Lo scherzo di Reznor

NIN - Strobe Light homeIl primo aprile 2009 Trent Reznor si è divertito annunciando l’uscita di un fantomatico nuovo disco dei Nine Inch Nails, Strobe Light, solo a pagamento, pieno di Drm e infarcito di ridicole collaborazioni musicali.

Se però diamo un’occhiata al calendario noteremo che è praticamente da due anni che Reznor si sta beffando di tutto il sistema del mercato musicale e delle dubbie pratiche di etichette multinazionali e molti distributori digitali.

Nel lontano maggio 2007 aveva ammesso di essere un utente del sito Oink ma soprattutto si era scagliato contro le speculazioni della major che pubblicava i suoi dischi, la Universal. Pochi mesi dopo, a settembre aveva incoraggiato i suoi fan, prima in Cina e poi in Australia, a rubare la sua musica e nell’ottobre dello stesso anno si è liberato dalle major discografiche. E in totale indipendenza da quest’ultime è ormai da più di un anno che produce, pubblicizza, diffonde e vende (tanta) musica.

Davvero niente male come scherzo, no?

Lady Wallace Sings – and kills the traditional music industry

Full discloure, folks: my opinion on her may be biased. I don’t find myself too often writing about a good friend and also someone I am collaborating with on a few music projects in these terms. But there are some good reasons for my online friend and IMVU avatar Lady Wallace to be featured in the news.


Lady Wallace – "Goodbye (Acoustic Version)"Watch the top videos of the week here

Lady Wallace (real name Mary Elizabeth Wallace) joined IMVU.com less than two years ago. She wanted to see if that could be of some use to promote her music, just like her MySpace page. A road many other people have taken (me included ;)) since the Internet gave people a chance to express themselves in music and many other fields.

Her first effort happened to be a music track accompained by a 3d video filmed within the virtual world of IMVU (www.imvu.com), which may be defined as a cross between Second Life or something similar to that, and an instant messaging system. You basically chat in public or private rooms with online friends and everyone is represented by a 3d avatar. MSN Messenger made into a videogame, if you prefer.

Just as in Second Life, independent “developers” create objects for your avatars and your IMVU page: and copyright for these objects stays with their creators, not IMVU Inc. The company lives mostly selling “credits” (just like Linden Labs have their own virtual currency) and those can be used to purchase stuff.

Music soon became an important part of the IMVU scene but 90% of that wouldn’t have been approved by the music industry. It was bits or entire tracks ripped out of cds and then converted to a format suitable for IMVU: avatars would “wear” visible (or invisible) objects containing the tracks and play those for their friends, maybe enjoying dancing in a club that exists only in cyberspace.
The music industry didn’t notice that – IMVU was probably still marginal and well, these days the big labels are pretty much busy with other problems.

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Un piccolo dettaglio chiamato The Null Corporation

Tutti parlano dei lavori rilasciati dai Nine Inch Nails dopo la “fuga dalla major”, ma c’è un piccolo dettaglio rimasto sinora in ombra.
Si chiama “The Null Corporation” ed è la nuova etichetta discografica a cui appartengono le uscite di Trent Reznor in questi mesi del 2008, è citata anche sul canale YouTube della band.

Le uscite ufficiali dell’etichetta, il cui nome rientra nella tradizione minimal-nichilista di Reznor, sono i due lavori “Ghosts I-IV” e “The Slip” nonché il brano che anticipato quest’ultimo, “Discipline”, primo singolo “libero” in assoluto.

La voce di Wikipedia precisa che The Null Corporation rilascia dischi sono solo in forma digitale e che l’etichetta

non opera nello stile delle case discografiche tradizionali e che si accorda con altre compagnie per la creazione di copie fisiche

il che chiarisce come siano state effettivamente prodotte e gestite le versioni in CD e vinile di Ghosts “I-IV” e lo saranno quelle di “The Slip”.

Sempre Wikipedia fa notare The Null Corporation

può essere considerata un’etichetta “di rappresentanza” anche se è gestita interamente dall’artista e non appartiene ad una corporazione

con chiaro riferimento alla precedente Nothing Records, divisione di facciata, ma con i dischi che venivano pubblicati dalla Interscope, del gruppo Universal: un altro piccolo e significativo dettaglio della nuova libertà di Reznor.

Foto tratta dall’account ufficiale su Flickr dei Nine Inch Nails

L’offerta di Reznor

All’inizio dell’ottobre 2007 Trent Reznor, meglio noto come anima dei Nine Inch Nails, si era fatto notare come una delle voci più veementi nella cosiddetta “fuga dalle major”.

Ghosts - copertinaReznor all’epoca non aveva, come i Radiohead, un disco pronto da proporre ma promise che non si sarebbe più affidato alle case discografiche e che avrebbe avuto “un rapporto diretto con il suo pubblico.”
Cinque mesi dopo la promessa è stata mantenuta: la sua nuova uscita, Ghosts I-IV, è stata annunciata con distribuzione indipendente e coordinata tramite il sito web dei Nine Inch Nails.

Al di là della coerenza e del (relativo) coraggio di Reznor, è degna di analisi la strategia di distribuzione con cui Ghosts, che è una raccolta strumentale di ben 36 brani, viene ora proposto. Il musicista ha fatto tesoro della lezione di Internet fondendola con l’esperienza discografica tradizionale. Nella sua prima sortita libera dalle etichette ha puntato sulla diversità dell’offerta, dal gratis all’ipercostoso, implementando per sé e per il suo pubblico le idee delle major e proseguendo al contempo con coerenza rispetto al passato: i dischi dei Nine Inch Nail sono noti per essere estremamente curati nel design e nel packaging nonché disponibili in versioni speciali.

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2007: fuga dalle major (discografiche)

2007: fuga dalle majorDi seguito trovate una timeline degli artisti o band che di recente hanno lasciato le major del disco per distribuirsi da soli, scegliendo di dare gratis la propria musica o di allearsi con nuovi soggetti e in generale assumendo un atteggiamento di rottura rispetto allo status quo dell’industria discografica.

Ogni punto ha date, nomi, riferimenti e una breve descrizione con, se possibile, informazioni aggiuntive sulle strategie nonché eventuali sviluppi.

Quando:: 01/10/2007
Chi: Radiohead
Dettagli:
“InRainbows, ultimo attesissimo album dei Radiohead sarà disponibile per il download dal prossimo 10 ottobre, e già pre-ordinabile online a un prezzo totalmente libero (a partire da 1 centesimo!).”
Fonti:
www.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2007/10/08/nradiohead108.xml

Quando: 08/10/2007
Chi: Nine Inch Nails
Dettagli:
“si sganciano dalle etichette discografiche anche i Nine Inch Nails. Il creatore e leader Trent Reznor, già fattosi notare per le sue posizioni amichevoli nei confronti del filesharing [...] ha annunciato con toni informal-esultanti [...] dopo 18 anni di contratti non intende più affidarsi a case discografiche e che finalmente avrà un rapporto diretto con il suo pubblico.”
Fonti:
www.techcrunch.com/2007/10/08/nine-inch-nails-help-seal-record-industrys-coffin
blog.mytech.it/index.php/2007/10/09/i-nine-inch-nails-sono-liberi/

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2007: escape from (music) majors

Here’s the draft of a timeline of artists or band that recently left major music labels to start releasing or distributing in first person or chose to give away their work or just to side with new industry players.

In the following list you will find dates, names, sources (a small percentage of them may be my pieces in italian) and details of the decision, deal and/or move with (possibly) some additional info or updates.

When:: 01/10/2007
Who: Radiohead
Details:
“Radiohead announced their new album will be exclusively available via their own website. The band’s newest album will cost whatever you decide to pay for it. The album, In Rainbows, will be released on October 10 as a digital download on the band’s Web site. Since it’s no longer tied to a record label, the band can do whatever the hell it wants with its music. So they’ve gone the museum route—donate what you feel it’s worth.”
Sources:
www.telegraph.co.uk/news/main.jhtml?xml=/news/2007/10/08/nradiohead108.xml

When: 08/10/2007
Who: Nine Inch Nails
Details:
“Highly popular Industrial Rock Band Nine Inch Nails have announced that as of today they are free agents, and will not be using the services of a record company in the future.”
Sources:
nin.com/
www.techcrunch.com/2007/10/08/nine-inch-nails-help-seal-record-industrys-coffin
blog.mytech.it/index.php/2007/10/09/i-nine-inch-nails-sono-liberi/

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Distributori digitali – 6 – Libertunes.com

In un panorama strapieno di concorrenti di iTunes, per la gran parte nati o risorti tra il 2004 e il 2005, il californiano Libertunes.com è nuovo di zecca: lanciato il 27 ottobre 2006, il sito si presenta non solo come valida alternativa ai suoi “cugini” più noti come Apple o Napster per la vendita di musica di artisti legati a etichette indipendenti o senza contratto, ma si propone anche come fornitore di servizi “bonus” quali la vendita di “voucher” cartacei (da distribuire ad esempio in occasione dei concerti live) con i quali i fan possono ottenere dei brani scaricabili prepagati.

Logo <a href="http://Libertunes.com" title="http://Libertunes.com" target="_blank">Libertunes.com</a>‘ align=”left” hspace=”8″ vspace=”4″ /> </p>
<p>I brani sono comunque acquistabili anche direttamente dal sito, tramite Paypal. Il prezzo è standard – i canonici 99 centesimi di dollaro a brano – ma, caso  il 100% dell’importo va all’artista (!). Da quel poco che si intuisce dalla home page, il servizio diventerà a pagamento da inizio 2007, ma a pagare (probabilmente una quota annuale o mensile per l’hosting dei brani e per la gestione dei voucher) saranno gli artisti, mentre nessuna percentuale dovrebbe essere prelevata dal ricavato delle vendite.<br />
Tra gli argomenti d’interesse, la possibilità di essere recensiti da una serie di professionisti del settore, da Brett Gurewitz dell’etichetta Epitaph al produttore Atticus Ross (<a href="http://clk.tradedoubler.com/click?p=24373&a=1239519&url=http%3A%2F%2Fphobos.apple.com%2FWebObjects%2FMZStore.woa%2Fwa%2FviewArtist%3Fid%3D466532%26partnerId%3D2003">Korn</a>, <a href="http://clk.tradedoubler.com/click?p=24373&a=1239519&url=http%3A%2F%2Fphobos.apple.com%2FWebObjects%2FMZStore.woa%2Fwa%2FviewArtist%3Fid%3D107917%26partnerId%3D2003">Nine Inch Nails</a>) a Jonathan Davis dei <a href="http://clk.tradedoubler.com/click?p=24373&a=1239519&url=http%3A%2F%2Fphobos.apple.com%2FWebObjects%2FMZStore.woa%2Fwa%2FviewArtist%3Fid%3D466532%26partnerId%3D2003">Korn</a> e (huh?) <a href="http://www.amazon.co.uk/gp/redirect.html%3FASIN=B000001FU6%26tag=musicblob-21%26lcode=xm2%26cID=2025%26ccmID=165953%26location=/o/ASIN/B000001FU6%253FSubscriptionId=0EMV44A9A5YT1RVDGZ82" title="View product details at Amazon">Grace Jones</a>. Il tutto non è casuale (e questa è una piccola “esclusiva” di Musicblob): cercando nel database di Network Solutions si scopre che il domain è intestato a Leopold Ross, fratello di Atticus.</p>
<p>Al momento gli artisti presenti sono una quindicina circa, dal rock alternativo targato Durbage all’ambient/techno isolazionista di <a href="http://www.libertunes.com/artist/artistsdetails.asp?ProductTypeID=104">Model 8250</a> – ma il numero è in aumento.</p>
<p><img src=

Se l’interfaccia è essenziale (manca la complessità dell’Mp3.com originale, la scheda dell’artista somiglia quanto a struttura a una versione più striminzita di una pagina MySpace) c’è da dire che al momento mancano ancora alcuni dati fondamentali: per esempio una pagina di statistiche (quanti brani sto vendendo? Quanta gente ha visitato la mia pagina o ha ascoltato un preview di un pezzo?) e un report sulle eventuali vendite oltre a dati necessari per ricevere un pagamento (qual’è il totale dei brani venduti? Come verrà pagato l’artista? Via Paypal, con bonifico o assegno? A che indirizzo? E’ necessaria una qualche documentazione fiscale, come ad esempio i modelli W8 o W9 richiesti da diversi siti prima di poter effettuare pagamenti ad artisti stranieri e per poter applicare correttamente la ritenuta fiscale prevista dall’IRS, l’Internal Revenue Service, ossia l’ente che si occupa delle tasse in USA?
Di tutto questo finora non c’è traccia, per cui pare curioso fare un comunicato di lancio – anche se non proprio sbandierato ai quattro venti – senza aver pensato a sistemare almeno in parte questo tipo di aspetti.
Per ora, Libertunes.com è troppo giovane per essere già liquidato come fallimento: occorrerà attendere qualche mese ed osservare gli sviluppi della creatura appena nata…

Immagini tratte da Libertunes.com. Immagine di copertina di Model 8250 – Copyright 2006 Kutmusic Italhouse

La pratica del remix e i diritti del remixer:
3/5 – Dall’extended mix alla decostruzione

(segue dalla Parte 2)

Facciamo un piccolo passo indietro: per l’industria discografica degli anni ‘80, il remix è ancora inteso come modificazione/estensione di un brano ad uso delle discoteche. Alcuni artisti pop intuiscono il potenziale di questa nuova forma d’arte tecnologica, ma anche quelli che arrivano a sfiorare il concetto moderno di remix come rielaborazione anche totale di un brano, restano inizialmente limitati nello sviluppo di questa idea ed impiegano diverso tempo per arrivare all’evoluzione dei primi anni ‘90.
Pensiamo ai Pet Shop Boys (Neil Tennant e Chris Lowe), che nel 1984 realizzano un intero album di remix e tentano – tra i primi – la strada del remix su vasta scala. In un’intervista probabilmente risalente alla seconda metà degli anni ’80, dichiarano:

Abbiamo pubblicato l’album di remix “Disco”[1] e abbiamo compreso che si possono fare diverse cose in un missaggio. [2]

Disco Vol.1

Eppure, i due pur affidandosi a produttori di grido, restano legati all’idea dell’estendere ogni brano a twelve-inch mix, un missaggio lungo da pubblicare su vinile o in album che contengano qualcosa in più del brano in forma “condensata” da tre minuti o poco più.
Siamo ancora molto lontani dai lavori creativi che il duo realizzerà nelle vesti di remixer o che altri produttori eseguiranno proprio su composizioni dello stesso gruppo: nel 1989 i KLF realizzano un versione così anarchica e diversa dall’originale del brano So Hard [3] da dover richiamare Neil Tennant in studio a ricantare la propria linea vocale per adattarla alla nuova versione del brano. Il lato B del disco – It must be obvious (UFO mix) – praticamente sopprime l’originale e la sua poderosa orchestrazione, seppellendoli sotto una montagna di effetti sonori volti a simulare uno sbarco di alieni sulla Terra; solo verso la fine di questa piccola sinfonia di rumore spaziale, i KLF consentono al brano originale di riemergere gradualmente. Un altro remix di un brano dei Pet Shop Boys (Liberation) [4] ad opera di E-Smoove, irrita tremendamente Chris Lowe, il cui contributo musicale viene completamente rimosso nella versione remixata.

Un remix di Alex Paterson (The Orb) per i Nine Inch Nails (The Perfect Drug) [5] massacra il brano originale e presenta una decostruzione del tutto nuova dello stesso.

Perfect Drug

Il lavoro è incluso in un cd che raccoglie ulteriori remix di diversi autori ed è non a caso sottotitolato Versions, come a ricordare le ormai quasi rimosse origini caraibiche della pratica; a proposito di questo aspetto, è da ricordare come pure negli anni ’80 diversi produttori italiani di brani commerciali includevano sui lati B dei singoli in vinile delle versioni spesso percepite come poco più di inutili riempitivi, con una sorta di semi-strumentale in cui di tanto in tanto mentre la base ritmica scorreva entravano ed uscivano dal missaggio frammenti di voce o di strumenti. Queste versioni erano normalmente indicate come dub mix.

Un caso estremo è forse 3AM Eternal nelle versioni firmate KLF vs. Moody Boys[6] e realizzate da Tony Thorpe: quest’ultimo dilata il successo dei KLF nel moderno stile dub (non a caso) e il suo nome affianca nei credits quello degli autori originali. Addirittura, nell’ultima versione – sottotitolata Klonk Blip Every Trip – Thorpe non lascia nulla del brano originale al punto da figurare come unico autore.

KLF - 3AM Eternal - credits

Sempre Thorpe compare come coautore della versione remix di Last Train To Trancentral[7] degli stessi KLF, anche’esso del 1991 come 3AM.

KLF - Last Train To Trancentral - credits

Tra i nomi di coloro che per primi hanno fortemente contribuito a modificare il concetto di remix ci sono l’olandese Peter Slaghuis e il duo inglese Coldcut (Matt Black e Jonathan More).
Il primo, poi autore di brani propri con lo pseudonimo Hithouse (traduzione letterale del cognome Slaghuis), nel corso degli anni ’80 realizza remix memorabili come Body Rock di Maria Vidal e soprattutto I can’t wait dei Nu Shooz.

Poolside
Tagliuzza e dilata brani di ogni genere (arriva a manipolare La Isla Bonita [8] di Madonna in tempi a dir poco non sospetti) e ad un certo punto si nota nei suoi lavori l’introduzione di molto materiale originale in fase di remix.

I Coldcut ricreano Paid in full, brano hip-hop a firma Eric B & Rakim, Paid in Full [9] e lo infarciscono di un collage di frammenti altrui in cui poco rimane del pezzo originale; gli interpreti originali sembrano infastiditi da questo pesante lavoro di manipolazione (che Eric B etichetta come “girly disco music”, musica per ragazzine), ma il brano conquista il titolo di miglior remix dell’anno per il DMC (Disco Mix Club). A questo punto si verifica una situazione curiosa ed inedita; i Coldcut si sentono umiliati in più modi: il loro lavoro è stato pagato una cifra ridicola in proporzione al suo valore finale; le royalty vanno tutte agli interpreti originali (che tuttora figurano come unici autori anche del remix) e – per di più – questi ultimi asseriscono di non gradire la versione remixata.
Black e More fanno allora qualcosa di mai visto prima: si reimpadroniscono del materiale utilizzato per la versione remix e lo riciclano come un loro brano, sotto l’ironico titolo Not paid enough (”Non pagato abbastanza”)[10] . Persino l’editore del brano è diverso da quello dell’originale.

(3 – Continua)

[1] Pet Shop Boys, Disco (CD), Parlophone/EMI, 1986.
[2] Pet Shop Boys, Interview Disc (CD), Baktabak Records, Londra, 1989, trad.mia.
[3] The KLF vs. Pet Shop Boys, So Hard (12″), Parlophone, 1989.
[4] Pet Shop Boys, Liberation (CD singolo), Parlophone, 1994.
[5] Nine Inch Nails, The Perfect Drug – Versions, Nothing/Interscope, Los Angeles, 1997.
[6] The KLF present The Moody Boys Selection, 3AM Eternal (12″), KLF Communications, 1991.
[7] The KLF meets The Moody Boys Uptown, Last Train to Trancentral (12″), KLF Communications, 1991.
[8] Artisti Vari, DMC February 87 Mixes 2 (12″), DMC, Slough, 1987.
[9] Eric B & Rakim, Paid in Full (12″), Island, 1987.
[10] Ristampato di recente in quello che sembrerebbe un cd bootleg di provenienza inglese: Cold-cut-outs – A collection of deleted Coldcut classics, su etichetta A Momemt Of Your Time.

immagini dei credits di “3AM Eternal” e “Last Train To Trancentral” tratte da www.discogs.com

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