La Magnatune ed i sorgenti della musica

In “Decompilare l’opera: un dialogo informale su musica, spartiti e sorgenti” ci si chiedeva:

cosa fosse il sorgente in campo musicale (a parte lo spartito ovviamente)… nel senso che per es. per le cose che faccio io il sorgente può essere un file .acd di Acid con una serie di campionamenti. Per un altro il sorgente è un file MIDI; per un multitracciato mixato i sorgenti sono le singole tracce audio (singoli file wav, aiff ecc. oppure tracce separate su nastro o altro supporto) per un altro ancora un altro tipo di cosa.

logo MagnatuneÈ una questione che emerge anche da una dettagliata analisi dell’illuminata etichetta discografica indipendente Magnatune.
Fondata da John Buckman, la Magnatune opera online, pratica prezzi flessibili e aggressivi, contempla il filesharing promozionale, si oppone al DRM, permette l’uso del suo catalogo sotto Creative Commons (per fini non commerciali, però) e in generale spinge il concetto di “open music” anche incoraggiando i suoi artisti a rilasciare “il sorgente” delle tracce.

John BuckmanCome fa però notare l’autore dell’analisi della Magnatune, Michael Holloway:
’sorgente” è un concetto importato dalla creazione di software e si riferisce al linguaggio originale del programma. Nel contesto musicale aperto il sorgente può essere lo spartito, il testo, i file MIDI, i campioni o i file audio traccia per traccia che compongono un’incisione

Buckman, che è nel direttivo dell’EFF non può che confermare questa situazione di empasse tecnologico e concettuale

perlopiù perché i musicisti non hanno il sorgente, ce l’ha il tecnico del suono; e inoltre non ci sono file in un formato standard.

ccMixterLa dura realtà è che per ora la Magnatune offre ciò che può e come può, con tracce individuali remixabili
del (solo) 10% dei suoi brani attraverso il servizio-community online ccMixter.org legato a Creative Commons.

Foto di John Buckman tratta da www.eff.org. Loghi di Magnatune e ccMixter tratti dai rispettivi siti web.

Decompilare l’opera: un dialogo informale su musica, spartiti e sorgenti

Nota: quanto segue è la trascrizione quasi integrale di uno scambio avuto in forma privata. Lo divulghiamo per rendere pubblici alcuni spunti emersi e per stimolare ulteriori commenti e riflessioni in materia

Nicola Battista:
Da un incontro con una fonte del tutto attendibile con legami sia nel mondo imprenditoriale che in quello accademico sono venuti fuori alcuni elementi interessanti. In particolare – si chiacchierava di possibili riforme del diritto d’autore – mi ha colpito che il personaggio in questione, che pure è di formazione molto classica, sia in pratica contrario al divieto di decompilare il software (!).

xipIn realtà poi è proprio la formazione classica che lo porta a fare questo ragionamento: se gli è chiaro che il codice protetto e non aperto è il modo principale per continuare a mantenere in piedi il segreto e quindi una posizione di vantaggio nel mercato, lui diceva una cosa notevole: il decompilare si è sempre fatto nel diritto d’autore; se prendi uno spartito musicale lo smonti, lo rielabori come vuoi; se prendi un testo letterario lo puoi fare a pezzi, contare – anche con l’aiuto di una macchina – quante volte ricorre una certa parola, e così via.

La conclusione era: “è stato il software a crearci un sacco di problemi”; secondo lui nell’eterna lotta se tutelare il sw con il brevetto o con il diritto d’autore, andava invece inventata una tutela a parte, perché nessuna delle due è adatta. A tutt’oggi esiste nelle leggi e convenzioni internazionali la tutela del software come OPERA LETTERARIA (il listato del codice!!!).
Il che non solo – questa la aggiungo io – non tutela potenzialmente certi tipi di sw che potrebbero non essere fatti di codice stampabile, ma crea anche un problema: basta riscrivere un codice diverso che a video dia lo stesso risultato e siamo a posto (è quello che fanno per certi aspetti Linux, i programmi open che imitano le applicazioni proprietarie Microsoft o almeno certe funzioni ecc.ecc.).

Nicola D’Agostino:

In merito a quanto scrivi che


il decompilare si è sempre fatto nel diritto d’autore; se prendi uno spartito musicale lo smonti, lo rielabori come vuoi; se prendi un testo letterario lo puoi fare a pezzi, contare – anche con l’aiuto di una macchina – quante volte ricorre una certa parola, e cosi’ via.

Allegri - Miserere; Lotti - Crucifixus; Palestrina - Stabat Mater Dolorosa

vale la pena ricordare l’aneddoto di Mozart giovane a Roma che

“[...] dà una straordinaria prova del suo genio: ascolta nella Cappella Sistina il Miserere di Gregorio Allegri e riesce nell’impresa di trascriverlo interamente a memoria dopo solo due ascolti. Si tratta di una composizione a nove voci, apprezzata a tal punto da essere proprietà esclusiva della Cappella pontificia, tanto da essere intimata la scomunica a chi se ne fosse impossessato al di fuori delle mura vaticane.”

Il che però mi porta a fare una obiezione alla definizione che dai di ‘decompilare’. Quanto scrivi è più destrutturare, rielaborare. Il decompilare invece, nel software come nella musica (secondo me un buon parallelo) parte da un prodotto finito di cui non si hanno i materiali di ‘costruzione’ (tutti o parte).
Si può dire che Mozart avesse un suo particolare disassembler in testa. ;-)

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Hey, there’s pirate music in my Qtrax…! A Musicblob exclusive

The last find about that improbable digital distributor called Qtrax happened here at Musicblob this morning: there’s apparently pirate music in Qtrax (!).

Pirate what? Qtrax theorically should be the legalization of peer-to-peer legalizzato, meaning that if someday they ever allow downloading of a Madonna album (everbody is wondering if they ever will be able to do that…) the copyright owners involved would be compensated with the supposed advertising money.

But there seems to be a problem when somenthing that shouldn’t exist at all appears on the market among official releases.
By entering “KLF” in Qtrax, one can find several tracks from the British duo formed in late 1980s – early 1990s by Bill Drummond and Jimmy Cauty.

White Room

Most of this material comes out of compilations and “The White Room” album which, probably for some contractual reasons, remained available in USA despite the whole record catalogue of this group has been deleted and withdrawn from the market several years ago by the artists themselves.

But, incredibily, “Ultra Rare Trax” can be seen listed as if it was an official release; this is a compilation of rare and alternated versions circulated on cd in 1993. Examining band discography, one can see that it is a bootleg, and it is even part of a larger series with the same title. Even if these cds were professionally printed, the tracks were often ripped off vinyls.
This material may be loved and sought by hardcore fans, but entirely illegal. Finding it in Qtrax – even if not currently downloadable for the known troubles with this service – surely seems weird and rises more doubts on the genuineness of the project.
Looking for “Ultra Rare Trax” more similarly unofficial publications appear about Orb, Kraftwerk, Duran Duran, Frankie Goes To Hollywood, Erasure, OMD.

Not mentioning royalty payments (we doubt that Qtrax went back to the real copyright owners of the tracks included in these pirate collections) one might wonder: where did they find the master recordings, did they buy them off some market stall?

Pictures take from the Qtrax software, freely downloadable at www.qtrax.com.

Toh, c’è musica pirata in Qtrax…!

L’ultima scoperta sull’improbabile distributore digitale denominato Qtrax è capitata per caso a noi di Musicblob stamattina: c’è musica pirata in Qtrax (!).

Pirata in che senso, direte voi? Qtrax in teoria dovrebbe essere peer-to-peer legalizzato, quindi se mai un domani dovesse concedere di scaricare un album di Madonna (e chissà se mai ci arriveranno…) i titolari dei relativi diritti verrebbero compensati dai fantomatici introiti pubblicitari.

Il problema però si pone quando qualcosa che proprio non dovrebbe esistere viene a trovarsi sul mercato tra le uscite ufficiali.
Digitando “KLF” in Qtrax si trovano diversi brani del duo britannico formato a fine anni ‘80-inizio anni ‘90 da Bill Drummond e Jimmy Cauty.

White Room

Per la maggior parte materiale che arriva da compilation e dall’album “The White Room” che, probabilmente per qualche motivo contrattuale, in America da sempre è rimasto reperibile nonostante nel paese d’origine l’intero catalogo discografico della formazione sia stato ritirato dal mercato diversi anni fa per volere degli artisti stessi.

Se non che, incredibilmente, viene listato come fosse un disco ufficiale “Ultra Rare Trax”, compilation di brani rari e versioni alternative circolata su cd nel 1993. Come si può rilevare consultando una discografia del gruppo, è un bootleg, peraltro parte di una corposa serie con lo stesso titolo. Anche se questi dischi erano stampati professionalmente, i brani erano spesso masterizzati da vinile.
Materiale amato e ricercatissimo dai fan più accaniti, ma del tutto illegale. Trovarselo davanti su Qtrax – anche se non scaricabile al momento per i noti problemi del sito – fa un certo effetto e solleva ulteriori dubbi sulla genuinità del progetto.
Cercando “Ultra Rare Trax” vengono fuori analoghe pubblicazioni non ufficiali dedicate a Orb, Kraftwerk, Duran Duran, Frankie Goes To Hollywood, Erasure, OMD.

A parte il pagamento delle royalties (dubitiamo che Qtrax sia risalito ai reali aventi diritto dei brani contenuti in queste raccolte pirata) viene anche da chiedersi: ma i master dove li avranno recuperati, sulle bancarelle?

Immagini tratte dal software Qtrax, scaricabile gratuitamente da www.qtrax.com.

Magic Trash & Italo Disco: Giorgio Panariello, l’improbabile voce dell’Italian House demenziale (2)

(continua dalla Parte 1)

“Judicta” era uscito nel 1988. L’anno dopo (errare è umano, perseverare…!) esce “Judicta II – Che sorcino ’sto d.j.”, che introduce un’altra nota voce del Nostro: Renato Zero.
Tralasciando il fintissimo Papa Wojtyla che apre il pezzo, il povero Renato, che dell’ambiguità aveva fatto una bandiera ma sempre con una certa raffinatezza, si ritrova (clonato) a parodiare la canzone di Salvi (”Bagnino, c’è da spostare una barca!” gli dice l’altro se stesso-Benigni in un delirante sdoppiamento di personalità) e – su una base piena di pezzi e pezzettini (toh, ancora piccoli campioni prelevati da Hithouse…) – gli viene messo in bocca “Che sorcino ’sto digei, che fico… e la mano di qua devi metterla là”… e poi giù due righe vagamente critiche con le mode e le produzioni dance del periodo: “Senti sorcì, prima ci stava l’house, poi l’acid, mò ce sta la garage… e dopo che famo, la musica rimessa?!?”. Da notare che una delle versioni è chiamata “Mouse Version” (giochino tra “house” e … sorcino?!)

Fenomenale anche il momento in cui subito dopo un frammento a tradimento di “New York, New York“, il disco si interrompe all’improvviso e il fastidioso Benigni ricompare con una citazione di stampo trash-pubblicitario: “Silenzio! Parla AGNESE…!”

La parte migliore del disco è senza dubbio un nuovo falso di Vasco Rossi, questa volta impegnato in “Bollicine” (18 anni prima dell’uscita del remix ufficiale del brano originale…).
Questa parte era abbastanza credibile e veniva tranquillamente digerita dal alcuni fan del Blasco come fosse autentica.

Bollicine [French Import]

Di seguito torna Renato Zero, con un rifacimento della parte iniziale di “Sesso O Esse” (”Sesso / Mi dispiace niente sesso / Sono l’ombra di me stesso / Sono ormai ridotto all’osso”; il brano originale compariva in “Zerolandia“).
Questi due frammenti (Rossi e Zero in un brano house? Per di più con riferimenti al sesso?) avevano un effetto sconcertante, quasi anarchico in un contesto da discoteca per giovanissimi.

Zerolandia

Degna di nota la memorabile copertina: un falso Benigni abbraccia un falsissimo Renato Zero. Sul retro, un tizio toglie la parrucca a Renato rivelando quella che dovrebbe essere una delle prime immagini pubbliche del giovane Panariello. Il tizio che toglie la parrucca dovrebbe essere Bresciani, mentre Benigni – come conferma un ringraziamento nei credits – è un falso di lusso, prelevato dal cinema italiano di serie B della stagione 1982/83: Mireno Scali, visto in titoli come “La Gorilla” (con Lory Del Santo). A proposito di Scali, ricorda Michele Giordano nel volume “La commedia erotica italiana” (Gremese, 2000): “Il sosia, in quel simpatico sottobosco che è l’ambiente cinematografico romano di serie Z, ha avuto l’onore, sfruttando la popolarità della matrice, di interpretare altri film tra cui il delirante Massimamente Folle (1983) di Marcello Troiani, in cui il clone assurge a ruolo di protagonista” (!).

Il che ci porta al terrificante tassello successivo: “Il Panettone”, a firma “Santa House”.
Il lavoro non è firmato dal solito “Modello numero quattro” (e dietro al disco non c’è il solito team Bresciani-Falcus ma lo stesso Robyx di “The Party” che firma anche la composizione oltre a essere autore del “concept” assieme a Severo Lombardoni, titolare della Discomagic) ma gli ingredienti sembrano esserci tutti.
Ci sono anche campionamenti già usati in “Judicta” inclusa la voce “Jack to the sound of the underground” (Hithouse in casa Discomagic doveva essere piaciuto proprio parecchio…). Il sottoscritto ricorda una radio locale abruzzese che apertamente spacciava questo inquietante lavoro come “il nuovo singolo del Blasco”.

Nel testo, la voce di un Babbo Natale un po’ alterato e con accento anglofono urla “Vi ho portato Jovanotti, lo volete?” e subito un coro di “Noooo!!!” e continua: “E la Faccia da Pirla, lo volete?” (il riferimento è al singolo di Charlie “Faccia da Pirla“, altro capolavoro del genere in quel periodo) e giù ancora un secco no. Dopo aver proposto anche un “E la macchina qua devi metterla là” solo per ottenere la stessa risposta (una evidente risposta di Robyx a chi gli aveva plagiato “The Party (Italian Version)”), Babbo Natale offre “E il Panettone, lo volete??” – “Sì!!!” risponde il coro, dando il via al falso Vasco Rossi che si scatena subito con il tormentone “Te lo dò io il Panettone!” talvolta sottolineato anche da un “Ce l’ho qua”. Più che Vasco Rossi sembra il Commissario Zuzzurro, solo che sotto c’è un sampler e il tutto è su un vinile da 12 pollici, non in una puntata di “Drive In”.

E’ l’anno dell’invasione acid house: mentre in Gran Bretagna gli avventori di serate come Shoom e Spectrum cominciano a danzare imbottiti di pasticche, il massimo che riescono a produrre i nostri amici italici è una “Acidone Version” in cui il “Babbo Natale Acido” di Panariello sulla stessa base musicale della prima versione del brano si esibisce in una versione più triviale e delirante di se stesso (”Chi è che tocca il culo? Chi è che gli taglio le mani!!”).

Tralasciando l’agghiacciante versione “Pomata Version” in cui a Vasco Rossi che ti dà “un bel Panettone” si sostituisce “Gustavo il Pompiere” che propone “Te la metto la pomata, tutta bella profumata” sempre per restare in tema di allusioni “appena accennate”, va segnalata anche qui la presenza di un acappella, anzi di una versione “Acapocchia” (?!).

Come dire: noi abbiamo fatto danno rubacchiando quelli altrui, adesso spargete anche voi un po’ della nostra roba in giro, possibilmente per continuare il trend dei pezzi di dischi che dialogano tra loro (nella “Sex Version” di “The Party” la musica si interrompe e una sensuale voce femminile dichiara: “Voglio fare l’amore”; lo stesso deejay che all’inizio della nostra storia suonava “Judicta”, si divertì a uccidere la carica erotica del momento facendo bruscamente seguire questo sensuale frammento da un sample acappella di Francesco Salvi che esclamava “Basta, vado a casa, va’”).

“Sanremouse” eseguito da “La Banda Housiris” (ancora Bresciani e lo pseudonimo Falcus che fa capolino…) non è al livello dei capolavori precedenti. Panariello interpreta un’accozzaglia di frammenti di vecchie canzoni italiane (da “Papaveri e Papere” a “Pippo Non Lo Sa”) di cui la Discomagic omette casualmente di pagare i diritti, che vanno invece al solito Falcus.
Il personaggio che introduce i vari plagi è un simil-Jovanotti che sembra la voce peggio riuscita e meno incisiva del nostro. Presente una versione “internazionale” senza i plagi italici ma solo con campioni dance, ad uso di dj e potenziali licenziatari esteri.

Mod. N.4 - Mussolini Disco Dance (copertina 12\")

Il pezzo forte della collezione (raggiunge il n.22 delle classifiche in Italia nel corso del 1989, come ricorda hitparadeitalia.it), pericolosamente in bilico tra l’apologia di fascismo e il cattivo gusto puro e semplice è “Mussolini Disco Dance”. Ora, di Mussolini come icona pop – soprattutto fuori dall’Italia – se ne era già visto non poco.
Come autore figura ancora Falcus.
A parte le due foto del Duce sui due lati della cover, il ritmo vagamente marziale e l’incredibile “Post Scriptum” che è una ennesima traccia Acappella in cui Panariello si abbandona all’imitazione di Giorgio Bracardi che esordisce con “Duce Duce Duce tu sei la luce” e altre perle del genere, il brano dance – infarcito come sempre di frammenti vari e vagamente tendente alla new beat belga che in quei mesi infuriava nell’undergound danzereccio anche italiano – presenta una voce effettata che incita gli italiani “di terra e di mare” e quindi i paninari (!), metallari, rockettari e – facendo il verso a Madonna, Full Metal Jacket nonché Al Bano & Romina Power – proclama una “dichiarazione di festa”.
Ovviamente la folla che osanna il “duce” Panariello è quella di una discoteca. Sconcertante.
Da segnalare la dicitura sul retro di copertina: “Ogni riferimento politico è puramente casuale”.

Diciamo che sopravvive comunque l’aspetto parodistico: Panariello-Benito scambia surreali battute con se stesso-Benigni e roba del genere; l’ondata di techno politicizzata di ispirazione fascista (”Skin 1938″ sempre su Discomagic campiona pesantemente “Faccetta Nera“, per non parlare delle varie compilation “Technobalilla”…) è almeno un paio d’anni di là da venire.

Altro lavoro di “Modello Numero Quattro” è una cover di “Zobi La Mouche” dei francesi Les Négresses Vertes, prodotta da Bresciani e Zanetti, ancora con la voce di Panariello e realizzata, come era d’uso all’epoca in casa Discomagic e non solo, praticamente in contemporanea all’uscita della versione originale.

The Fly (Zobi La Mouche)

Un ennesimo titolo degli stessi artisti è un remake de “Il Ballo di Simone“. Discogs.com lo riporta segnalando la dicitura di copertina che annuncia l’uscita di un album “Judicta e altre storie” (di cui però non sappiamo nulla, neppure siamo in grado di confermare l’avvenuta uscita).

I capolavori di Mod. N.4, Panariello e soci vengono anche raccolti nelle celebri compilation mixate della stessa etichetta come Summer House Mix, Mussolini Compilation, Marina Compilation o This is The Megamix.

Tutto questo materiale circola a tutt’oggi nel sottobosco di Ebay, Musicstack e soprattutto GEMM.com.

Una nota finale per “svelare” l’identità dietro uno pseudonimo che avevamo lasciato in sospeso: secondo il database ACE della società americana ASCAP, “Falcus” è Giuliano Crivellente, anche se alcuni brani originariamente firmati solo con questo pseudonimo in realtà portano ora i nomi di diversi coautori: per esempio, “Judicta n.2″ e “Sanremouse” sono firmati “Bresciani Marco, Cirelli Donatella, Crivellente Giuliano, Farino [sic] Mauro, Gioco Annamaria”. Potrebbe essere anche un errore del database ASCAP, però…
“Judicta”, secondo la società tedesca GEMA è attribuito allo stesso gruppo di autori, escluso però Bresciani.

Crivellente, Mauro Farina (non “Farino”!) e Bresciani sono tutti nomi legati a un vecchio progetto “italo disco” di successo: Radiorama. Crivellente dal 1992 ha abbandonato le produzioni dance (era socio di Farina nella SAIFAM sin dal 1982 e con lui ha prodotto centinaia di brani dance di grande successo sui mercati di Europa e Asia) e si è dedicato a musica e didattica per bambini (con Mela Music).
E’ ragionevole pensare che Bresciani – di cui non siamo riusciti a reperire un’e-mail – non fosse all’epoca iscritto alla SIAE e che i pezzi venissero depositati al suo posto da qualcuno regolarmente iscritto, come è avvenuto per decenni, prima che la SIAE decidesse di abolire i fastidiosi “esami”. (Se qualcuno dei diretti interessati avesse voglia di fornire informazioni, conferme o smentite in merito, il form dei commenti su questa pagina è a disposizione). Dalla SIAE (Ufficio Pitagora) si riesce solo ad avere conferma dell’esistenza dello pseudonimo tutelato Falcus. Va bene la privacy, ma troppa riservatezza appare risibile se poi i database delle società estere – pubblici e liberamente accessibili – rivelano i nomi dietro lo pseudonimo…

Peccato non ci risulti comunque che nessuno abbia mai riconosciuto il contributo di Peter Slaghuis in “Judicta”.

Greatest Hits

Nel 1993 su 21st Century Records (gruppo SAIFAM) esce “Ahi Maria” di Mod N.4. L’addio alla Discomagic si è compiuto e l’epoca dell’Italian House dal campionamento selvaggio spesso associato a comicità demenziale si è conclusa. Questo sembra un lavoro quasi “postumo” da questo punto di vista. Altra novità: in copertina viene chiaramente indicato “Giorgio Panariello e Marco Bresciani presentano”.
Non possediamo questo disco quindi non possiamo dire di più sui contenuti (avvistato però su Ebay…) anche se la tracklist presente in Discogs promette bene (o male, decidete voi). ;-)

Nel tentativo di avere alcune informazioni in più, abbiamo sentito per e-mail Robyx, in particolare per chiarire una curiosità su “Inno del corpo sciolto”, versione dance dell’incredibile brano di Roberto Benigni firmata “Toilet Paper”.

Robyx che ha ricordato così l’”era” dell’house demenziale:

Era un periodo “buio” per la dance italiana, era scoppiato il fenomeno house e per noi italiani che producevamo dance non c’era più spazio. Un giorno mi è venuta l’idea di fare una versione “demenziale” di The Party e così è nata “…e non toccarmi il culo dai…”
Poi è arrivato Salvi che mi ha copiato e da lì tutto il filone.
I vari Judicta, Panettone, Inno del corpo sciolto, etc. sono nati tutti nel mio studio e non me ne vergogno assolutamente dato che era un divertimento realizzarli e il pubblico ne diventava matto.
In discoteca suonavano un’ora ininterrotta di pezzi miei …. era pazzesco !!!!

Quanto ai Toilet Paper (!), sul relativo vinile Discomagic non sono presenti credits relativi a produttore e voci, ma il sospetto che la produzione fosse di Robyx c’era, visti i campionamenti di vocal acappella da “The Party” versione italiana e un sample in comune con “Il Panettone” (”Quisiera gritar de la montaña mas alta“).
C’entra per caso qualcosa Panariello con i cori che appaiono sul disco (o con il sample all’inizio in cui una voce che sembra Benigni che introduce la canzone al pubblico chiamando i fan “sorcini”…)?

Robyx ha molto cortesemente precisato:

Giorgio Panariello era (ed è) un amico e veniva spesso in studio a fare delle imitazioni per i miei dischi, ma anche un certo Maurizio e un altro ragazzo ancora di cui non ricordo il nome.
Nel pezzo dei Toilet Paper non c’è la voce di Panariello ma quella di quel ragazzo lì …. mi ricordo solo che abitava a Empoli in Toscana.

Potrebbe forse trattarsi di Graziano Salvatori, vocalist responsabile (colpevole?) per il falso Massimo Boldi di “Tragica Serata di uno Yuppie in Discoteca” (vedere Parte 1)? Al momento, non è dato saperlo.

Chiudiamo questa carrellata con un inquietante interrogativo: esistono altri capolavori con la voce di Panariello, nello stesso filone? Chi ne avesse notizia può aggiungere un commento a questa pagina. Noi, per il resto, speriamo di non aver risvegliato troppi incubi in ex frequentatori di discoteche di fine anni ‘80 e terminiamo segnalando l’onestà intellettuale di Panariello, che nei credits del proprio sito scrive: “Un ringraziamento particolare a colui che mi ha sopportato e perdonato…: RENATO ZERO”.

Speriamo perciò ci sopportino e perdonino anche coloro le cui “malefatte” abbiamo cercato di narrare in questa sede… ;-)

(2 – FINE)

Si ringrazia Roberto (Robyx) Zanetti.

Magic Trash & Italo Disco: “Quisiera gritar de la montaña mas alta”, piccola storia di plagi e campionamenti

Barcellona, 1989: al tavolo di un ristorante, alcuni ragazzi in gita scolastica discutono di musica. Qualcuno chiede “Che cosa dice quella frase che si sente in quel disco? ….la montagna mas alta?”

Questa conversazione si ripete in più occasioni e in luoghi diversi, in quel periodo: dopotutto ci sono diversi dischi in cui la stessa frase probabilmente in spagnolo sembra essere stata riciclata.

Ci fosse stata Internet all’epoca, avremmo avuto una risposta in pochi attimi da un motore di ricerca; o nel peggiore dei casi in un forum dopo qualche giorno.

Oggi, possiamo toglierci la curiosità con una ricerchina: si finisce in forum di appassionati di dance ed elettronica (non a caso, in lingua spagnola) dove diverse persone attribuiscono il sample a vari titoli di Raimunda Navarro (una produzione targata Roberto “Robyx” Zanetti, quindi italianissima). Altri parlano di “Mentira” di Question Mark. Altri ancora citano la presenza del sample in “There’s More To Love Than Boy Meets Girl” (firmata Coles – Somerville) dei Communards, e via dicendo. Qualcun altro aggiunge anche “E’l'amore” di Gino Latino.

Cercando Raimunda Navarro nel sottobosco del peer-to-peer, si può notare in circolazione un file contenente un acappella di poco più di un minuto con la voce femminile che recita tutto il suo proclama sull’amore.

Innanzitutto che cosa dice la frase più utilizzata? “Quisiera gritar de la montaña mas alta”, ossia “Vorrei gridare dalla montagna più alta”.
Cerchiamo il testo con Google: si casca sulla nella pagina di qualcuno che posta un “El Amor” (?) attribuito a Raimunda Navarro.

Leggiamo il ritornello, in particolare. A chi ascoltava e ballava pop e dance negli anni ‘80 dice sicuramente qualcosa:

El amor no es solo un hombre y una mujer
el amor es extraño y descontrolado
le pasa a cualquiera

che (dal pezzo dei Communards) fa il paio con:

There’s more to love than boy meets girl
For love is strange and uncontrolled, it can happen to anyone

Sorpresi?
La situazione si complica quando da un sito apertamente gay viene (abusivamente) ridiffuso il testo dei Communards trascritto dal mix esteso: in effetti contiene tutto il monologo in spagnolo.

Non è tutto: ascoltiamo tutto l’acappella. Ecco una sorpresina sconcertante.

Quella che sembra una voce maschile in “E’l'amore” di Gino Latino (non stiamo parlando del recentemente riesumato alias danzereccio di Lorenzo “Jovanotti” Cherubini ma di un altro progetto/artista/team produttivo dell’epoca che utilizzava lo stesso nome, ma questa è un’altra storia) è in realtà un ritaglio della voce femminile nell’acappella attribuito a “Raimunda” (prelevato precisamente all’inizio della frase “el amor es extraño…”).

Che però di Raimunda non è, se non altro perché “lei” non esiste e il suo produttore non sembra avere nulla a che fare con l’originale. ;)

There\'s more to love (Remix) [VINYL]

Raimunda Navarro c’entra poco; quanto alla traccia vocale la fonte originale dovrebbe essere “Spanish Rap (El Amor No Es Solo Un Hombre Y Una Mujer)” che è in effetti una traccia bonus in un 12″ contenente la versione remix di “There’s More To Love” dei Communards (versione che incorpora lo stesso monologo verso la fine, come documentato anche dal sito di cui dicevamo prima che riportava il testo).

Dal breve acappella presente su quel vinile, hanno rubato tutti coloro che in un modo o nell’altro hanno utilizzato questa voce. :)

Vorrei plagiare come Biagio Antonacci (?)

Non siamo i primi a parlarne e non saremo gli ultimi: in Rete già circolano parecchi commenti sul videoclip de “L’Impossibile” di Biagio Antonacci e sul presunto plagio di un video dei Santo Niente.

Una volta dato uno sguardo al video di Antonacci (diretto dallo stesso interprete e relativo a un brano incluso nell’album “Vicky Love“, uscito a marzo 2007 con la major Universal), soprattutto alla parte iniziale, confrontate ora con quello del brano “Luna Viola” dei Santo Niente (diretto da Leone Balduzzi e realizzato nell’autunno di due anni prima, come testimonia il blog dell’epoca del frontman/leader del progetto, Umberto Palazzo e incluso nell’album “Il Fiore dell’Agave”, uscito per l’indipendente Black Candy).

Commentano i Santo Niente in un messaggio inviato ai loro contatti: “Non che ce ne freghi particolarmente, ma quando qualcuno si espone al ridicolo con tale voluttà è quasi un peccato non accontentarlo (l’uomo si vanta pure di essere l’autore del video)”.

Che dire? Il mito del “plagio inconscio” può riguardare anche i grandi; ci sarebbe cascato anche George Harrison per una composizione musicale, come è noto: solo che poi Harrison per chiudere elegantemente la storia finì per comprare l’originale…

Magic Trash & Italo Disco: Giorgio Panariello, l’improbabile voce dell’Italian House demenziale (1)

Una notte qualsiasi della primavera 1989 dentro una discoteca dal nome altisonante in una piccola località della costa ligure. Il deejay mette su il disco semianonimo. Sull’etichetta si vede solo uno smile tipico dell’acid house in voga in quei tempi; lo smile però porta dei simboli del dollaro al posto degli occhi.

Il disco è un’accozzaglia di suoni e per la maggior parte suona come un remix o un clamoroso furto di “Jack To The Sound of the Underground” di Hithouse, che a noi è arrivato dall’Inghilterra su etichetta Supreme e infatti alcune compilation dell’epoca catalogano come “UK House” (ma l’autore Peter Slaghuis è olandese) e che a sua volta è uno dei grandi dischi-collage del periodo, una breve epoca felice quando il campionatore aveva fatto da relativamente poco irruzione nelle classifiche e case discografiche, editori e simili non avevano ancora sguinzagliato i legali perché ci si capiva ancora molto poco.

Si sapeva solo che questa “house music” piaceva, la gente ballava e i dischi si vendevano. Tutto il resto non importava. Semmai, faceva piacere ritrovare un suono familiare dentro l’ultimo disco acquistato, ascoltato, ballato. Alcuni dischi facevano a gara a rubarsi suoni tra loro, a chi arrivava prima a usare una certa frase o un pezzo di una certa melodia o a chi riusciva a “condensare” meglio un certo numero di cose già note; oppure – come avveniva nell’hip-hop – si facevano dischi “in risposta” ad altri dischi. Sequel non ufficiali, parodie, rivincite e così via.

Tornando al vinile di cui sopra, aveva circolato già per diversi mesi nei negozi italiani ed aveva passato i confini. Per esempio un estratto del brano – che si intitolava “Judicta”, attribuito a “Mod. N.4″ – si trovava su una compilation promozionale francese (”Hot List 2″ della Sneak Preview) ad uso di radio e dj.
Grazie ad alcune licenze, era stato stampato (anche in cd singolo: roba che all’epoca in Italia si vedeva solo per nomi come Madonna!) da etichette come ZYX, Stealth e Wall Street Music, rispettivamente in Germania, Olanda e Francia.

Il brano usciva a marchio Out sull’onnipresente Discomagic di Severo Lombardoni ed era firmato “Falcus”, ovviamente uno pseudonimo (lo stesso autore, tra le altre cose, in quel periodo firmava un titolo meraviglioso del progetto F. Connection: “Hey Stronzo”, su etichetta Ala Bianca; ma sul nome dietro questo pseudonimo torneremo in seguito). Una scarna dicitura precisava “Produced and arranged by M.Bresciani”.

Nome dell’artista e titolo arrivavano da una famosa scena de “Il Piccolo Diavolo” con Roberto Benigni e Walter Matthau (”Modello numero quattro: Giuditta!” esclama il folle diavoletto Benigni mentre organizza una folle sfilata di abiti in chiesa).

Il Piccolo Diavolo

Sorpresa: esaminando il 12″ (o il “mix” come si diceva semplicemente all’epoca) si nota che oltre alla versione diciamo “europea” (denominata “Acid House Version”), infarcita di campionamenti e perfettamente ballabile in qualsiasi dancefloor continentale dell’epoca, ci sono una versione italiana, un “Acid Beat” e un Acappella.

Inizia la festa: l’Acappella è un’accozzaglia di improponibili imitazioni di Roberto Benigni che si protraggono fino alla nausea; il tutto suona come uno scarto direttamente dallo studio di registrazione. l’”Italian Version” è in pratica un edit dell’altro lato con l’aggiunta di voci in italiano: oggi verrebbe chiamato semplicemente mash-up; all’epoca non c’erano parole per definire l’assurdo mescolamento di campioni vari con la voce di Vasco Rossi che canta “Cosa succede in città“. Solo che non è Vasco Rossi, non circolano suoi acappella nel 1989.

Di seguito riecco il fastidioso “Benigni” che canticchia malamente pezzi di “Alzati la gonna” della Steve Rogers Band.

Il signore che imita i personaggi in questione, non accreditato sul disco originale, almeno non nella prima stampa (mentre viene ringraziato nell’edizione tedesca ZYX) come non sono accreditati i pezzi citati (neppure quelli palesemente ricantati) è tale Giorgio Panariello, quello che in anni recenti è stato più noto per aver popolato i sabato sera televisivi della Rai e nella cui biografia ufficiale sul sito web www.giorgiopanariello.it queste prodezze vengono elegantemente omesse. ;-)

Benvenuti nell’inferno sonoro dell’Italian House, anzi dell’ “house demenziale”.

Piccola premessa: si può far incominciare questo breve ed incredibile fenomeno con “The Party” a firma Rubix, alias Robyx, alias Roberto Zanetti, produttore dance di lusso con successi internazionali (da Savage a Ice MC e Double You; tra i lavori più recenti, la produzione di alcuni brani di un suo vecchio amico: Zucchero, con il quale ha tra l’altro realizzato “Baila“).
Questa versione italiana del pezzo dei Kraze era meglio nota come “E non toccarmi il culo, dai!”, dall’incredibile tormentone che una voce femminile ripeteva per tutto il brano (rimpiazzando la mitica vociona urlante della versione originale in inglese).

Baila

Una imitazione italiana di “The Party” molto particolare nacque quando il comico Francesco Salvi si trovò in studio con i suoi produttori per fare un disco nel quale non si sapeva ancora bene cosa mettere. Gli fecero sentire “The Party“.
Salvi incominciò a saltellare e gridare “E’ un diesel!” al posto dell’originale “Hey deejay!”: era nato “C’è da spostare un macchina”, il più incredibile successo commerciale del genere in Italia, pubblicato e ballato anche in Germania e probabilmente anche altrove.

Lo stesso Robyx figurerà come autore di un clone del clone del clone: “Tragica Serata di uno Yuppie in Discoteca” di Jo Kondor in cui un falso Massimo Boldi (!) fa il verso a Francesco Salvi (ma qui il “culo” dell’”originale” Rubix cede il passo ai “meloni” citati dall’assatanato vocalist che in realtà risponde al nome di Graziano Salvatori).

“Judicta”, in maniera impietosa, presenta giri di pianino vagamente simili a quello di Salvi o di Rubix (erano questi gli inizi di quella “piano house” che avrebbe avuto i suoi massimi successi con “Ride On Time” e altri lavori del trio Limoni-Davoli-Semplici a firma Black Box o sotto altri deliranti pseudonimi).
Non solo: a riprova che il lavoro è sucessivo e ben conscio di alcune delle sue fonti di ispirazione, ci sono anche i campioni “Hey deejay!” e “E’ un diesel” seguiti da “Excuse me!” ancora dall’originale di Kraze e poi un “Let’s go, Let’s go” direttamente da “Wap-Bam-Boogie” un lato B dei Matt Bianco decisamente migliore di molti dei loro lati A…
Da precisare che il dj Marco Bresciani che produce “Judicta” poco prima aveva già ampiamente saccheggiato l’acappella dei Kraze in un capolavoro-collage meno noto: “D.I.N.D.O.N.D.E.R.O.” a firma El Chico (autore SIAE, manco a dirlo, Falcus). Il “poco prima” appare rilevabile più che altro dal numero di catalogo (OUT 3133) di poco precedente a quello di “Judicta” (OUT 3149).

In questo contesto di citazioni aperte e campionamenti selvaggi e in libertà si infila Panariello con i suoi clamorosi falsi.
“Judicta” si apre con il nostro che urla “Giuuuudittaaaaaa!” facendo il verso alla voce che apre “Ibiza” dei Don Pablo’s Animals, altro clamoroso successo-collage del periodo.
Il momento più incredibile di “Judicta” è quando il nostro (di nuovo in modalità Benigni) “dialoga” con un sample prelevato di peso proprio da “Ibiza”: la voce originale sembra dire “Hai visto Alessandra?”; Mod. N.4 la ripete più volte e il falso Benigni-Panariello interviene: “No!”. Il sample insiste: “Hai visto Alessandra?”; “Nooooo!” – incalza il comico, che alla terza occasione si fa scappare un “dio bono” e alla quarta richiesta conclude sussurrando “vaffancù…”.

Diteci voi cosa è questo, se non trash sublime e immacolato.

(1 – Continua)

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