves.

But, incredibily, “Ultra Rare Trax” can be seen listed as if it was an official release; this is a compilation of rare and alternated versions circulated on cd in 1993. Examining band discography, one can see that it is a bootleg, and it is even part of a larger series with the same title. Even if these cds were professionally printed, the tracks were often ripped off vinyls.
This material may be loved and sought by hardcore fans, but entirely illegal. Finding it in Qtrax – even if not currently downloadable for the known troubles with this service – surely seems weird and rises more doubts on the genuineness of the project.
Looking for “Ultra Rare Trax” more similarly unofficial publications appear about Orb, Kraftwerk, Duran Duran, Frankie Goes To Hollywood, Erasure, OMD.

Not mentioning royalty payments (we doubt that Qtrax went back to the real copyright owners of the tracks included in these pirate collections) one might wonder: where did they find the master recordings, did they buy them off some market stall?

Pictures take from the Qtrax software, freely downloadable at www.qtrax.com.

Toh, c’è musica pirata in Qtrax…!

L’ultima scoperta sull’improbabile distributore digitale denominato Qtrax è capitata per caso a noi di Musicblob stamattina: c’è musica pirata in Qtrax (!).

Pirata in che senso, direte voi? Qtrax in teoria dovrebbe essere peer-to-peer legalizzato, quindi se mai un domani dovesse concedere di scaricare un album di Madonna (e chissà se mai ci arriveranno…) i titolari dei relativi diritti verrebbero compensati dai fantomatici introiti pubblicitari.

Il problema però si pone quando qualcosa che proprio non dovrebbe esistere viene a trovarsi sul mercato tra le uscite ufficiali.
Digitando “KLF” in Qtrax si trovano diversi brani del duo britannico formato a fine anni ‘80-inizio anni ‘90 da Bill Drummond e Jimmy Cauty.

White Room

Per la maggior parte materiale che arriva da compilation e dall’album “The White Room” che, probabilmente per qualche motivo contrattuale, in America da sempre è rimasto reperibile nonostante nel paese d’origine l’intero catalogo discografico della formazione sia stato ritirato dal mercato diversi anni fa per volere degli artisti stessi.

Se non che, incredibilmente, viene listato come fosse un disco ufficiale “Ultra Rare Trax”, compilation di brani rari e versioni alternative circolata su cd nel 1993. Come si può rilevare consultando una discografia del gruppo, è un bootleg, peraltro parte di una corposa serie con lo stesso titolo. Anche se questi dischi erano stampati professionalmente, i brani erano spesso masterizzati da vinile.
Materiale amato e ricercatissimo dai fan più accaniti, ma del tutto illegale. Trovarselo davanti su Qtrax – anche se non scaricabile al momento per i noti problemi del sito – fa un certo effetto e solleva ulteriori dubbi sulla genuinità del progetto.
Cercando “Ultra Rare Trax” vengono fuori analoghe pubblicazioni non ufficiali dedicate a Orb, Kraftwerk, Duran Duran, Frankie Goes To Hollywood, Erasure, OMD.

A parte il pagamento delle royalties (dubitiamo che Qtrax sia risalito ai reali aventi diritto dei brani contenuti in queste raccolte pirata) viene anche da chiedersi: ma i master dove li avranno recuperati, sulle bancarelle?

Immagini tratte dal software Qtrax, scaricabile gratuitamente da www.qtrax.com.

Esclusiva di MusicBlob: Quanto vale Amazon Mp3?

94 dollari e poco più. Una cifra non eclatante. In Euro, di questi tempi, davvero pochino, a causa del cambio altamente sfavorevole. Eppure possono essere una cifra interessante e rivelatrice di molte cose, se questa somma sono il vostro primo introito dalla vendita di musica digitale su Amazon, tramite, detratta la percentuale di un noto aggregatore/distributore.

Risposta alla domanda che ci siamo posti nel titolo di questo articolo: forse un quinto di Apple iTunes e tanto quanto (forse più?) di eMusic.

Senza voler scendere in dettagli (alcuni dei quali peraltro riservati per motivi contrattuali), i dati sono frutto di una elaborazione personale di schede relative a un gruppo di release distribuite nei maggiori negozi di musica digitale del mondo ed in particolare del mercato statunitense, che continua a essere quello più importante. I generi musicali considerati sono il jazz e l’elettronica (con materiale indipendente e poco conosciuto dell’ultimo decennio). Ma questo rileva poco.

Se quel gruppo di dischi ha incassato circa 500 dollari in un mese da Apple iTunes, e poco meno di cento da Amazon, sembra abbastanza agevole raffrontare le due cifre.
Il raffronto con eMusic è un po’ più difficile, perché lo stesso gruppo di dischi non appare in maniera omogenea su questo “store” ed è anche – nel caso preso in esame – diverso il processo distributivo (in altre parole: a parte chi scrive, non c’è un altro intermediario di mezzo, quindi c’è un 9% di differenza sulla percentuale al distributore).

Detto questo, eMusic è il n.2 del mercato di musica digitale, subito dietro Apple; se tali cifre si confermeranno nei prossimi mesi (e il gruppo di dischi preso in esame in passato ha mostrato un andamento abbastanza in linea con quello che poi era il mercato globale, vendendo molto su Apple e molto meno su altri siti e servizi, ma più o meno rispecchiando con alcune variazioni quello che è l’andamento generale), Amazon che pure resta lontano da Apple, pareggia o addirittura scalza eMusic dalla sua seconda posizione.

Un piccolo dato di pubblico dominio per fare qualche raffronto: nel settembre 2007, Derek Sivers del distributore CD Baby ha diffuso dati relativi alla distribuzione digitale a tutto il luglio 2007 (CD Baby era partito circa 3 anni prima). Con l’unica differenza di eMusic (che però ha una relazione non proprio felicissima con CD Baby e non pubblica più l’enorme repertorio di esordienti distribuiti da Sivers e soci), è forse l’unica tabella in grado di dire quanto valgono molti strombazzatissimi servizi di distribuzione digitale in giro per il mondo.

Sconcertanti i dati di MSN Music (che fanno riferimento al solo mercato USA, per il resto del mondo era uno store gestito da OD2/Loudeye) e Sony Connect (di cui era stata annunciata la chiusura, di fatto poi non avvenuta), entrambi sotto l’1%. E anche Liquid, che pure fornisce la grande catena Wal-Mart, non è che se la passi meglio.
Le sole vendite di Apple iTunes negli Stati Uniti valgono il 67%; sommando gli altri negozi Apple si sale oltre l’82%. Poi ci sono Rhapsody, Napster e Musicnet. Con l’arrivo di Amazon, saranno questi nomi a subire il primo scossone, a meno che manovre come la rimozione del DRM da parte di Napster non portino benefici di qualche tipo.

Torniamo un attimo ai nostri 94 dollari e al nostro gruppetto di dischi: quello che fa spavento è che in un mese il campione preso in esame ha incassato su Amazon quasi il triplo di tutto quanto ricavato da MSN Music o Sony Connect dall’inizio. Anche Liquid/Wal-Mart viene superata anche se di poco, come pure OD2/Loudeye (già fatto in Amazon quasi il doppio delle vendite accumulate in alcuni anni su OD2). Il che appare assurdo: questo distributore fornisce moltissimi nomi prestigiosi in diversi paesi: MTV, AT&T, Media World, Tiscali, Nokia… E diversi altri ha fornito in passato (Coca-Cola, per dirne uno). A quanto pare, per vendere qualcosa, non basta essere presenti per alcuni anni in una marea di store-fotocopia associati a marchi noti.

Nella tabella complessiva di CD Baby, OD2 (indicato in maniera un po’ imprecisa come “Nokia/OD2″, anche se in realtà i brani appaiono anche negli altri negozi riforniti dal distributore un tempo di proprietà di Peter Gabriel) ha in effetti una percentuale irrisoria (0,2%).

Riassunto: Amazon non è e non sarà un servizio improvvisato e senza futuro come molte cose in circolazione; è ancora da vedere se le vendite generate sono una quota di mercato aggiuntiva o se la società di Jeff Bezos sfilerà un po’ di clienti ad Apple e un po’ ad eMusic (che non ha il repertorio major). C’e’ da dire che però eMusic ed Amazon sono complementari (i due repertori non sono sovrapponibili; inoltre il primo – leader indiscusso per il repertorio indipedente di qualità – ha prezzi decisamente più bassi).
Per farla breve, non è detto che eMusic vada fuori mercato per questo o che vengano erose quote importanti ad Apple.

Di certo è in ballo il posto n.2 del mercato (Amazon potrebbe eguagliare o superare di poco eMusic in breve tempo); per il resto di sicuro è arrivato un terzo incomodo notevole, in un momento di debolezza di Rhapsody e Napster, che appaiono statici, vecchi e incerti sul futuro: se osserviamo ancora le tabelle di CD Baby, Amazon potrebbe in un anno raggiungere quanto fatto da Rhapsody in quattro anni; e in altri sei mesi eguagliare anche il totale delle vendite su Napster.

In poche parole, dai primissimi dati, Amazon “is here to stay”.

Il regalo di Natale di CD Baby

Fa sempre piacere sapere che la musica che stai vendendo in Rete ha registrato un qualche riscontro in termini di vendite; fa ancora più piacere apprendere che questa settimana si riceveranno un centinaio di dollari per quelle vendite, anche se non è un importo che ti cambia la vita.
Ma l’aggregatore/distributore CD Baby e il suo fondatore Derek Sivers hanno superato se stessi: non paghi di aver distribuito negli anni una somma enorme ad artisti ed etichette spesso sconosciuti, avendo da tempo stabilito il martedì come “giorno di paga” settimanale per le royalties, hanno rispettato la scadenza anche se… il martedì era il giorno di Natale.
Così, se ieri mattina dal sito si poteva vedere come già partito un pagamento per chi ne aveva diritto (ma spesso l’effettivo accredito su conto Paypal viene differito di alcuni giorni) la sorpresa clamorosa e inedita è trovare l’accredito su Paypal la sera stessa con il subject “CD Baby sales payment … on Christmas!” e all’interno del messaggio la citazione “… and to all a good night!” (”…E a tutti una buona notte!”) che poi è il finale di “Twas the night before Christmas“, classico letterario natalizio attribuito a Clement Clarke Moore.
Un “regalo di Natale” inaspettato da uno che alla musica e agli artisti ci tiene davvero: Derek “Babbo Natale” Sivers.

Prince, O)+>, Internet, le etichette e i master

A metà degli anni novanta la gente iniziò a pensare che Prince si fosse bevuto il cervello; uscite discografiche incomprensibili, simboli utilizzati al posto del nome, oscuri messaggi sulla libertà e sulla schiavitù, tutto faceva pensare che il pesante ego del nanetto di Minneapolis avesse avuto la meglio sulla sua improvvisa e incostante vena musicale. The Love Symbol Album [CASSETTE]La verità era invece che Prince stava iniziando una lunga battaglia contro la Warner Bros, la sua casa discografica fin dal lontano esordio del 1978.

In pratica Prince si rende conto (un po’ in ritardo) che i sontuosi contratti firmati per la Warner Bros hanno come clausola che i master di tutte le incisioni di Prince effettuate fino a quel momento, sono di proprietà della Warner Bros. Purple Rain, Kiss, Sign ‘O’ The Times e tutto il materiale inciso nei fortunati anni ‘80 dal nostro poliedrico musicista pop-funky, sono tutti della Warner Bros. Certo, il nelson continua a prendere soldi per i suoi diritti di autore, e anche tanti soldi, ma non può decidere niente sul suo catalogo passato.

Dopo questa rivelazione il Prince cerca di esaurire il suo contratto con la Warner Bros, annuncia che da ora in poi terrà per sé i brani a cui sta lavorando, incidendo solo materiale di repertorio per dovere contrattuale.
ComeCerca di fare uscire un balletto sinfonico, si nasconde dietro lo pseudonimo di Tora Tora per il secondo album della sua band, assume come nome l’impronunciabile simbolo O)+> con cui firma una delle sue più grosse hit “The most beautiful girl in the world”, che esce per una piccola etichetta discografica lo stesso anno (1994) in cui la WB manda alle stampe ‘Come’, disco al limite dell’invendibile, sulla cui copertina capeggiano le date di nascita e di morte di Prince stesso.

La lotta è aperta e solo nel 1996 si arriva ad patto i cui termini si verranno a sapere solo molti anni dopo: Prince lascia alla Warner Bros un certo numero di dischi ‘finiti’, con i quali la WB ritiene concluso il contratto, e il Prince si impegna a non fare uscire altri dischi a nome ‘Prince’ fintantoché la WB non avrà pubblicato quelli in suo possesso.

Girl 6: Original SoundtrackStrette di mano, la WB non perde tempo e sempre nel 1996 manda alle stampe ‘Girl 6′, colonna sonora dell’omonimo film di Spike Lee, composta da materiale di repertorio, qualche rara ristampa e qualche inedito, e già che le rotatorie sono avviate pubblica anche Chaos and disorder, strano disco in low-fi che raccoglie una serie di demo-tape rockeggianti del nostro.

Chaos and Disorder

Prince onora a modo suo il contratto: a pochi mesi dall’uscita di chaos and disorder annuncia che il nuovo disco di O)+> è pronto: si tratta di ‘Emancipation’, un triplo cd di brani inediti, che mostrano un Prince tornato ragazzino giocare con tastiere e batterie elettroniche, producendosi in una discontinua opus-pop che la EMI si arrischia a pubblicare. Nelle note di copertina il folletto annuncia che anche il suo balletto Kamasutra è pronto, per non parlare di ‘Crystal Ball’, album che dovrebbe raccogliere alcuni tra i tanti inediti bootlegati negli ultimi decenni. Il tutto non tramite la WB ovviamente, ma neppure tramite la EMI: i dischi arriveranno solo per chi compererà i dischi direttamente da Prince, attraverso internet. E la carta di credito ovviamente. E siamo ancora nel 1996.

Emancipation

Nel 1997 Prince annuncia via internet di aver finito un nuovo album acustico di brani inediti, ‘The Truth’. Chi lo vorrà avere dovrà mandare un offerta a suo piacimento al suo ente di beneficenza love4oneanother.

Crystal Ball

L’esperimento, che sarebbe piaciuto tanto ai fan dei Radiohead, resta tale, tanto che nel 1998 il Crystal Ball si materializza in un ricchissimo quintuplo, contenente il nuovo album ‘The Truth’, il famigerato balletto ‘Kamasutra’ e tre cd pieni di inediti e chicche composti dal 1983 in poi. A questi si aggiungerà una cassetta regalo firmata new power generation, con un brano inedito live, ‘The War’, della durata di circa 26 minuti.
I poveri fan del principe non hanno ancora avuto modo di assimilare il quintuplo che Prince, anzi i new power generation, annunciano un nuovo disco in uscita per l’estate: newpowersoul (1998), dove Prince, anzi O)+> folleggia da uno strumento all’altro, cantando tutti i brani.

1999 New Master

Si avvicina il 1999 e la WB fa di nuovo sentire la sua voce ristampando il singolo ‘1999’, una hit di Prince del 1982. Il maestro non la prende bene. Annuncia che la cosa lo secca, che quel brano è suo, che i master sono in mano della WB e che per riavere i suoi master e poter decidere dei suoi stessi brani reinciderà il suo intero catalogo, in una nuova edizione. Per cominciare rifà proprio 1999, e -non potendo usare il nome Prince per firmare il brano- lo pubblica con il titolo ‘Prince and the revolution 1999 the new master’. Così, per chiarezza. Il cd mostra comunque una inaspettata utilità come sottobicchiere e il progetto ‘the new masters’ lentamente svanisce nel nulla.

La WB decide di cavalcare la tigre di 1999 e lo stesso anno annuncia l’uscita di ‘the vault… old friends for sale’, disco di brani inediti firmati Prince, lasciati alla WB per dovere contrattuale.
Rave Un2 the Joy FantasticIl nostro amico allora annuncia contestualmente l’uscita di un nuovo disco di O)+>, Rave Un2 the joy fantastic, ancora brani inediti, distribuiti dalla Arista e prodotti da un vecchio amico di O)+>, il fedele Prince. Non tanto schizofrenia, ma marketing: non tutti hanno seguito le peripezie del Nelson e mettere da qualche parte in copertina il nome Prince non fa male.

NPGMC vol.1 I dischi vanno malaccio tutti e due e Prince nel 2001 decidere di lasciar perdere i cd e lancia il NPGMC, che sta per New Power Generation Music Club. Un club ad abbonamento che permette di poter scaricare ogni mese live, video e inediti di Prince in formato MP3. Il club andrà avanti in questa forma per un intero anno sfornando circa tre ore di musica inedita. Ma la cosa davvero importante del 2001 è che la WB stampa ‘the very best of Prince’, disco di per se trascurabilissimo, se non fosse che la sua uscita chiude il vincolo contrattuale del 1996. Prince in una improvvisa conferenza stampa annuncia che si chiama di nuovo Prince, e di lì a poco esce “the rainbow children”, complesso concept album jazzato che -finalmente- dopo sette anni da ‘Come‘, porta la firma Prince.

Nei due anni successivi Prince si toglie alcuni sassolini dalle scarpe, ovvero fa quello che vuole e tutto quello che una casa discografica non gli avrebbe mai fatto fare: pubblica ‘one night alone’, demo-cd piano e voce di brani inediti, ‘One Night Alone’ triplo cd live, ‘Xpectation’ album in mp3 completamente strumentale, e soprattutto “n.e.w.s.” poderoso album di quattro tracce di 15 minuti ciascuna, North, East, West, South, dove jam session, minimalismo e ambient si incontrano in un territorio ancora del tutto strumentale.

N.E.W.S

La stampa quasi non se ne accorge, lontano dalle grandi etichette discografiche i lavori di questo periodo non lasciano quasi traccia nel giornalismo specializzato, segno che gli album da ricordare sono quelli che la casa discografica ti manda da recensire in redazione.
Anche Prince se ne rende conto e tira i remi in barca. ‘Musicology’ (2004), ‘3121’ (2006) e ‘Planet Earth’ (2007) vedono Prince tornare nelle braccia delle grandi etichette discografiche con dischi a basso profilo, minore inventiva e maggiore commerciabilità.

Musicology

Alla fine di una lunga battaglia contro l’industria discografica Prince sembra tornare all’ovile, con una sostanziale differenza rispetto al momento di rottura: i master sono suoi e le etichette adesso hanno una funzione solo distributiva e di promozione, tanto che con ‘Planet Earth’ Prince si è preso la soddisfazione di far distribuire in inghilterra con il Daily Mail migliaia di copie gratuite del suo disco, bypassando del tutto il canale tradizionale (che c’è rimasto malissimo).

Internet quindi come canale per una maggiore autonomia dell’artista?
Forse, ma la regola vale solo per chi se lo può permettere e forse solo per poter ricontrattare nuove condizioni con la tanto biasimata, ma potente, industria discografica.
Specie se sei una popstar miliardaria eh.

Immagine del CD del NPGMC tratta da www.largeroomnolight.com

La morte (online) dei Grateful Dead

Incominciarono a morire nel 1995, con lo shock per la prematura scomparsa del leader Jerry Garcia, a soli 53 anni, dopo trent’anni di esplorazioni musicali a 360° e un folto numero di devoti “deadheads” al seguito.

Jerry Garcia (With Guitar) Music Poster Print - 11\

Eppure sopravvissero, non solo grazie alla loro immensa eredità musicale che va ben oltre il “rock” o quella “psichedelia” che pure li aveva visti in prima fila. Sopravvissero i side project, come il gruppo The Other Ones, formato dai membri superstiti; o Phil Lesh and Friends, giusto per citare un paio dei principali “spin-off” dei Grateful
Dead
.

There and Back Again

Sopravvisse l’immensa discografia; soprattutto, lo spirito del gruppo rimase vivo grazie a ciò che li aveva sostenuti lungo tutto l’arco della loro esistenza: un gran numero di estimatori e le loro registrazioni amatoriali; l’usanza del “tape trading”, lo scambio delle registrazioni su cassetta che è stato l’antesignano dell’odierno filesharing, è praticamente nato con loro.

Quando la Rete prese piede, i Grateful Dead ne abbracciarono in pieno la filosofia: mentre i legali del gruppo combattevano bootleg commerciali apparsi su siti come Ebay, allo stesso tempo una apposita “policy” consentiva lo scambio dei file MP3 dei concerti dal vivo, senza fini di lucro.

Altro che Napster e copyright a tutti i costi; altro che licenze Creative Commons, che erano ancora di là da venire.

Di tutto ciò, purtroppo, resta poco.

Lo scorso anno la seconda “morte” dei Dead: un accordo decennale di licenza con la Rhino (etichetta del gruppo Warner) cedeva il controllo di 13.000 registrazioni ma anche dell’archivio fisico del gruppo e – addirittura – del sito web www.dead.net.

Three from the Vault

I membri superstiti – ormai tutti attorno alla sessantina – erano liberi di proseguire la propria vita e la propria carriera senza il pensiero di dover gestire una macchina complicata e ormai arrugginita.

Così, nell’estate del 2006 un grosso camion lasciò Marin County per Burbank, California.
L’eredità fisica dei Dead lasciava il luogo a cui era stata associata per decenni. Una separazione tragica, che però sembrava avere risvolti positivi.
Anche l’archivista della band, David Lemieux, se da un lato appariva triste, dall’altro affermava che il materiale “non avrebbe potuto trovarsi in mani migliori”.

Invece, prima fu vietato ad Archive.org di continuare a distribuire gratuitamente gli MP3 dei Dead, molti dei quali divenivano disponibili solo per l’ascolto ma non per il download.

Poi, dal 20 agosto del 2007, Dead.net ha rimosso del tutto i download gratuiti”>anche Dead.net ha rimosso del tutto i download gratuiti per rimpiazzarli con brani in streaming, inutilizzabili alla maggior parte dei fan che li ascoltavano su lettori portatili, scatenando le ire e la delusione di molti, che si sono sentiti offesi, oltre che definitivamente privati dei propri idoli.

Patetica anche la spiegazione data dallo stesso Lemieux, forse “suggerita” dalle alte sfere: il materiale sul sito ufficiale era inteso fin dall’inizio per l’ascolto e non per lo scaricamento. I fan rispondono che la cosa è poco credibile: scegliere MP3 come formato e poi notare “oh, qualcuno li scarica e li salva, anziché ascoltarli solamente” significa rendersi ridicoli o quantomeno capire molto poco di siti web e tecnologie collegate.

Se lo streaming è aggirabile, ed esistono molti software in grado di salvare comunque i flussi audio, questa mossa è parte della nuova, scellerata politica di Edgar Bronfman (ex Seagram/Universal, oggi a capo di Warner Music) che pensa che rendere la “sua” musica più “difficile” da reperire – Bronfman ha usato la parola “scarcity” – e quindi meno presente anche sui siti legali (meno accordi, più esclusive, nel tentativo di attirare in pochi selezionati posti gli “avidi” fan) risolverà tutti i problemi della major da lui controllata.

Per ora è riuscito solo a rendersi ridicolo, inimicandosi orde di fedelissimi Deadheads (delusi peraltro anche dalla lentezza con cui la Rhino sta lavorando alle ristampe) e lasciando interdetti gli appassionati di musica online, oltre ad aprire le porte a una possibile ondata di pirateria.

Lo spirito dei Grateful Dead – per non parlare di quello di Jerry Garcia – di certo non deve essere affatto “grato” di questa manovra scorretta verso chi il peer to peer l’aveva inventato quarant’anni fa, su nastro…

Si ringrazia Nicola D’Agostino per l’ispirazione ;)

Da zero a tre miliardi: quattro anni di iTunes (Music) Store

Il 31 luglio Apple ha annunciato di aver raggiunto il traguardo di 3 miliardi di brani audio venduti sul suo iTunes Store e di essere ormai il terzo rivenditore musicale negli Stati Uniti.

iTMSÈ un risultato notevole e un ulteriore incremento rispetto alla situazione di inizio 2007 che la vedeva già in quarta posizione tra i rivenditori e con la ragguardevole somma di due miliardi di brani distribuiti.

Più che considerazioni e riflessioni sembra utile analizzare i risultati ottenuti dall’azienda di Cupertino nei primi quattro anni di attività: ho perciò raccolto un elenco con tutti i dati* disponibili comunicati ufficialmente da Apple dall’esordio del servizio di distribuzione, nell’aprile 2003 sino alla fine di luglio di quest’anno. Eccolo di seguito:

Data	      Brani venduti
28/04/2003	-
05/05/2003	1,000,000
14/05/2003	2,000,000
23/06/2003	5,000,000
08/09/2003	10,000,000
15/12/2003	25,000,000
15/03/2004	50,000,000
28/04/2004	70,000,000
12/07/2004	100,000,000
14/10/2004	150,000,000
24/01/2005	250,000,000
02/03/2005	300,000,000
18/07/2005	500,000,000
23/02/2006	1,000,000,000
09/01/2007	2,000,000,000
31/07/2007	3,000,000,000

In realtà, seppure numerosi, i dati forniti da Apple sfortunatamente non coprono in maniera regolare né adeguata tutti gli ann. Anche i dati però evidente che sino all’autunno del 2004 ottobre del 2004 la crescita è più o meno graduale.

La prima accellerata la si ha tra la fine del 2004 e l’inizio del 2005 con un incremento di 100 milioni in poco più di tre mesi. Il dato successivo, del marzo 2005, a prima vista sembra smentire del trend ma in realtà lo conferma e anzi mostra rafforzato: i successivi 50 milioni di brani sono stati raggiunti in un periodo molto breve, di soli 36 giorni (dal 24 gennaio al 2 marzo) laddove nel 2004 per lo stesso incremento ci erano voluti 92 giorni. Da marzo a luglio 2005, quando si arriva a mezzo miliardo la media sale a quasi 50 milioni di brani al mese e ancora a 70 per il febbraio del 2006, che segna quota un miliardo. Il 2006 , che si conclude con i due miliardi di gennaio 2007 , ha una media (costante? Valori intermedi non ce ne sono) di 90 milioni quasi cinque nei primi sette mesi successivi.

iTMS media 2003-2007Spazio infine per un quadro globale: anche se i dettagli mancano grazie all’annuncio dei tre miliardi di fine luglio abbiamo l’andamento globale dell’iTunes Music Store nei suoi anni quattro anni di attività. I totali, ovviamente al 28 aprile sono (dopo qualche calcolo e approssimazione) di 70 milioni per il 2004, 382 milioni per il 2005, 1085 milioni nel 2006 e infine 2,550 quest’anno.

*Nota: i dati forniti sono a disposizione di lettori ed operatori in un file multipiattaforma CSV (leggibile da tutti i maggiori fogli di calcolo), che contiene anche link ai comunicati orioginali. Il file è scaricabile dall’archivio dei documenti di Storie di Apple.

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