Dichiarazioni compromettenti: Bono e la difesa della creatività

Questa che segue è un’aggiunta alla lista di MusicBlob di dichiarazioni potenzialmente imbarazzanti da parte di noti musicisti ed autori nonché operatori del “business” discografico.

La lunghezza e la veemenza delle affermazioni, che vengono dal cantante e leader degli U2 Bono Vox, merita un intervento a sè stante. All’inizio di gennaio Bono si è calato nel ruolo di editorialista ospite del New York Times e ha deciso di condividere le sue “10 idee che potrebbero rendere i prossimi 10 anni più interessanti, sani o civili”. Sono tutte idee che infiammano e coinvolgono il musicista irlandese perché, a suo parere, hanno il “potenziale di cambiare il nostro mondo”.

Dal punto di vista di MusicBlob l’affermazione più interessante è quella che troviamo al secondo posto del suo elenco, in cui chiede di difendere il settore degli audiovisivi e combattere il filesharing.

Quando: 02/01/2010
Bono Vox (Paul David Hewson): un decennio di file-sharing e furto di musica ha reso evidente che a perderci sono i creatori

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La RIAA si sta scavando la fossa? Dialogo informale sul caso Jammie Thomas

Nota: quanto segue è la trascrizione quasi integrale di uno scambio avuto in forma privata (via instant messaging). Lo divulghiamo per rendere pubblici alcuni spunti emersi e per stimolare ulteriori commenti e riflessioni in materia.

Nicola D’Agostino:
stai architett^^preparando qualcosa sul verdetto contro la Thomas[1], spero :)

Nicola Battista:
la sentenza contro la thomas è ridicola veramente
se Universal contro mp3.com[2] finì a 25.000 dollari per brano
perché qui 80?
finirà che è corrotto pure il giudice USA? ;)
perché proprio contro questa poveraccia?

Nicola D’Agostino:
per stabilire un precedente ‘migliore’?

Nicola Battista:
precedente: sì la penso anch’io così
finirà male
finirà a boomerang
io la vedo così
adesso Obama si incazza
questa sentenza segnerà la fine di quel che resta del vecchio sistema.

Nicola D’Agostino:
ne hanno fatte due, quante glie ne rimangono in tribunale?
finisce con la terza? come funziona il sistema USA?

Nicola Battista:
sai che non so quanti gradi di giudizio ci siano in USA?
c’è la Corte Suprema, ecco che c’è
www.eff.org/deeplinks/2009/06/record-labels-awarde
e penso che
a) ci andranno
b) questo manderà (come dicevo io) il vecchio sistema a puttane una volta per tutte.
nota peraltro che la corte suprema è già stata toccata da Obama (che ci ha inserito la prima donna ispanica, originaria di Portorico)

Nicola D’Agostino:
Non so se sarà Obama a dare un taglio alla situazione (non so se possa permettere di esporsi così tanto)
certo è che con la lievitazione del (presunto) valore per brano ‘piratato’ quelli della RIAA[3] si stanno dando la zappa, anzi il banco di missaggio sui piedi ;-)

Nicola Battista:
Obama: si esporrà su questo e su altro, ci scommetto
però ci sono cose più gravi e urgenti prima
se hai un casino in Iran non pensi alla regolamentazione del pubblico dominio. :)

Note:
[1] Capitol v. Thomas – Retrial
[2] UMG v. MP3.com
[3] Recording Industry Association of America

The Pirate Google

the Pirate GooglePensiamo che nella vicenda della causa in Svezia a The Pirate Bay si sia perso completamente di vista l’obiettivo.

Un obiettivo che invece è stato centrato perfettamente da The Pirate Google, una semplice paginetta web apparsa online qualche giorno fa che offre una ricerca personalizzata di Google per file con estensione .torrent.

Si tratta di un’operazione decisamente più eloquente delle centinaia di articoli e commenti apparsi in rete sulla vicenda e sulla sentenza di condanna contro i quattro “amministratori” della “baia dei pirati”.

È essenziale infatti stabilire il principio che The Pirate Bay nonostante il nome e il tema non sia un sito da cui scaricare direttamente alcunché se non una squenza di dati che potrebbe portare a un’opera tutelata.
La tesi degli “amministratori” svedesi è che sono equiparabili a quanto fa Google: sono un motore di ricerca per reperire un formato specifico, un tipo di file presente su Internet, così come si può fare sul servizio di Mountain View scegliendo un’opzione nella ricerca avanzata.

Il .torrent è stato e viene utilizzato per diffondere installazioni perfettamente lecite di nuovi software, così da togliere il carico ai server delle case produttrice e “scaricare” il peso dei bit sulle reti p2p. E poi ci sono migliaia di file legali, opere non protette da copyright: pensiamo ai film completi come Night of The Living Dead, per esempio o a materiali autoprodotti e diffusi dagli artisti.

Certo, il .torrent può essere usato per diffondere contenuti protetti da copyright e spesso nella pratica lo è ma non lo si può etichettare a prescindere come strumento per “piratare” alcunché e tantomeno si può addossare sulle spalle di The Pirate Bay la responsabilità di dati (legali o meno) che vengono messi a disposizione (via Bit Torrent) dagli utenti stessi.

Quel prata di NapsterL’accusa che eventualmente si può fare a The Pirate Bay come a qualsiasi altro sito che facilita la ricerca di Bit Torrent (Pirate Google incluso) è che si tratta di “contributory infringment”, come viene chiamato dagli statunitensi.
Il “contributory infringment” non è qualcosa che esiste in maniera uniforme in ogni paese del mondo, e qui è ancora più labile che nel caso di un software p2p con server centralizzato (es. il vecchio Napster) oppure di chi mette in circolazione un programma (es. eMule) comunque per effettuare filesharing in altre modalità.

Infine: al di là discorsi sulle sedi, intermediari o formati incriminati l’attenzione andrebbe posta su aspetti e strategie che da etichette, editori ed associazioni di categoria sono percepite ancora come scomode se non proprio impensabili: materiali accessibili, formati aperti, prezzi bassi o comunque ragionevoli e un occhio di riguardo alle esigenze presenti (e future) del cliente.

La pirateria si risolve in un solo modo: facendo in modo che non se ne senta più il bisogno.

“Can I Get An Amen?” – un saggio sull’estetica del sampling

“Can I Get An Amen?” è un’installazione audio realizzata da Nate Harrison nel 2004: oggetto di quest’opera, è la storia dell’Amen Break, probabilmente il campionamento di batteria più usato nella storia della musica e sicuramente uno dei più influenti e seminali.

nateharrisoncanigetanamenL’installazione e nello specifico la narrazione, diffusa online sul sito di Harrison e attraverso l’Internet Archive (ma la si trova anche su YouTube), nei suoi circa 17 minuti ripercorre in maniera sapiente la trasformazione di un oscuro assolo di batteria in un ingrediente chiave delle sperimentazioni musicali degli ultimi anni e riflette sui numerosi effetti del suo impiego.

È per questo motivo che abbiamo contattato Harrison e ottenuto l’autorizzazione per una traduzione in italiano di questo documento che si sposa perfettamente con il lavoro che MusicBlob sta facendo: ricostruire, analizzare e divulgare l’evoluzione della musica e l’influsso della tecnologia su di essa e in generale sulla cultura, sul diritto e sul mercato.

Ringraziamo Nate Harrison per l’entusiasmo dimostrato e per l’estrema disponibilità e offriamo una versione in lingua italiana che divulghiamo con la stessa licenza Creative Commons dell’opera originale, Attribution-NonCommercial-ShareAlike perché come si afferma nel saggio “l’innovazione all’interno di una cultura cresce quando il copyright è flessibile”.

Buona lettura.

Di chi sono i cd promozionali?

Se lo chiedeva il 10 agosto 2007 Mike Masnick, su Techdirt: “Chi possiede davvero i cd promozionali?”.
E la domanda non è accademica: c’era allora un caso appena aperto, peraltro chiusosi in tempi abbastanza rapidi, a distanza di un anno circa.
Stiamo parlando di UMG v. Augusto, ossia di Universal Music Group, la prima delle major discografiche, che prima fa rimuovere una serie di aste eBay dello sventurato Troy Augusto, venditore di dischi rari e da collezione, “reo” di aver posto in vendita dei “promo cd” sul noto sito di aste online; poi, non paga di avergli già rovinato gli affari, lo cita in giudizio per violazione di copyright (!) in barba a quella che sarebbe invece una norma fondamentale: la “first sale doctrine“, analoga al nostro “principio di esaurimento” del diritto d’autore.

In pratica, una volta ceduta legalmente una copia fisica del cd, il titolare originale dei diritti non dovrebbe più controllare i passaggi successivi di quella copia; a patto che ovviamente non venga riprodotta illecitamente.
In altre parole: se compro un compact disc e lo rivendo – e non in copia – sono perfettamente in regola, come sarà in regola il nuovo acquirente se un domani deciderà di cederlo a sua volta. L’etichetta che ha prodotto e messo in circolazione il supporto non ha null’altro a pretendere da me o dai successivi acquirenti.

Ma a parte il fatto che l’informatica e le nuove tecnologie hanno creato non pochi problemi a questa dottrina (si pensi al software e alle relative licenze d’uso, che di fatto pongono i programmi per elaboratore fuori dal discorso della “prima vendita” o del “principio di esaurimento”), resta il discorso del cd promozionale: può bastare una dicitura stampata o peggio ancora un’etichetta adesiva “promotional use only” a far dire che quel supporto esula dalla normale dottrina e diviene soggetto a una sorta di licenza d’uso?

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Dichiarazioni compromettenti

Sulla falsariga dello speciale sulla “Fuga dalle major (discografiche)” ecco di seguito una lista di dichiarazioni potenzialmente imbarazzanti proferite negli ultimi mesi da noti musicisti ed autori nonché operatori del “business” discografico.

Nota: le dichiarazioni di seguito sono state tradotte dagli originali in inglese, che potete leggere nel testo pubblicato qualche giorno fa.

Quando: 08/08/2008
Edgar Bronfman (Warner Music Chief Executive): Music Video Games Must Pay More
Dettagli:
[Riferendosi all’utilizzo di musica in giochi come Rock Band e Guitar Hero] “Le somme pagate all’industria musicale, anche se quei giochi sono interamente basati sui contenuti da noi posseduti e controllati, sono sin troppo piccole”
Fonte: Billboard

Quando: 18/06/2008
Gene Simmons (Kiss): I fan hanno ucciso l’industria discografica
Dettagli:
“L’industria discografica è morta [...] È morta e sepolta e purtroppo sono stati i fan. Hanno deciso di scaricare e di fare filesharing.”
Simmons ha inoltre criticato i Radiohead e promesso che i Kiss non avrebbero agito allo stesso modo.
Fonte: Digital Music News

Quando: 13/06/2008
Joss Stone: La pirateria è fantastica. La musica va condivisa. L’unica parte che non sopporto è il business.
Dettagli:
Alla domanda di un reporter su cosa pensasse della pirateria e delle persone che scaricano le sue canzoni da Internet la sua risposta è stata: “Penso sia una gran cosa…” [...] “Sì, mi piace. Penso sia fantastica e ti dirò anche perché,” [...]“La musica va condivisa [...] L’unica parte che non sopporto della musica è il business che ci gira attorno. Se la musica fosse gratuita, llora non ci sarebbe business, solo musica. Quindi, sì mi piace e penso che dovremmo condividere.”
“Per me è ok, se una persona compra non vedo problemi se copia e condivide con gli amici, non mi importa. Non mi importa come la sentono ma solo che la sentano. Poi finché vengono al concerto e si divertono ascoltando lo show dal vivo per me va bene. Non mi importa. Sono felice che la ascoltino.”
Fonte: Todo noticias

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Bollino SIAE: sentenza Schwibbert e i suoi effetti nell’Archivio di MusicBlob

Da qualche giorno sono presenti nell’Archivio Documenti di MusicBlob alcuni documenti relativi alla cosiddetta “Sentenza Schwibbert“.
Oltre alla sentenza stessa, datata 8 novembre 2007 ed emessa dalla Corte di Giustizia delle Comunità Europee sono disponibili tre sentenze della Corte di Cassazione che mostrano gli effetti della sentenza europea sul sistema italiano: di fatto, un’abolizione dell’obbligo di apporre il contrassegno o “bollino” SIAE sui supporti.

Il legale rappresentante della società KJWS srl, che ha sede in provincia di Forlì-Cesena, Karl Josef Wilhem Schwibbert, era stato accusato in base alla legge n.248/2000 di aver posto in commercio cd-rom con opere d’arte di Giorgio De Chirico e Mario Schifano, privi di contrassegno SIAE. Il caso giunge alla Corte di Giustizia Europea e l’8 novembre 2007 ha un esito soprendente: quella relativa al bollino è una “regola tecnica” e non essendo mai stata notificata alla Commissione Europea “non può essere fatta valere nei confronti di un privato”.

Ad aprile 2008: vengono depositate tre sentenze della Corte di Cassazione che menzionano effetti della “sentenza Schwibbert”; anche se tali pronunciamenti fanno riferimento a cd e altri supporti palesemente oggetto di duplicazione abusiva, non è la mancanza del bollino a essere elemento decisivo.

La Magnatune ed i sorgenti della musica

In “Decompilare l’opera: un dialogo informale su musica, spartiti e sorgenti” ci si chiedeva:

cosa fosse il sorgente in campo musicale (a parte lo spartito ovviamente)… nel senso che per es. per le cose che faccio io il sorgente può essere un file .acd di Acid con una serie di campionamenti. Per un altro il sorgente è un file MIDI; per un multitracciato mixato i sorgenti sono le singole tracce audio (singoli file wav, aiff ecc. oppure tracce separate su nastro o altro supporto) per un altro ancora un altro tipo di cosa.

logo MagnatuneÈ una questione che emerge anche da una dettagliata analisi dell’illuminata etichetta discografica indipendente Magnatune.
Fondata da John Buckman, la Magnatune opera online, pratica prezzi flessibili e aggressivi, contempla il filesharing promozionale, si oppone al DRM, permette l’uso del suo catalogo sotto Creative Commons (per fini non commerciali, però) e in generale spinge il concetto di “open music” anche incoraggiando i suoi artisti a rilasciare “il sorgente” delle tracce.

John BuckmanCome fa però notare l’autore dell’analisi della Magnatune, Michael Holloway:
’sorgente” è un concetto importato dalla creazione di software e si riferisce al linguaggio originale del programma. Nel contesto musicale aperto il sorgente può essere lo spartito, il testo, i file MIDI, i campioni o i file audio traccia per traccia che compongono un’incisione

Buckman, che è nel direttivo dell’EFF non può che confermare questa situazione di empasse tecnologico e concettuale

perlopiù perché i musicisti non hanno il sorgente, ce l’ha il tecnico del suono; e inoltre non ci sono file in un formato standard.

ccMixterLa dura realtà è che per ora la Magnatune offre ciò che può e come può, con tracce individuali remixabili
del (solo) 10% dei suoi brani attraverso il servizio-community online ccMixter.org legato a Creative Commons.

Foto di John Buckman tratta da www.eff.org. Loghi di Magnatune e ccMixter tratti dai rispettivi siti web.

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