Bat Out of Hell III: Meat Loaf a caccia di trademark
Articolo di Nicola BattistaTematiche: copyright, indiscrezioni, news
Dal 1977, Meat Loaf ha praticamente costruito la sua carriera su “Bat Out of Hell”, titolo di un album
uscito in quell’anno e dell’omonima canzone composta da Jim Steinman, autore a lungo tempo associato con il suddetto rocker.
Nel 1993 l’immancabile sequel: “Bat Out of Hell II: Back Into Hell” non avrà venduto trenta milioni di copie come il suo predecessore (che è tuttora uno degli album più venduti di tutti i tempi) ma il successo era quasi assicurato.

Gli anni passano e il performer – che nel frattempo ha passato quasi trent’anni della sua vita a utilizzare “Bat Out of Hell” su magliette, dischi, manifesti di concerti e così via – decide di aggiungere un terzo episodio alla serie (sottotitolo “The Monster Is Loose”, uscita prevista: fine ottobre 2006, già prenotabile su Amazon). Jim Steinman però se ne tira fuori: rifiuta un sostanzioso anticipo e costringe il produttore Desmond Child a passare attraverso un editore musicale per potersi quantomeno assicurare l’utilizzo di alcuni nuovi brani firmati da Steinman nel disco.
L’autore ha registrato il marchio “Bat Out of Hell” sin dal 1995, senza aver informato Meat Loaf e – a quanto pare – compilando la domanda in maniera non proprio correttissima, avendo dichiarato che nessun altro ha fatto nel frattempo utilizzo esclusivo di quel marchio (che Meat Loaf già utilizzava da quasi un ventennio).
Così, mentre il disco è già in produzione e si conosce già buona parte della line-up dello stesso (tra gli altri Steve Vai, Nikki Sixx dei Motley Crue, Brian May, nonché Todd Rundgren – già produttore dell’album originale – come arrangiatore delle voci) Meat Loaf cita Jim Steinman e il suo manager David Sononberg dinanzi alla Corte Federale di Los Angeles.

Chissà se Meat Loaf o Steinman hanno mai sentito parlare di Don McLean, l’uomo che asserisce di essere oltre che l’autore ed interprete del classico “American Pie“, anche il titolare dell’omonimo marchio in quanto “creatore” di tale espressione nonché di altre espressioni entrate nell’uso comune quali “The Day The Music Died” (frase contenuta sempre in “American Pie”)?
Dopo una miriade di cause relative a violazioni di copyright, quella delle liti per i trademark sembra una “moda” in ascesa, destinata sicuramente a mietere nuove vittime nei prossimi anni, in un’industria discografica tradizionale sempre più povera di idee e anche di risorse finanziarie.
Sarà un caso, ma proprio in questi giorni si riparla di una fusione di Warner ed EMI, due società che si corteggiano da anni; un’operazione (per molti deleteria) che finirebbe per ridurre a tre il numero delle major del disco.

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