Artisti indipendenti e “pirati” russi: il caso dei Bran Flakes

Articolo di Nicola Battista
Tematiche: copyright, distributori digitali, news, sampling

In cerca di maggiori informazioni sui siti russi di dubbia legalità che trattano musica in formato mp3 (ai quali il sottoscritto ha già dedicato tempo addietro un articolo nel blog di Mytech e una menzione in MusicBlob, ndr), ci siamo imbattuti tempo fa in Mp3cake.com/Mp3fiesta.com e in particolare in una pagina di questo sito dove, curiosamente, si pone in vendita un vecchio lavoro firmato The Bran Flakes, un eccezionale progetto di campionamento e saccheggio sonoro in – oggi rappresentato da Otis Fodder e Mildred Pitt – in circolazione dal 1994 grazie a Internet e prima ancora con cassette autoprodotte e distribuite.

Hey Won\'t Somebody Come and Play

Da ricordare che la controversia legata ai siti russi parte dalla particolare legge di quel paese, che consente una gestione collettiva dei diritti discografici, affidata a società vagamente simili alla nostra SIAE, ma non riconosciute dalle altre società internazionali.

L’assurdità è questa: non solo è strano trovare i Bran Flakes in un sito dedito a “piratare” lavori commerciali di artisti superpopolari, è doppiamente curioso che si sia scelto “I Remember When I Break Down“, apparso su cassetta nel 1996 e brevemente su CD-R (etichetta Ovenguard) nel 1998 e oggi disponibile – gratis – sul sito di una delle etichette legate al gruppo, Comfort Stand, o su Archive.org, distribuito sotto una delle licenze Creative Commons.

Abbiamo segnalato il fatto a Otis Fodder (che ha un passato nel “tape trading”, lo scambio no-profit di registrazioni su cassetta che è stato unpeer-to-peer ante litteram) che nel proprio blog sul sito Happi Tyme commenta: “Non ci siamo mai preoccupati della condivisione, dello scambio o della copia della nostra musica. Sono cose che incoraggiamo.”

Ma l’artista è perplesso: essere piratati a fini commerciali in questo modo è in un certo senso un onore e un’offesa allo stesso tempo.

“Sono piuttosto onorato di essere apparso [in questo sito], ma perché far pagare la gente, quando è disponibile un download gratuito e il CD è fuori catalogo da 8 anni?”

E chiude con un ironico consiglio ai russi: “Sarebbe carino se questi siti di mp3 contattassero prima l’artista… E dico ‘artista’ invece di ‘detentore di copyright’ perché tutta la musica su questa cassetta era campionata, quindi occorrerebbe contattare circa 200 titolari di copyright. Quindi… MP3fiesta, mettiti al telefono e chiedi l’autorizzazione per il materiale di Jeff Lynne, Les Baxter, The Beatles, Steve Martin, George Clinton, The Partridge Family, John Belushi, The Brady Bunch, Raymond Scott, The Three Suns, Mister Rogers, Debbie Gibson, ESG, Charles Grodin, Dr Ruth, Egyptian Lover, e parecchi altri” :-D

  1. Marullo

    ciao, è successa la stessa cosa a me….un mio album autoprodotto è finito non so come nelle loro mani….e vendono ogni traccia a 10 cent….sarà possibile fare qualcosa????

  2. Ciao Marullo,
    da musicista/produttore e consulente sulla proprietà intellettuale, ho tentato il seguente approccio: contattare le società russe che autorizzano tali siti e – se è vero che loro ripartiscono eventuali royalties tra gli autori – piuttosto che tentare un costoso, lungo e complicato scontro legale, ho cercato informazioni per iscrivermi come titolare di diritti e rappresentante di altri titolari (editore musicale/licenziatario di diritti discografici).
    Ebbene: nessuna riposta di alcun tipo dalle famigerate ROMS e FAIR.
    Il problema è proprio questo: il sito per la legge russa è a posto perché asserisce di avere licenza da tali enti, che dovrebbero accettare anche artisti indipendenti come te e liquidare i relativi proventi. Ci sono persino sentenze favorevoli ai vari allofmp3.com e simili.
    Senonché è impossibile avere contatti con questi personaggi (ROMS e FAIR), le poche e-mail ricevute non contengono alcuna informazione utile.
    Non mi arrendo: prima possibile tenterò qualche altro tipo di approccio.

Commenti a “Artisti indipendenti e “pirati” russi: il caso dei Bran Flakes”